Il Ministro Giuli annuncia la revisione delle commissioni Cinema: verso nuove regole con decreto del Mic

Il Ministro Giuli annuncia la revisione delle commissioni Cinema: verso nuove regole con decreto del Mic

Il Ministro Giuli annuncia la revisione delle commissioni Cinema: verso nuove regole con decreto del Mic   Photo Credit: Ansa


10 aprile 2026, ore 09:00

La decisione arriva in un clima di crescente tensione, soprattutto dopo mancata assegnazione dei finanziamenti al documentario su Giulio Regeni

Il ministero della Cultura ha avviato una revisione complessiva delle regole che disciplinano la costituzione e il funzionamento delle commissioni Cinema, con l’obiettivo di intervenire su un sistema finito al centro di forti polemiche nelle ultime settimane.

Secondo quanto si apprende da fonti ministeriali, il lavoro è in corso e dovrebbe tradursi in un apposito decreto che dovrebbe ridefinire criteri, procedure e meccanismi di nomina degli organismi incaricati di assegnare i fondi pubblici al settore audiovisivo.

La decisione arriva in un clima di crescente tensione tra istituzioni e operatori del comparto cinematografico, alimentato da un caso specifico che ha rapidamente assunto una dimensione politica. La mancata assegnazione dei finanziamenti pubblici al documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo ha infatti acceso un dibattito acceso sulla trasparenza e sull’indipendenza delle commissioni valutatrici.

IL CASO REGENI E LE POLEMICHE

Il documentario dedicato al ricercatore italiano ucciso in Egitto non ha ottenuto i fondi per cui aveva fatto domanda, una decisione che ha suscitato sorpresa e indignazione in parte dell’opinione pubblica e del mondo culturale.

La vicenda è stata portata all’attenzione nazionale da un’inchiesta giornalistica che ha sollevato dubbi sulla imparzialità della commissione incaricata della selezione. Secondo le accuse, il progetto sarebbe stato escluso non per ragioni esclusivamente tecniche o artistiche, ma per una presunta incompatibilità con l’orientamento politico della commissione nominata dall’attuale governo.

Tali ricostruzioni non hanno trovato conferme ufficiali, ma hanno comunque contribuito a innescare una forte reazione. Il caso ha avuto conseguenze immediate: tre membri di altre commissioni che si occupano dell’assegnazione dei fondi hanno rassegnato le dimissioni, pur non essendo coinvolti direttamente nella valutazione del documentario. Un gesto interpretato da molti come segnale di disagio interno al sistema.

UN MALCONTENTO NEL SETTORE

La vicenda si inserisce in un contesto già segnato da tensioni tra il settore audiovisivo e il ministero della Cultura. Negli ultimi mesi, diversi operatori hanno espresso preoccupazione per quella che ritengono un’ingerenza politica crescente nei processi decisionali legati ai finanziamenti pubblici. Produttori, registi e associazioni di categoria chiedono da tempo maggiore chiarezza nei criteri di selezione, nonché garanzie sull’autonomia delle commissioni.

Il timore diffuso è che il sostegno pubblico possa essere influenzato da logiche estranee alla qualità artistica o al valore culturale dei progetti.


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