Iran: ancora fumate nere tra Iran e Stati Uniti su sponde diverse dello stretto di Hormuz, Trump non accetta l'ultima proposta
Iran: ancora fumate nere tra Iran e Stati Uniti su sponde diverse dello stretto di Hormuz, Trump non accetta l'ultima proposta Photo Credit: Ansa/ABEDIN TAHERKENAREH
28 aprile 2026, ore 16:00
Secondo il Wall Street Journal il presidente degli Stati Uniti farà a breve una nuova proposta, intanto il ministro degli esteri iraniano ha incontrato Putin
Le visioni diverse
L'Iran ha detto che non riaprirà lo Stretto di Hormuz a meno che gli Stati Uniti non revochino il blocco e pongano fine alla guerra. E Trump invece auspica un accordo più ampio che ponga fine al programma nucleare iraniano e affronti anche altre questioni, come il programma missilistico e il sostegno a gruppi armati regionali. Il segretario di Stato Marco Rubio ha aggiunto: «Se ciò che intendono per aprire gli stretti è “sì, gli stretti sono aperti a condizione che vi coordiniate con l'Iran, otteniate il nostro permesso o vi faremo saltare in aria e ci pagherete”, questo non significa aprire gli stretti». Intanto Teheran ha chiesto all'Onu garanzie per evitare futuri attacchi da Israele e Stati Uniti.
Come stoccare il petrolio
L'Iran sta "cercando freneticamente" nuove modalità di stoccaggio ed esportazione del petrolio che produce, dato che il blocco navale imposto dagli Usa nell'area dello stretto di Hormuz sta provocando seri problemi in questo senso alla Repubblica Islamica: è quanto riporta il Wall Street Journal, aggiungendo che, tra i metodi a cui prova a ricorrere, ci sono la riattivazione di 'junk storage', ovvero depositi di fortuna con container "improvvisati" o in disuso, e il trasporto verso la Cina attraverso un corridoio ferroviario. L'obiettivo di queste misure è di "ritardare una crisi infrastrutturale" legata all'impossibilità di esportare il petrolio via mare, spiega ancora il Wsj. Il giornale cita la società di analisi Kpler, secondo cui le esportazioni di greggio e derivati è scesa da 2,1 milioni di barili al giorno in media a 567.000 barili al giorno dopo il 13 aprile, quando è partito il blocco navale statunitense. La stessa società aggiunge che, data la situazione, Teheran ha già iniziato a tagliare la produzione.
