Israele e Usa attaccano l’Iran: missili e raid colpiscono obiettivi militari e civili
Israele e Usa attaccano l’Iran: missili e raid colpiscono obiettivi militari e civili Photo Credit: EPA/GAILAN HAJI
28 febbraio 2026, ore 13:48
Attacchi congiunti delle forze israeliane e statunitensi colpiscono siti militari e istituzionali di Teheran, provocando esplosioni e vittime; tensioni e chiusure aeree in tutta la regione
Le sirene hanno iniziato a risuonare prima dell’alba e, nel giro di poche ore, la crisi latente tra Israele e Iran si è trasformata in un confronto militare diretto, con il coinvolgimento degli Stati Uniti. Raid aerei e lanci missilistici hanno colpito obiettivi sensibili su più fronti, innescando una delle escalation più gravi degli ultimi anni in Medio Oriente.
LE PAROLE DEL MINISTRO DELLA DIFESA KATZ
Secondo quanto annunciato dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, l’operazione è stata concepita come un’azione preventiva per neutralizzare minacce ritenute imminenti contro lo Stato di Israele. Il governo guidato dal premier Benjamin Netanyahu ha attribuito all’offensiva il nome di “Il ruggito del leone”, mentre da Washington l’intervento congiunto è stato ribattezzato “Operation Epic Fury”. Il presidente Donald Trump ha rivolto un messaggio diretto al popolo iraniano, parlando di un “momento decisivo” e annunciando un discorso alla nazione.
COLPITI DIVERSI OBIETTIVI IN IRAN
Le esplosioni sono state segnalate in diverse città iraniane, a partire da Teheran. Tra gli obiettivi colpiti figurerebbero strutture legate all’apparato militare e di intelligence, inclusa un’area del Ministero dell’Intelligence nella capitale. Fonti locali parlano di attacchi mirati anche nei pressi di edifici istituzionali collegati alla Guida Suprema Ali Khamenei, che sarebbe stata trasferita in una località sicura. Colpita anche una zona che ospita uffici governativi legati al presidente Masoud Pezeshkian, rimasto illeso.
L'ARSENALE DI TEHERAN
Secondo ricostruzioni diffuse da media internazionali, tra cui il The New York Times, Teheran disporrebbe di un arsenale di circa duemila missili balistici distribuiti sul territorio nazionale. Le prime stime provenienti dall’Iran parlano di decine di vittime tra le forze di sicurezza, in particolare tra i membri delle Guardie Rivoluzionarie. Fonti non ufficiali riferiscono della possibile morte di alti funzionari militari, ma al momento mancano conferme indipendenti. In uno degli episodi più gravi, un attacco avrebbe colpito una scuola nel sud del Paese, causando numerose vittime civili. Le autorità locali parlano di almeno ventiquattro morti. L’episodio rischia di aggravare ulteriormente la tensione internazionale, alimentando accuse reciproche e richieste di condanna da parte della comunità globale.
ATTACCHI IRANIANI IN ISRAELE, KUWAIT, EMIRATI, ARABIA SAUDITA, QATAR E BAHREIN
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Missili sono stati lanciati verso Israele e detonazioni sono state segnalate nell’area di Tel Aviv. Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato un’operazione denominata “Truth Promise 4”, dichiarando di aver preso di mira interessi statunitensi nella regione. Tra questi, la base della Quinta Flotta americana in Bahrein sarebbe stata oggetto di un attacco missilistico. Esplosioni sono state riportate anche negli Emirati Arabi Uniti, a Riad e a Doha, a dimostrazione di un conflitto che si estende ben oltre i confini iraniani e israeliani.
STOP AI VOLI VERSO IL MEDIO ORIENTE
Le conseguenze si sono propagate rapidamente anche al traffico aereo internazionale. Israele ha chiuso il proprio spazio aereo al traffico civile, una misura adottata a breve distanza da Qatar e altri Paesi dell’area. Numerose compagnie hanno sospeso o cancellato i collegamenti con il Medio Oriente. Tra queste ITA Airways, che ha interrotto i voli da e per Tel Aviv fino al 7 marzo e ha evitato l’utilizzo degli spazi aerei di diversi Stati della regione. Stop temporaneo anche per i collegamenti con Dubai. Analoghe decisioni sono arrivate da Lufthansa, che ha sospeso i voli verso Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil e Teheran, oltre che per Dubai e Abu Dhabi. Turkish Airlines ha cancellato i collegamenti con Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania, mentre altre compagnie low cost hanno annunciato stop immediati per Israele e per alcune città del Golfo. Il quadro resta in evoluzione, con timori di un allargamento ulteriore del conflitto.
