La settimana tappa del Giro d’Italia: dal Golfo di Gaeta alle montagne della Maiella. Tra fascino e fatica

La settimana tappa del Giro d’Italia: dal Golfo di Gaeta alle montagne della Maiella. Tra fascino e fatica

La settimana tappa del Giro d’Italia: dal Golfo di Gaeta alle montagne della Maiella. Tra fascino e fatica


15 maggio 2026, ore 17:30

L’ultimo sforzo dei ciclisti sulle salite del Blockhouse, dal quale si scorge il mare. La partenza tra le rovine romane sulle rive di Formia

GOLFO DI GAETA

Formia è inaspettatamente ricca di storia e di cultura. Sorella meno conosciuta di Gaeta che affaccia sullo stesso golfo, conserva testimonianze del passato ben visili e identitarie risalenti al medioevo e, ancor prima, all’antica Roma. I due torrioni del XIII e XIV sec, iconici per la cittadina, sono la torre Mola e il Castellone. Quest’ultima era la porta di ingresso dell’antica rocca romana. È una delle 12 torri nelle mura che nel Medioevo cingevano e proteggevano il borgo a presidio dell’accesso da nord. Mentre la Mola era la porta di avvistamento sul mare, a difesa dalle incursioni saracene. Fu edificata sopra le più antiche terme romane. Il golfo di Gaeta è stato luogo di villeggiatura amata dai cittadini dell’antica Capitale. Sulla costa ci sono le rovine del porticciolo, delle infrastrutture portuali e delle ville patrizie. Tra queste, la più significativa è forse quella dell’oratore e senatore Marco Tullio Cicerone. 500 mq vista mare, anzi, proprio sulla riva sabbiosa tra Formia e Gaeta. Ne rimane l’impianto architettonico, ma se ne intuisce la spettacolarità. Il politico fu ucciso e decapitato da alcuni sicari mandati dai sodali del rivale Marco Antonio. Cicerone fu sepolto qui, non lontano dalla sua magione. Il suo mausoleo funebre è una torretta nel verde alle porte di Formia, lungo la via Appia. Altra reminiscenza romana è quella chiamata dai formiani il Cisternone. Una cisterna di enormi dimensioni tra le meglio conservate al mondo. Nota a margine, a Formia ha vissuto per 15 anni Pino Daniele, vi creò il suo studio di registrazione personale, i leggendari "Bagaria Studios", dove ha inciso numerosi brani di successo. Il principe Antonio de Curtis, in arte Totò, vi compose la il suo capolavoro musicale Malafemmina.


BLOCKHAUS

Con Blockhaus (termine derivante dal tedesco) si intende un tipo di abitazione a pianta rettangolare circondata da pareti in legno costruite con travi. Ma oggi è la cima su cui arriva la settimana tappa del Giro d’Italia. Le grotte e gli anfratti di queste montagne, dopo l’unificazione d’Italia nel 1861, diventarono il rifugio dei briganti. E ai piedi di una di queste cime, c’è il manifesto della banda della Maiella, un gruppo di malviventi che viveva nella zona dell’attuale parco, scritto sulla roccia che oggi è chiamata la Tavola dei Briganti. “Leggete la mia memoria per i cari lettori. Nel 1820 nacque Vittorio Emanuele Re d'Italia. Prima il '60 era il regno dei fiori, ora è il regno della miseria”. Gli eventi legati all'unificazione italiana videro l'esplodere del brigantaggio, cui fonti diverse hanno attribuito alternativamente valore prettamente delinquenziale, o di rivolta sociale o di movimento armato anti-risorgimentale contro l'annessione delle province del Regno delle Due Sicilie nel nuovo Regno d'Italia. In risposta all'attività delle bande armate sulla cima del monte del Giro venne costruito dai soldati dell'esercito piemontese il fortino Blockhaus, da cui prese il nome questa montagna. La scenografia, comunque, è incantevole. La montagna, meta sciistica, si trova sul versante Adriatico, non lontano dal mare che è ben visibile dal traguardo di questa settima tappa. Guardare il mare da una baita non è un fatto unico, ma senz’altro molto raro e soprattutto molto suggestivo.


Argomenti

  • Giro d'Italia