Lee Cronin - La mummia: trama e recensione del film in uscita oggi nelle sale italiane

Lee Cronin - La mummia: trama e recensione del film in uscita oggi nelle sale italiane

Lee Cronin - La mummia: trama e recensione del film in uscita oggi nelle sale italiane   Photo Credit: Ufficio Stampa Warner Bros. Discovery


16 aprile 2026, ore 09:00

La pellicola finisce per smarrirsi in un horror derivativo, disordinato e senza identità

I titoli dei film sono importanti. Non sono soltanto il primo contatto con il pubblico, ma rappresentano una vera e propria promessa: un’immagine, un’atmosfera, un immaginario che lo spettatore si aspetta di ritrovare sullo schermo. Sono, a tutti gli effetti, uno strumento di marketing potente, capace di incuriosire e attirare in sala.

Proprio per questo, la scelta del titolo La Mummia per il nuovo film di Lee Cronin, da oggi nelle sale italiane, si rivela il suo primo, grande problema. Se poi si considera che, sempre nel titolo, è stato inserito anche il nome del regista, quasi a volersi proporre come un marchio di qualità, i problemi sono ancora più evidenti.

LEE CRONIN - LA MUMMIA, LA TRAMA

Ma di cosa parla questa rivisitazione (a voler essere buoni) de La Mummia? È la storia di una coppia di genitori (Jack Reynor e Laia Costa). La loro vita cambia tragicamente dopo la misteriosa scomparsa della giovane figlia, Katie (Natalie Grace), svanita un giorno nel deserto senza lasciare alcuna traccia.

Gli anni passano, ma il dolore e il senso di perdita restano. Otto anni dopo, quando ogni speranza sembra ormai svanita, accade l’impensabile. Ricevono una telefonata che comunica loro il ritrovamento della bambina. Il suo ritorno, inizialmente vissuto come un miracolo, riaccende emozioni contrastanti. Ma quello che dovrebbe essere un ricongiungimento carico di gioia si trasforma ben presto in qualcosa di oscuro e molto disturbante.

LEE CRONIN - LA MUMMIA, LA RECENSIONE

Negli ultimi trent’anni, il brand de “La mummia” ha avuto un peso specifico importante a Hollywood, evocando un mix ben preciso di avventura, mistero e intrigo archeologico. Dalla travolgente avventura di Brendan Fraser, al reboot malconcio e stanco con Tom Cruise. Decidere di riutilizzarlo significa inevitabilmente confrontarsi con un’eredità ingombrante e con aspettative ben definite. Tuttavia, il film di Cronin ignora la tradizione e i suoi elementi fondamentali, scegliendo di percorrere strade nuove. Il problema è che non riesce mai a costruire una vera identità alternativa. Anzi, finisce per confezionare un insieme disordinato, respingente e profondamente sconclusionato

Sulla carta, l’operazione di reboot si presenta come ambiziosa: rinnovare il mito, spingere il racconto verso territori più marcatamente horror e arricchirlo con suggestioni tratte dai grandi classici del genere. Il problema è che questo equilibrio non viene mai raggiunto. Il film finisce per sbilanciarsi troppo verso un immaginario che richiama apertamente L’esorcista di Friedkin (1973), lasciando invece in secondo piano proprio ciò che dovrebbe definirlo. Più che una reinvenzione de La Mummia, sembra a tratti di assistere a un horror “possessione-centrico” travestito, dove l’eco di altri modelli sovrasta l’identità stessa del film. E anche quando prova a rifarsi a quel caposaldo del genere, lo fa in modo grossolano, privo di misura e di qualsiasi eleganza.

Quei pochi (quasi assenti) elementi legati al mito originale rimangono isolati, incapaci di integrarsi in un disegno davvero coerente. Il film sembra costantemente indeciso su cosa voler essere, senza mai riuscire a costruire una tensione autentica né a evocare quell’atmosfera densa e inquietante che ci si aspetterebbe da un titolo del genere. Questo continuo oscillare finisce per indebolire la narrazione, rendendola disordinata e superficiale.

A pesare ulteriormente è la struttura del racconto: la storia appare frammentata, costellata di falsi inizi, come se il film ripartisse più volte senza mai trovare una direzione definitiva. È un accumulo di spunti che non riescono a svilupparsi pienamente, lasciando la sensazione di una pellicola incompiuta, sempre sul punto di decollare ma incapace di farlo davvero.


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