Nel 2020 hanno chiuso 22mila bar e ristoranti, crollo dei consumi fuori casa, i numeri di Fipe-Confcommercio

Nel 2020 hanno chiuso 22mila bar e ristoranti, crollo dei consumi fuori casa, i numeri di Fipe-Confcommercio

Nel 2020 hanno chiuso 22mila bar e ristoranti, crollo dei consumi fuori casa, i numeri di Fipe-Confcommercio


19 maggio 2021, ore 15:00 , agg. alle 15:13

A metà marzo, alla vigilia delle nuove zone rosse, oltre il 75% delle imprese risultava parzialmente aperto, il 22% era chiuso pur prevedendo di riaprire “un giorno”, il 2% non riaprirà mai più e si andrà ad aggiungere ai bar e ai ristoranti che hanno già chiuso

Oltre 22mila fra pubblici esercizi, bar e ristoranti, hanno chiuso nel 2020. Nello stesso anno, ad aprire sono state 9.190 attività del settore. Il saldo, comunque negativo, è di oltre 13 mila imprese che hanno abbassato le serrande. Sono i dati che emergono dal rapporto ristorazione 2020 di Fipe-Confcommercio.

La spesa alimentare cresce di 6 miliardi di euro nel 2020, ma il crollo dei consumi è da 31 miliardi

Nel periodo di chiusure e lockdown, i consumi domestici degli italiani sono cresciuti, con la spesa alimentare aumentata di 6 miliardi di euro in un solo anno. Un dato che però non compensa le perdite nei pubblici esercizi, che vedono un crollo dei consumi per 31 miliardi di euro. Nel nostro Paese si è speso di meno soprattutto per i prodotti agroalimentari di qualità superiore, dal vino all’olio, consumati solitamente in grandi quantità proprio nei ristoranti che sono rimasti chiusi per diverse settimane. In termini di spesa il raffronto con il passato porta a 26 anni fa, nel 1994.

Sbraga (Fipe): “Persi 243 lavoratori a tempo indeterminato, malgrado il blocco dei licenziamenti”

Lo scorso anno "abbiamo perso 243mila lavoratori a tempo indeterminato, in larga parte giovani e donne malgrado il blocco dei licenziamenti", spiega il vicepresidente di Fipe Luciano Sbraga, che sottolinea: "Molti di loro si sono dimessi per trovare un altro lavoro. Non potevano vivere con la cassa integrazione, spesso pagata in ritardo". Nel mirino del vicepresidente di Fipe finiscono anche i ristori: "Il 23,7% delle imprese non li ha avuti, perché i meccanismi burocratici le hanno tagliate fuori. Codici Ateco, chiusure e altri impedimenti le hanno rese le esodate dei ristori".


Le prospettive per il 2021 e l’indice di fiducia di imprenditori e aziende

Le prospettive per il 2021 sono certamente più rosee rispetto all’anno scorso, anche se quest’anno si è aperto in modo complicato per i pubblici esercizi. A metà marzo, alla vigilia delle nuove zone rosse, oltre il 75% delle imprese risultava parzialmente aperto, il 22% era chiuso pur prevedendo di riaprire “un giorno”, il 2% non riaprirà mai più e si andrà ad aggiungere ai bar e ai ristoranti che hanno già chiuso. Oggi l’84,3% degli imprenditori scommette su una ripresa del settore, strettamente legata però alla fine dell’emergenza. Secondo gli intervistati da Fipe-Confcommercio, il 2021 sarà ancora un anno di fatturati in calo, mediamente del 20%. Il 66% dei responsabili di grandi aziende della filiera prevede una ripresa non prima del 2022-2023, mentre il 27% crede che solo nel 2024 ci sarà una vera inversione del trend.


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