Nello Musumeci a RTL 102.5: “A Niscemi arrivarono campanelli d’allarme, non si è intervenuti”

Nello Musumeci a RTL 102.5: “A Niscemi arrivarono campanelli d’allarme, non si è intervenuti”

Nello Musumeci a RTL 102.5: “A Niscemi arrivarono campanelli d’allarme, non si è intervenuti”   Photo Credit: ANSA/FABIO MURRU


29 gennaio 2026, ore 10:00

“Ora stop ai mutui per i cittadini delle aree colpite”

Nello Musumeci, Ministro per la protezione civile e per le politiche del mare, interviene a RTL 102.5 in merito alla situazione a Niscemi. All’interno di Non Stop News con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro, Giusi Legrenzi e Lucrezia Bernardo.


LA SITUAZIONE A NISCEMI

«È un aggiornamento in costante evoluzione, naturalmente, fino a quando non si ferma la frana. La linea del fronte continua ad arretrare in senso contrario, perché arretra verso il centro abitato e quindi l'area rossa è destinata ad allargarsi se questo fenomeno non si dovesse arrestare. Naturalmente noi pensiamo già dopo perché l'irreparabile è già avvenuto. Per il Governo nazionale e per la protezione civile, è importante intanto consentire alle famiglie che sono state costrette ad allontanarsi, molte delle quali non potranno più tornare nelle loro case, la possibilità di avere presto un tetto dignitoso, un appartamento. Il Governo Meloni lo ha detto con estrema chiarezza: il Comune individui un'area alternativa e noi siamo pronti a investire, come peraltro abbiamo fatto in altre parti d'Italia e lo stiamo facendo in questi mesi a Chieti, dove un quartiere del centro abitato è stato martoriato dalla frana. Quindi c'è un problema di visione e di prospettiva. Io ho costituito un team di tecnici esperti, geologi, ma non solo, per farmi dire in una settimana se ritengono, alla luce delle loro esperienze, se questo fenomeno possa continuare. Perché una cosa è pensare di fermarsi a 150, 170, 180 metri dalla linea del fronte, altra cosa è pensare che lentamente ma inesorabilmente, in 5, 10, 15 anni, questo fronte possa ancora arretrare verso il centro abitato. A quel punto serve responsabilità, serve un intervento in prospettiva, serve una visione che naturalmente va presa in accordo con le autorità locali, che sono le prime responsabili della pianificazione urbanistica».


EVENTUALE UTILIZZO DEI FONDI PER IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

«Sono argomenti da caffè, di sottrarre soldi ad una delle più grandi infrastrutture al mondo, che serve al Mezzogiorno per potersi proiettare con le carte in regola in un Mediterraneo che cambia e che torna a diventare strategico. Questo appartiene al partito del benaltrismo. Ma c'è tanto ancora da fare ed è la cultura che ha accompagnato noi meridionali per tanto tempo, ma non solo nel meridione. I soldi del ponte sono soldi per il ponte, i soldi per la ricostruzione appartengono al dipartimento ricostruzione che fa parte delle mie deleghe e che sono già disponibili. Quindi è un argomento assolutamente pretestuoso di chi storicamente è contrario alle infrastrutture strategiche. Qualcuno magari vorrebbe farci tornare alle palafitte, ma noi abbiamo una visione molto diversa. Per noi l'Italia si proietta nel Mediterraneo in un rapporto nuovo con l'Africa e con i paesi del vicino e Medio Oriente. Quindi un Sud “infrastrutturato”, certo anche con ferrovie adeguate, con autostrade adeguate, ma soprattutto con il facile collegamento che avvenga non in tre ore ma in tre minuti fra le due sponde, possa consentire al Mezzogiorno di avere nei prossimi anni un ruolo strategico. Per Niscemi il denaro è già nel bilancio del dipartimento ricostruzione, noto come Dipartimento Casa Italia, e se non dovessero bastare il Governo sarebbe nelle condizioni di poter recuperare altri fondi. Però bisogna capire quanto serve, quante persone dobbiamo accogliere in questo nuovo quartiere che dovrà nascere in un'area assolutamente sicura e lontana da ogni contesto franoso».


STOP AI TRIBUTI

«Come per tutte le calamità. Naturalmente c'è una sospensione, non un esonero, una sospensione del pagamento delle rate di mutuo, di ogni altra obbligazione, e poi stiamo lavorando con la collega Calderone anche per individuare quali e quanti ammortizzatori servono per quelle aziende, per sollevare quelle aziende che dovrebbero pagare i contributi per i dipendenti e che in questo contesto non potrebbero farlo perché inattive e non operative. Alcune misure credo che siano già alla firma del Dipartimento di Protezione Civile, quindi parliamo di ore, altre hanno bisogno di un provvedimento di legge ed è uno dei temi che affronteremo oggi pomeriggio al Consiglio dei Ministri».


AVER SFRUTTATO LA ZONA NONOSTANTE IL RISCHIO

«Io credo che i casi siano diversi in Italia, dettati un po' da una sorta di fatalismo. “Qui sono nati i miei antenati e qui voglio restare e morire” si dice ancora dalle mie parti. Un po' perché mancavano gli strumenti diagnostici per capire la natura e la patologia del suolo, del terremoto o della fragilità dei luoghi, o anche gli stessi luoghi suscettibili ed esposti a rischio vulcanico, penso appunto ai Campi Flegrei. Un po' perché i geologi sono stati una categoria professionale non sempre valutata e valorizzata per quello che invece meriterebbero. Io mi ricordo che negli anni 60-70 nei comuni, nelle commissioni edilizie, tutte le figure erano presenti tranne quella del geologo. Tutto questo poi col tempo si paga. È chiaro che ci sono responsabilità omissive e commissive nelle varie parti d'Italia, però io credo che la prevenzione sia anche in questo caso essenziale. Non bisogna avere pudori, falsi pudori. Se i sindaci avvertono che il proprio territorio manifesta segnali inquietanti, meglio intervenire prima, come purtroppo non si è fatto a Niscemi, perché l'ultimo campanello di allarme in quella cittadina, che io ben conosco perché contigua alla mia provincia, era del 97. Bisognava allora intervenire, non per salvare il paese, sarebbe stato impossibile, ma per rallentare il processo franoso che invece dopo qualche anno è diventato inesorabile e purtroppo irrecuperabile».



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