Plovdiv-Sofia l’ultima tappa della Grande Partenza bulgara del Giro d’Italia. Due città vicine, ma diverse
Plovdiv-Sofia l’ultima tappa della Grande Partenza bulgara del Giro d’Italia. Due città vicine, ma diverse
10 maggio 2026, ore 18:00
Distano poco più di 150 km, quanto la terza frazione. All’apparenza risultano diversissime la seconda e la prima città della Bulgaria, ma condividono più di quanto non sembri
La storia del paese balcanico incuneato tra Mar Nero, Romania, e Turchia, è più o meno condivisa da tutto il suo territorio. I passaggi di tantissime popolazioni, dai traci ai bizantini, la dominazione durata quattro secoli degli ottomani e la liberazione-così interpretata-operata dall’armata russa, sono i cardini su cui si fonda la cultura e l’urbanizzazione della Bulgaria. Poi, ogni città ha un proprio percorso e un proprio destino che mostra in modi completamente autonomi e differenti. È il caso di Sofia e Plovdiv.
PLOVDIV
Sorge su sette colline, come Roma, e come la capitale del mondo, non è stata costruita in un giorno. È la seconda città della Bulgaria e mostra con orgoglio le tracce di tutti i popoli che hanno perlustrato le sette alture. A porre la prima pietra furono i Traci, 5000 anni a.C.. Ma i macedoni impressero la svolta che trasformò il piccolo campo in un vero e proprio centro militare e snodo economico. Filippo II di Macedonia nel 340 a.C. fu centrale nello sviluppo dell’insediamento, tanto che il decumano prese il suo nome: Filippopolis. Sono i romani, però, a lasciare le tracce più evidenti ancora oggi visibili. Un ampio foro romano che comprende il Teatro eretto nel I secolo d.C. sotto l’imperatore Traiano, e lo Stadio: una struttura che poteva ospitare fino a 30.000 spettatori per assistere alle amatissime corse delle bighe. Oltre a queste vestigia, Plovdiv è anche un centro pieno di vita e di giovani. Ne è la rappresentazione più chiara il quartiere di Kapana. In bulgaro significa trappola, e si snoda attraverso stradine piccole e labirintiche, brulicanti di bar e locali.
Ma la vera chicca sono i palazzetti, bassi e disordinati, coloratissimi e decorati da murales divertenti o misteriosi, che si affacciano sul reticolo di viuzze. La Città Vecchia, più elegante ed ordinata, presenta strade acciottolate e fila di palazzi del Rinascimento bulgaro (1800) tutti completamente restaurati o ristrutturati e che spesso ospitano piccoli musei che mostrano la quotidianità di quel periodo. Il tutto all’ombra di fitti filari di alberi frondosi.
SOFIA
Completamente differente, molto omogenea, a un primo sguardo, fredda e geometrica. È la capitale della Bulgaria dal 1400, è stata completamente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale con un’impronta urbanistica fortemente socialista, secondo i dettami architettonici dell’Unione Sovietica. Sofia è un melting pot di culture che si sovrappongono, testimonianza ne sono i luoghi di culto di differenti religioni -che danno l’idea di una grande tolleranza- , ma, su tutto, una chiara impronta comunista. Oggi, la città, una delle più antiche d’Europa, è pulita e curata, tutta percorribile a piedi con edifici suggestivi e imponenti, ristoranti tipici ed economici e una storia ingombrante. Abitata da una popolazione mediamente molto giovane, la capitale si è guadagnata un posto tra le più interessanti dell’Europa dell’est. Da segnalare la cattedrale ortodossa Alexander Nevski, simbolo della città, le cui campane suonano ogni giorno alle 17 per richiamare i fedeli e le cui cupole, quattro, sono totalmente ricoperte da 9 kg d’oro. Poi la chiesa di Santa Sofia, la più antica, che ha dato il nome alla città. Ha subito varie trasformazioni nel tempo, da moschea a basilica a seconda delle dominazioni. Una storia singolare è quella della statua di Santa Sofia. Nasce sull’incomprensione tra l’artista e il committente, che voleva una rappresentazione della Santa martire della religione cattolica. Lo scultore rappresentò, invece, l’incarnazione pagana della dea della saggezza (Sofia in latino significa saggezza). Oggi questa installazione in bronzo raffigura una donna provocante con un vestito scollato e aderente che mette in mostra le sue virtù e due simboli pagani tra le mani, una civetta e una corona d’alloro, esattamente ciò che la santa non volle indossare, motivo per il quale venne martirizzata.
