Prezzi dei carburanti: ancora aumenti, nonostante la tregua,gasolio a 2,2 euro in Lombardia e Calabria

Prezzi dei carburanti: ancora aumenti,  nonostante la tregua,gasolio a 2,2 euro in Lombardia e Calabria

Prezzi dei carburanti: ancora aumenti, nonostante la tregua,gasolio a 2,2 euro in Lombardia e Calabria   Photo Credit: ANSA /Alessandro Di Marco


09 aprile 2026, ore 14:00

L'OCSE intanto scrive che anche se ci sono fattori positivi,con la disoccupazione ai minimi storici, per l'Italia sarà difficile in futuro il risanamento dei conti

 

Orizzonti economici incerti e preoccupanti, la tregua di due settimane non basta per frenare un meccanismo che porta tante conseguenze che pagano i cittadini europei soprattutto, e che arricchiscono speculatori e gruppi di potere. Le provviste di carburante potrebbero non bastare questa estate a garantire il tratfico aereo, mentre la mannaia è già calata sugli automobilisti.

La situazione in Italia

Non frena l’aumento dei costi alla pompa di benzina. Nonostante il crollo del petrolio, le cui quotazioni mercoledì hanno registrato un ribasso del 16%, i prezzi dei carburanti registrano ancora sensibili rincari sulla rete. Secondo uno studio dell’Unione nazionale consumatori basato sulle medie regionali dei carburanti in modalità self, calcolate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i rialzi maggiori tra il prezzo di ieri e quello di oggi sono per l’Abruzzo, +80 cent per un pieno di 50 litri, l’Emilia Romagna e, medaglia di bronzo, la rete autostradale. Per la benzina, la regione peggiore in termini di variazione del prezzo è sempre l’Abruzzo, poi Emilia Romagna e in terza posizione la Sardegna, a seguire le autostrade.

«Una vergogna. I prezzi invece di scendere, anche oggi, come ieri, continuano imperterriti a salire. Ennesima dimostrazione di come si continui allegramente a speculare sulla pelle degli automobilisti. Oggi, infatti, secondo i dati Mimit, i prezzi dei carburanti, sia del gasolio che della benzina, salgono ovunque, sia nella rete stradale che in quella autostradale» e tra le regioni «in Calabria si sfonda la soglia di 2,2 euro per il gasolio», ha affermato il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona.

Le osservazioni dell’Ocse

Il PIL pro capite italiano è cresciuto nell'ultimo decennio, trainato principalmente dall'aumento dell'occupazione, ma restano ancora aperte diverse sfide su più fronti, dal debito pubblico all'occupazione femminile e alla produttiva in fase di rallentamento. Sono alcune delle indicazioni dell'OCSE all'Italia nella sua analisi dedicata nell'ambito del rapporto "Foundations for Growth and Competitiveness 2026".

Proprio per quanto riguarda la produttività del lavoro, l'Organizzazione ha fatto notare che ha rallentato a causa di una crescita occupazionale che si è concentrata in settori ad alta intensità di manodopera e basso valore aggiunto. L'OCSE raccomanda di rafforzare gli investimenti privati in ricerca e innovazione e di mantenere un percorso credibile di consolidamento fiscale, in un contesto in cui il debito pubblico si avvicina al 150% del PIL (tra i più alti dell'area OCSE) e le pressioni di spesa per difesa, pensioni e clima sono destinate ad aumentare nei prossimi anni.

Disoccupazione ai minimi storici

Nonostante i progressi recenti, con la disoccupazione ai minimi storici e una maggiore partecipazione di donne e lavoratori anziani, i tassi di occupazione italiani restano inferiori alla media OCSE, principalmente per la ancora bassa partecipazione della componente femminile e dei giovani. L'organizzazione indica tra i fattori strutturali la carenza di politiche familiari adeguate, gli elevati cuneo fiscale e contributivo che scoraggiano il ritorno al lavoro dei beneficiari di sussidi, e la diffusione di clausole di non concorrenza (che interessano un sesto della forza lavoro) che frenano la mobilità inter-aziendale. Le raccomandazioni includono l'espansione dell'educazione della prima infanzia, il rafforzamento del congedo di paternità e la riforma degli incentivi fiscali per eliminare le aliquote marginali effettive che disincentivano l'occupazione.

Il PNRR per le riforme

Il documento riconosce che le riforme strutturali hanno accelerato negli ultimi anni, in larga misura trainate dagli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'adozione del piano fiscale-strutturale a medio termine sta contribuendo a ridurre gli spread sui tassi di interesse e i costi di finanziamento per i debitori italiani rispetto ad altre economie dell'eurozona. Sono stati riformati le aliquote IRPEF, gli incentivi alle imprese, l'istruzione tecnica e professionale, e sono state ampliate le detrazioni per i costi di previdenza sociale.


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