Tornerò a insegnare perché è la mia gioia più grande, così la prof accoltellata da un alunno a Trescore Balneario
Tornerò a insegnare perché è la mia gioia più grande, così la prof accoltellata da un alunno a Trescore Balneario Photo Credit: Ansa: Facebook Chiara Mocchi
26 marzo 2026, ore 21:00
Le condizioni di Chiara Mocchi, ricoverata a Bergamo, sono in miglioramento
"Non porto rabbia né paura nel cuore, tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili perché questa resta la la mia gioia più grande". Sono le prime parole di Chiara Mocchi, la 57enne prof di francese accoltellata ieri al collo e all’addome a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, le cui condizioni sono in miglioramento. "Questa ferita deve diventare un ponte verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito forse senza sapere perché", si legge ancora nella lettera dettata dalla docente dal suo letto di ospedale.
Chiara Mocchi nella lettera rivolge un ulteriore pensiero ai suoi studenti: "Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò. So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio".
Infine la docente si rivolge ai colleghi e ai soccorritori: “"Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte. Al personale dell'elisoccorso, che ha bloccato un'emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con una lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma. Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia".
Il 13enne che ha sferrato i fendenti aveva annunciato in diretta social le sue intenzioni. L’adolescente, che era consapevole di non essere imputabile per via della giovane età, aveva anche condiviso alla vigilia dell’aggressione, da lui intesa come una sorta di vendetta, l’immagine dell’arma: un lungo coltello da combattimento, con lama seghettata. Da ieri sera lo studente di terza media si trova in una comunità protetta. "Il ragazzo potrebbe essere stato fortemente influenzato da terzi". È il timore espresso in serata dal legale della famiglia.
