Venezia 73, The Bad Batch e Tommaso

Venezia 73: The Bad Batch e Tommaso

Venezia 73: The Bad Batch e Tommaso


06 settembre 2016, ore 17:18 , agg. alle 19:08

Il film di Ana Lily Amirpour in concorso a Venezia fatica a decollare. Applausi per la commedia di Kim Rossi Stuart

Stamane si è tenuta l'anteprima stampa di The Bad Batch, nuovo film di Ana Lily Amirpour, la regista inglese di origine iraniana che mi aveva colpito con il suo primo lavoro: A girl walks home alone at night.

Questa nuova pellicola racconta la storia di una comunità di cannibali che vengono relegati in un'area non meglio precisata nel deserto degli Stati Uniti. La nostra eroina si chiama Samantha, è una ragazza di circa vent'anni che viene introdotta nel perimetro dalla polizia di frontiera. Non ci viene fornito nessun dettaglio in più del perché lei sia lì, se non che è considerata per l'appunto un "bad batch" (letteralmente "lotto difettoso"). Dapprima vittima, riuscirà poi a liberarsi e a desiderare la vendetta per quello che le è stato fatto, penetrando pian piano in questa dimensione surreale del mondo e trovando un suo posto in esso.

Se lo volessimo categorizzare il film della Amirpour sarebbe un western distopico con punte di pulp. È un incontro tra un film di Tarantino e la realtà di Mad Max. I riferimenti guardando il film paiono piuttosto chiari. Il punto è, però, che attinge a piene mani da questi generi, ma non catalizza per sviluppare la storia. Il personaggio dell'eroina dannata e vendicativa prende, ma la conclusione del personaggio rimane sospesa, uscendo così dalla sala senza aver inquadrato precisamente il ruolo della bellissima Suki Waterhouse. 

Manca totalmente una storia di background, ci sono alcuni riferimenti sparsi qua e là nella pellicola, ma non abbastanza per costruirsi in testa un'idea più precisa di quel mondo fantastico. Rischia di diventare solo un film che narra della lotta tra due fazioni contrapposte, senza capire l'oggetto del contendersi. Ho trovato invece interessante lo sviluppo e il twist finale delle ideologie delle due fazioni: dapprima sembrano divise tra buoni e cattivi, ma proseguendo nel percorso narrativo, vedremo ancora una volta che le prime apparenze, spesso tradiscono.

Una cosa però è molto riuscita di questo film: la fotografia. È davvero bella. Pulita, colorata nella maniera giusta, rispecchiando così le sensazioni che prova il personaggio di Samantha in ogni momento.

Molto azzecato anche il ruolo di Jim Carrey, una specie di narratore errante, che per la prima volta sullo schermo non dice nemmeno una battuta. Scritto bene anche il personaggio di Rockwell, interpretato da un ingrassato Keanu Reeves, carismatico leader e sacerdote sprituale di una delle due fazioni in lotta nel deserto.

Non aggiungo altro. Mi aspettavo molto di più da questa pellicola, che almeno sulla carta pareva ancora più cupa e grottesca, rivelandosi invece qualcosa di non molto preciso.

Passiamo oltre.

Oggi è stata la prima volta anche per il nuovo film di Kim Rossi Stuart, fuori concorso. Qui ammetto di essere arrivato prevenuto in sala, in quanto il suo scorso film, Anche libero va bene, non mi era piaciuto in molte sue parti. L'avevo trovato registicamente immaturo.

Questa volta ho voluto prenderlo a scatola chiusa: sono entrato in sala senza sapere di cosa parlasse, né a che genere appartenesse. Sapevo solo una parola: Tommaso.

Tommaso è un attore quarantenne davanti a una crisi esistenziale. Perché si trova sempre a disagio con le sue partner? Perché è sempre scontento di ciò che lo circonda? Perché non riesce a ritrovare e a vivere gli eventi con gli occhi del bambino che è in tutti noi? Cosa gli impedisce di emozionarsi?

Riesce a trovare due donne all'apaprenza perfette (interpretate da Jasmine Trinca e Cristiana Capotondi), ma la sua metà non è completa. Arrivata quella "giusta", qualcosa succederà e lo costringerà a credere che sia impossibile che torni di nuovo ad avere un rapporto emozionale con una Lei.

È una commedia che in partenza pare semplice e scontata, ma lentemente, come un diesel, trova un suo binario ben definito, fino a chiosare su un finale surreale e perfettamente azzeccato con l'espressione tematica del film. Lo stesso Rossi Stuart pare inizialmente giocare con se stesso che interpreta un attore, ma viene poi rapito dal gorgo in cui la storia lo trascina, diventando così ancora più credibile.

In conferenza stampa il regista ha detto un'affermazione che ho trovato azzeccata, rapportando le sue due opere: Anche libero va bene era un'opera decisamente di pancia, comunicava un'urgenza. Questa invece è un gioco cerebrale carico di ironia che va a parlare direttamente alla testa del pubblico.

Dall'8 settembre Tommaso sarà in 150 sale italiane.


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