Ventisette anni fa l'arresto di O.j. Simpson, accusato di aver ucciso l'ex moglie e un giovane che era con lei

Ventisette anni fa l'arresto di O.j. Simpson, accusato di aver ucciso l'ex moglie e un giovane che era con lei

Ventisette anni fa l'arresto di O.j. Simpson, accusato di aver ucciso l'ex moglie e un giovane che era con lei


17 giugno 2021, ore 11:00

Prima della cattura, Simpson fuggì seguito dalle telecamere di tutta l'America

Un matrimonio finito

Nicole Brown e il campione di football americano O.J. Simpson si erano sposati il 2 febbraio 1985, cinque anni dopo il ritiro di Simpson. La coppia aveva avuto due figli, ma, dopo sette anni e dopo un'accusa di violenze coniugali, l'unione era terminata con un divorzio. Poco dopo la mezzanotte del 13 giugno 1994, Nicole Brown Simpson e il venticinquenne Ronald Lyle Goldman furono trovati uccisi di fronte al condominio dove la Brown risiedeva a Los Angeles. Nicole, che era andata a cena con la madre, aveva telefonato al locale per segnalare che la donna aveva dimenticato sul tavolo i suoi occhiali da sole. Ron Goldman, un cameriere, si era quindi offerto di riportarglieli. La donna fu uccisa con 12 coltellate, l'uomo con 20. Entrambe le vittime erano morte diverse ore prima di essere ritrovate. I due figli di Nicole e O. J. dormivano in casa al momento del crimine. Le prove trovate e raccolte sulla scena del crimine portarono la polizia a sospettare di Simpson, su cui gravavano precedenti denunce da parte della moglie per maltrattamenti domestici.


Il primo e il secondo arresto

Quando la Polizia cercò di rintracciare O.J. Simpson scoprì che aveva preso un volo diretto a Chicago alle 23.45 di quella sera. Una volta appresa la notizia il campione rientrò a Los Angeles e fu arrestato per essere rilasciato alcune ore dopo. Simpson assunse come avvocato Robert Shapiro. Nel giardino dove erano state trovate le vittime, furono rinvenute macchie di sangue compatibili con quello di Simpson e fu quindi formulata esplicitamente l'accusa di duplice omicidio di primo grado. La mattina del 17 giugno, la polizia telefonò a Shapiro, informandolo delle accuse a carico di Simpson e chiedendo che si consegnasse spontaneamente entro le 11. Shapiro si recò a casa dell'amico Robert Kardashian dove O. J. Simpson aveva passato la notte e ricevette una seconda telefonata in cui gli veniva esplicitamente richiesto il luogo in cui il suo assistito si trovava. Quando la polizia giunse sul posto, Simpson non c'era, era fuggito insieme all'amico ed ex compagno di squadra Al Cowlings. La polizia si mise sulle tracce dei due fuggitivi e intercettò la Ford Bronco bianca di Cowlings sull'Autostrada 405, diretta verso la Contea di Orange. Iniziò così un lento inseguimento sulle autostrade di Los Angeles, ripreso in diretta TV e seguito da circa 75 milioni di telespettatori. O. J., che aveva con sé una pistola, minacciò più volte di suicidarsi e poi decise di tornare a casa sua. Cowlings scese dall'auto, mentre Simpson rimase ancora in macchina per circa un'ora, minacciando di uccidersi, finché non si arrese e fu arrestato.


Il processo

Al processo, Simpson affidò la sua difesa a una squadra di legali di altissimo prestigio, per questo ribattezzata dream team. La strategia dell'accusa puntava prevalentemente a dimostrare il carattere violento di Simpson, facendolo apparire come un cattivo padre e marito. La difesa puntava invece a sfatare la credibilità delle prove raccolte a carico dell'imputato, ma soprattutto introdusse un elemento che via via sarebbe diventato il filo conduttore dell'intera linea difensiva: la discriminazione razziale. Simpson era ricco e famoso, ma, soprattutto, nero, e per questo i poliziotti coinvolti, prevalentemente bianchi, secondo la difesa l'avrebbero voluto incastrare. Quanto al sangue rinvenuto nell'auto e sotto le unghie delle vittime, la difesa riuscì a dimostrare che il test del DNA non era stato effettuato attenendosi scrupolosamente alla procedura raccomandata dai manuali. Il 3 ottobre 1995, dopo 253 giorni di processo, la giuria emise il verdetto in meno di quattro ore, sentenziando l'innocenza di O.J. Simpson. In sede civile però il verdetto ribaltò quello penale e giudicò Simpson responsabile dei due omicidi e assegnando alle loro famiglie un risarcimento di 8,5 milioni di dollari. La giuria impose a Simpson anche il pagamento di altri 25 milioni di dollari quale risarcimento danni punitivi alle due famiglie delle vittime, per un totale di 67 milioni di dollari.
 

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