Commercio: è allarme chiusure per i negozi medio piccoli, tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi 103 mila esercizi
Commercio: è allarme chiusure per i negozi medio piccoli, tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi 103 mila esercizi Photo Credit: ANSA/MATTEO CORNER
25 gennaio 2026, ore 19:00 , agg. alle 21:37
Confesercenti pubblica i risultati di un rapporto sullo stato del commercio, i piccoli chiudono ma aumenta la superficie commerciale complessiva è aumentata del 7%, perché crescono i grandi centri commerciali
Da tempo la crisi del commercio di prossimità è un fatto conclamato. Un dato che viene riportato da Confesercenti che sottolinea l'allarme desertificazione: alimentari, negozi di giocattoli e ferramenta sono quelli più a rischio di chiusura e che rischiano di incrementare il triste fenomeno delle serrande abbassate.
Scomparsi in 14 anni più di 103 mila esercizio commerciali
I negozi sono sempre meno ma diventano più grandi. Confesercenti fa il conto: tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi oltre 103mila negozi, ma la superficie commerciale complessiva è aumentata del +7,4%, grazie all'allargamento della dimensione media dei punti vendita, passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, un balzo del +23,8%. Un processo di ristrutturazione trainato dalla convergenza verso il formato medio: diminuiscono botteghe e micro-negozi e, allo stesso tempo, si ridimensionano le maxi-superfici del retail.
A rischio il commercio di prossimità
Le botteghe arretrano. La trasformazione non è indolore, soprattutto per l'imprenditoria indipendente: i negozi micro fino a 50 mq diminuiscono di oltre 72mila unità, quelli tra 51 e 150 mq si riducono di oltre 42.700 esercizi. Crescono, invece, i formati "medi": i negozi tra 151 e 250 mq aumentano (oltre mille punti vendita e 300mila mq in più) e tengono quelli tra 251 e 400 mq tengono la posizione (-246 esercizi). "Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente 'diminuendo': si sta riorganizzando", è il commento di Nico Gronchi, presidente Confesercenti. "I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: micro e piccoli formati scompaiono e le maxi-superfici si ridimensionano. La riorganizzazione, però, ha un costo, e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che per dimensione garantivano specializzazioni - giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato - e che costituiscono un punto di riferimento per la comunità. Per questo servono politiche che tengano insieme due obiettivi: fermare la desertificazione e accompagnare la crescita e l'evoluzione di chi può investire e innovare. La rigenerazione urbana è il punto d'incontro. Occorre riportare funzioni nei quartieri, rendere accessibili e attrattive le vie, fornendo strumenti concreti per le imprese"
