Donne e sonno: dormono meno e peggio degli uomini e, dopo i 50 anni, va anche peggio Photo Credit: ANSA FOTO
10 giugno 2026, ore 08:00
Addio ai sogni d'oro per le donne che passano gli anta: secondo gli studiosi riposano peggio degli uomini
Le tradizionali otto ore di sonno notturno, raccomandate per garantirsi equilibrio e benessere, appaiono sempre più come un miraggio. Diversi studi internazionali convergono su risultati opposti. Il 16% della popolazione mondiale soffre di insonnia, il 60% degli americani e il 50% degli europei sembra non dormire a sufficienza. Questo e altri dati sono stati analizzati nel corso di un workshop, dedicato, dal titolo "Sogni d'oro" che si è tenuto nell'ambito della quattro giorni del Sanidays, a Roma, nella seconda metà di maggio.
Le donne dormono peggio degli uomini
Tra i dati più interessanti quelli che riguardano la differenza della qualità del sonno tra uomini e donne. In particolare il riposo peggiora dopo i cinquant'anni. La durata del riposo femminile diminuisce con l'età, mentre gli uomini tendono a dormire di più. E non finisce qui: sul fronte della qualità del sonno le disuguaglianze di genere si fanno più evidenti e preoccupanti, osservano gli esperti: i risvegli dopo l'inizio del sonno interessano già il 15% delle donne sopra i 40 anni, percentuale che sale al 35% a 60 anni, più del doppio. Il tempo di addormentamento superiore a 30 minuti - 3 o più volte a settimana - riguarda il 33% dell'universo femminile contro il 23% degli uomini. I risvegli notturni ricorrenti colpiscono il 31% delle donne e solo il 16,7% degli uomini. Non mancano le differenze anche sul fronte dei sogni disturbanti - 23% delle donne contro 10,3% degli uomini - e del dolore notturno: il 14% delle donne contro il 4,3% degli uomini ne soffre 3 o più volte a settimana. Le conseguenze sono gravi: le apnee notturne determinano una carenza di ossigeno intermittente con disfunzione del sistema nervoso autonomo, alterazione dell'architettura del sonno e cambiamenti delle strutture cerebrali, evidenziano gli esperti.
Apnee notturne: rischi cognitivi maggiori per chi ne soffre
Ricerche recenti hanno dimostrato che le apnee aumentano il rischio di declino cognitivo del 12% e che una compromissione cognitiva è presente nel 55% dei pazienti con apnee moderate o severe. Esiste inoltre una relazione bidirezionale con la proteina beta-amiloide: l'ipossia cerebrale intermittente e la frammentazione del sonno favoriscono la neuroinfiammazione, il deposito di proteine tossiche nel cervello e uno stress ossidativo che determina un invecchiamento cerebrale accelerato. Inoltre, spiegano ancora gli esperti, dormire meno di sette ore a notte, può essere associato a una riduzione dell'aspettativa di vita, in misura inferiore al fumo, ma con un impatto superiore a dieta e sedentarietà. Ecco perché per gli esperti, i disturbi del sonno possono essere considerati un problema di salute pubblica.
