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Giro d’Italia Women, Demi Vollering vince la quinta tappa. Van der Breggen resta in rosa

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Author image Valentina Iannicelli

03 giugno 2026 alle ore 20:26, agg. alle 20:28

Vollering vince in volata sul traguardo del tappone dolomitico

LA GARA

È una volata lunga di Demi Vollering a decidere la quinta frazione, i 146km da Longarone a Santo Stefano di Cadore. Un percorso frastagliato, con continui saliscendi e ben quattro Gran Premi della Montagna. L’olandese ha dominato lo sprint ristretto a quattro, anticipando Anna Van der Breggen, la tedesca Antonia Niedermaier e la canadese Isabella Holmgren. Quinta, a 15 secondi di distacco, Elisa Longo Borghini, che in salita ha sofferto ma limitato i danni. Leader della clasifica generale resta, quindi, Anna Van der Breggen. Domani si torna a respirare su un tracciato pianeggiante, con i 159km da Ala a Brescello. Appuntamento per la partenza in Via Brigata Mantova, ad Ala.



VAJONT SANTO STEFANO DI CADORE

Partenza della frazione da Longarone.

Alle 22:39 del 9 ottobre del 1963 gli uomini di Longarone erano riuniti nei pochi posti pubblici che avevano a disposizione un televisore per vedere la partita di Coppa dei Campioni Real Madrid Glasgow Rangers. Ad un tratto Longarone si è spenta. Un blackout totale. Poi un boato, il cielo si è illuminato e un vento violento ha aperto porte e sbattuto finestre. Era l’aria spostata da un’immensa massa liquida che veniva giù dalla valle del Vajont. 270 milioni di metri cubi di acqua si sollevarono per un’enorme frana che precipitò a velocità impressionante dal monte Toc all’interno del bacino artificiale dietro la diga. Un’onda alta oltre 250 metri avvolse Erto e Casso sulla sponda opposta, si sollevò oltre lo sbarramento in cemento armato e si scagliò giù per la vallata. Dietro il suo passaggio non lasciò nulla. Solo desolazione, morte e dolore. Nei giorni successivi, si diffusero le immagini del disastro… uomini e donne che vagavano in un paesaggio quasi lunare, nel fango e nella melma, alla ricerca di scampoli della vecchia vita, trascinati via come detriti dalla violenza distruttiva dell’onda del Vajont. Santo Stefano di Cadore, l’arrivo di oggi, stempera il passaggio a Longarone. I suoi bellissimi paesaggi dolomitici donano riposo e serenità agli occhi. A 900 metri di altezza, all’incrocio tra un torrente d il fiume Piave, Santo Stefano è accoccolato tra i pendii delle montagne. Il legame profondo con la tradizione ladina lo impiglia ai capisaldi della sua cultura, basata su agricoltura e uso del legname.

L’artigianato del legno è stato per secoli il fondamento economico del piccolo centro montano sulle Dolomiti bellunesi. Infatti, il paese fu un importante centro per la lavorazione e il commercio di tronchi, con numerosi mulini e laboratori artigianali.

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