Governo, Daniela Santanché si difende: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, è odio contro di me”

Governo, Daniela Santanché si difende: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, è odio contro di me”

Governo, Daniela Santanché si difende: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, è odio contro di me”


Intanto missione-lampo di Giorgia Meloni a Varsavia nella doppia veste di premier e di presidente dei ‘Conservatori e riformisti europei (Ecr)’. Obbiettivo: rinsaldare la partnership con Mateusz Morawiecki in vista della lunga campagna verso le Europee

"Sono qui a riferire perché ho preferito non far pesare al Governo le conseguenze di una campagna di vero e proprio odio nei miei confronti. Affermo sul mio onore che non sono stata raggiunta da alcun avviso di garanzia, per scrupolo ho chiesto ai miei avvocati di verificare. Ho anche estratto il certificato dei carichi pendenti, risulta non ci siano annotazioni nei miei confronti". Daniela Santanché respinge al mittente con vigore le accuse piovute nelle ultime settimane e nell'attesa informativa al Senato il ministro del Turismo ha riferito circa il servizio di Report sulle presunte irregolarità nella gestione imprenditoriale delle sue aziende, in particolare Ki Group e Visibilia, e sugli articoli che si sono susseguiti sulla stampa in merito a questa vicenda, per la quale le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni.

La ‘verità'

"Vi dico la verità: stamattina è accaduto qualcosa che va oltre la mia vicenda e che dovrebbe allarmare tutti voi senza distinzione di appartenenza partitica o politica - ha esordito la ministra, citando un articolo de il Domani che parla di indagini nei suoi confronti - Questa mattina il Domani afferma che invece sarei indagata, sia pure segretamente". "E snocciola informazioni, mescolando dati noti e altri oscuri, senza minimamente indicare alcuna fonte. Ebbene, delle due l'una - ha aggiunto - O il giornale mente sapendo di mentire e sceglie proprio questo giorno, quello del mio intervento in aula per una classica imboscata per colpire proditoriamente un ministro del governo contro cui giornalmente si scaglia, oppure prendo anche in considerazione l'ipotesi secondo la quale il Domani ha avuto notizie che io non ho e che nessuno potrebbe lecitamente avere, ma questa sarebbe un'ipotesi ancora più grave. Il Senato dovrebbe agire contro queste sporche e schifose pratiche".

La mistificazione

Santanché, che ha parlato di una "strumentalizzazione politica" e di una "mistificazione della realtà", ha anche spiegato come si sia presentata in aula principalmente per difendere il proprio onore e quello di suo figlio. Le sue risposte nel merito, come ha precisato, sono in qualità di imprenditrice: "Per trent'anni dal mio gruppo nessuno mi ha mai accusato di nulla. Mai ho avuto favoritismi, mai li ho cercati - ha rivendicato - Non mi sono mai appropriata di nulla che non mi appartenesse, né mai ho abusato delle mie posizioni apicali delle aziende e sfido chiunque a dimostrare il contrario". "Ho fatto ricorso agli strumenti messi a disposizione di tutte le imprese dalle leggi ancora vigenti - ha spiegato in un altro passaggio della sua informativa - Essere un imprenditore e anche un politico non significa che sia proibito fare ricorso alle leggi vigenti, ma non ho avuto favoritismi così come nemmeno deve esserci una indebita penalizzazione ad personam".

La chiusura

In chiusura, Santanché ha smentito anche le accuse circa una multa da pagare: "Io non ho nessuna multa da pagare, lo dico chiaramente - ha attaccato - Ci vuole ben altro per farmi cambiare umore, oppure a diventare triste. Sono una persona felice e mi fermo qui per carità di patria, non odio il mondo e se mi guardo allo specchio mi piace l'immagine che vedo. Alla fine di tutto ciò restano note di colore sul mio abbigliamento, sulle case, sulle mie amicizie, sui nomignoli che mi sono stati attribuiti. Per il resto, se ho commesso errori ho già pagato, animata da una sola solida certezza - ha concluso - Vale a dire che gli organi giudiziari italiani funzionano bene al di là dei tempi forse eccessivamente lunghi".

Meloni

Intanto Giorgia Meloni è stata oggi a Varsavia per una missione-lampo, nella doppia veste di presidente del Consiglio e di presidente dei Conservatori e riformisti europei (Ecr) con l'obiettivo di rinsaldare la partnership con Mateusz Morawiecki e di rassicurare il partito in vista della lunga campagna verso le europee del 2024. In sostanza, per la premier la famiglia dei conservatori non si divide, anzi deve essere "rafforzata" dialogando con i partiti "compatibili" ma senza snaturarsi. Con Morawiecki (e Viktor Orban) Meloni aveva avuto un confronto venerdì a margine del Consiglio Ue, cercando una 'mediazione' - fallita - per evitare lo stop di Polonia e Ugheria alle comunicazioni sul tema dei migranti. Sulla questione, ha assicurato oggi al termine di un incontro di circa un'ora al Palazzo sull'isola, la posizione di Roma e Varsavia: "credo sia sostanzialmente la stessa: vogliamo fermare la migrazione illegale". "Capisco perfettamente quello che dice l'Italia: i confini devono essere protetti in modo forte", ha confermato il premier polacco. Tra i due, ha garantito la presidente del Consiglio, c'è una "posizione condivisa" nella "totalità o quasi totalità delle questioni", tanto che nei Consigli Ue basta "uno sguardo" per capirsi. Una sintonia che Meloni ha voluto ribadire poco dopo, intervenendo alle giornate di studio organizzate dal gruppo Ecr. Una rassicurazione che, evidentemente, è stata ritenuta necessaria, a fronte del dibattito in corso per tentare di arrivare a un'alleanza tra Ppe ed Ecr per superare la "maggioranza Ursula". Proprio nei confronti di Morawiecki e del suo partito PiS c'è un 'veto' da parte di settori rilevanti dei popolari, a partire dall'ex leader Donald Tusk, che sarà proprio l'avversario dell'attuale primo ministro alle elezioni politiche di autunno. "E' fondamentale che il PiS e Morawiecki continuino a governare questa nazione, è fondamentale per la nostra famiglia politica ma anche per l'Europa", ha scandito Meloni, garantendo che "quelli che pensano che ci possiamo dividere si stanno illudendo".

Vox

La premier ha poi ribadito il suo sostegno anche a Vox, impegnata nella campagna elettorale per il voto del 23 luglio in Spagna. "La loro campagna - ha detto - mi ricorda molto la nostra, vedo utilizzate le stesse parole d'ordine, le stesse accuse, gli stessi tentativi di spaventare i cittadini ma so che non funziona perché ci sono già passata. Sono convinta che riusciranno ad affermare Vox". Proprio la storia di Fdi, per Meloni, può dare "forza e speranza" ai conservatori: la storia di un partito che "quando è nato è stato dato per spacciato" ma che ha poi "disatteso tutti i pronostici" e oggi guida un governo con cui "l'Italia è obiettivamente rispettata a livello internazionale" e "abbiamo dati che dicono che economicamente cresce più di Francia e Germania". Davanti alla platea Ecr la premier non ha fatto cenno all'ipotesi (da lei caldeggiata) di un'alleanza con i Popolari, limitandosi a sottolineare la necessità di un dialogo con altri soggetti. "Possiamo contagiare molte altre persone, dobbiamo avvicinare tutti i partiti compatibili con la nostra visione, ma soprattutto rafforzare la nostra famiglia", ha spiegato, aggiungendo che "comunque vada i conservatori dovranno essere determinanti dopo le elezioni europee". Il continente, per Meloni, ha bisogno di Ecr, in particolare in una fase complessa come l'attuale, perché "mentre il campo della sinistra è il campo dell'utopia il campo del reale è il campo dei conservatori". "Noi siamo sempre state persone libere ed è esattamente questa la ragione per la quale faremo quello che va fatto, e cioè restituire un'anima e un'identità a questo nostro continente", ha concluso.

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