Esecutivo, Draghi ribadisce la linea pro-Ucraina, mentre Di Maio saluta il M5S, Conte, e se ne va

21 giugno 2022, ore 19:00

Il partito di Grillo subisce l’ennesima nuova scissione, ma senza dubbio la più clamorosa e la più dolorosa: quella dell’attuale ministro degli Esteri. I nuovi gruppi parlamentari si chiamano “Insieme per il futuro”. Di Battista: “Ignobile tradimento”

Da un lato nelle sue comunicazioni al Senato, il premier conferma la posizione dell’esecutivo sul conflitto ucraino, dall’altro lato il M5S, che subisce l’ennesima nuova scissione, indubbiamente però la più clamorosa e la più dolorosa, quella di Luigi Di Maio.


Draghi

Da parte sua dunque Mario Draghi ha negato preoccupazioni per Palazzo Chigi e ha ribadito l’esigenza dell’unità e che "il governo italiano insieme ai partner dell’Ue e del G7 intende continuare a sostenere l'Ucraina come questo Parlamento ci ha detto di fare". Per Draghi le sanzioni servono a far sedere la Russia al tavolo del negoziato e stanno funzionando mentre l'Italia non smette di "sostenere la diplomazia e di cercare la pace". E alla fine è stata raggiunta anche l'intesa sul testo della risoluzione di maggioranza, a sottoscrivere l'accordo anche il M5s. Nel documento, approvato dal Palazzo Madama con 219 sì, si parla fra l'altro di iniziative di de-escalation militare e maggiore coinvolgimento delle Camere.


Di Maio

Intanto è in corso al Senato e alla Camera una raccolta di firme per costituire gruppi autonomi di parlamentari che fanno capo al ministro degli Esteri Di Maio. Il M5S viaggia così verso una nuova scissione: sarebbero infatti già 35 i parlamentari che hanno aderito all'iniziativa. Il nuovo gruppo parlamentare guidato dal ministro degli Esteri si chiamerà "Insieme per il futuro". Per costituire un gruppo a Montecitorio servono 20 deputati in base al regolamento. Ma sarebbero molto più di venti i deputati e almeno sette i senatori pronti a seguire Luigi Di Maio nella scissione del Movimento 5 stelle. «Puntiamo a 50», spiega una fonte parlamentare. E fino ad ora sarebbero 46 le firme tra Camera e Senato. Tra i deputati, sono usciti i nomi di Gianluca Vacca, Sergio Battelli, Alberto Manca, Caterina Licatini, Luigi Iovino, Andrea Caso, Davide Serritella, Daniele Del Grosso, Paola Deiana, Filippo Gallinella, Francesco D’Uva, Vincenzo Spadafora, Iolanda Di Stasio, Cosimo Adelizzi, Carla Ruocco, Marialuisa Faro, Vittoria Casa, Gianluca Rizzo, Mattia Fantinati, Generoso Maraia, Patrizia Terzoni, Pasquale Maione, Giovanni Luca Aresta, Maria Pallini, Andrea Giarrizzo, Chiara Gagnarli, Nicola Grimaldi, Luciano Cillis, Elisabetta Barbuto, Anna Macina, Marianna Iorio, Luca Frusone, Giuseppe D’Ippolito, Silvana Nappi ed Emanuele Scagliusi. Tra i senatori invece ci sarebbero i nomi di Emiliano Fenu, Fabrizio Trentacoste, Daniela Donno e Antonella Campagna, oltre a quelli di Vincenzo Presutto, Primo Di Nicola, Sergio Vaccaro e Simona Nocerino. Per quanto riguarda il governo a dire addio al Movimento sarebbero Laura Castelli (MEF), Anna Macina (Giustizia) e Dalila Nesci (Sud).


I commenti

Il primo commento lo fa l’ex collega Alessandro Di Battista. Su Facebook scrive: «Della nuova scissione del Movimento 5 stelle (e della nascita del nuovo gruppo “atlantisti e europeisti” o “moderati e liberali”, non mi importa nulla. Ho lasciato il Movimento esclusivamente per questioni politiche quando venne presa la decisione scellerata (e suicida) di entrare nel governo dell’assembramento. Ciò che avviene oggi è soprattutto frutto di quei giorni. Un movimento nato per non governare con nessuno ha il diritto di evolversi e governare con qualcuno per portare a casa risultati. Non ha alcun diritto di governare con tutti per portare a casa comode poltrone. Si chiama ignobile tradimento. Non senso di responsabilità. Forse adesso, e soltanto adesso, alcuni attivisti del Movimento stanno comprendendo le ragioni delle mie scelte passate (e anche di quel che dicevo in passato)». Poi arriva il commento via Twitter di Matteo Renzi, leader di Italia Viva: «Oggi finisce la storia del Movimento 5 stelle. È stata una esperienza politica che abbiamo combattuto perché secondo noi faceva male al Paese. Ora che il grillismo è scomparso, come avevamo previsto, basta così. Non parliamone più. Torniamo alle cose serie, torniamo alla politica». Matteo Salvini ai giornalisti ha detto che i casini a casa M5s rallentano il lavoro della politica. «A me interessa zero lo scontro Di Maio-Conte. A me interessa lo sconto benzina, luce e gas. Non entro nelle beghe degli altri partiti, sicuramente avere un ministro degli Esteri che non rappresenta manco il suo partito è problematico».

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Tags: Conte, Di Maio, Draghi, M5S

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