I migliori libri da leggere della settimana, tra “Lucciola”, “Loro che non dormono”, “L’altra mamma ” e “L’ultimo turno”

I migliori libri da leggere della settimana, tra “Lucciola”, “Loro che non dormono”, “L’altra mamma ” e “L’ultimo turno”

I migliori libri da leggere della settimana, tra “Lucciola”, “Loro che non dormono”, “L’altra mamma ” e “L’ultimo turno”


17 maggio 2026, ore 08:00

Nuovo quartetto di titoli in evidenza questa settimana, tra ritratti di epoche passate, gialli tra mito e realtà, horror ad alto tasso di suspense e gialli che ci trasportano nella Grande Mela

La pagina del calendario si ferma nuovamente sul giorno della domenica, e questo significa che è tornato per noi il momento di passare in libreria. Tante le novità che si alternano sugli scaffali, pronte a solleticare gli appetiti letterari più disparati.

Un “mare magnum” in cui è spesso difficile orientarsi, e in cui proviamo a fornire una bussola settimanale con la nostra rubrica dedicata ai migliori libri da leggere del momento. Uno spazio che, di quattro titoli in quattro titoli, si muove tra le pubblicazioni più recenti, come guardando ai titoli su cui ci siamo soffermati negli ultimi appuntamenti – “Rivelazione”, “Anna non dimentica”, “La coinquilina” e “L’arte della resistenza”, o ancora con “Wittgenstein urlava a scuola”, “Una moglie devota”, “L'erba cattiva non muore mai” e “Il dilemma di Eva”.

Nella selezione di questa settimana trovano posto:

- "Lucciola" di Natalia Litvinova (La nave di Teseo)

- "Loro che non dormono" di Dolores Redondo (Rizzoli)

- "L'altra mamma" di Josh Malerman (Giunti Editore)

- "L'ultimo turno" di Chris Pavone (Feltrinelli Editore)

LUCCIOLA, LA VITA AI TEMPI DI CHERNOBYL

La prima escursione tra i migliori libri da leggere del momento ci porta a confronto con una storia vera. La storia racchiusa tra le pagine di questo volume si sviluppa infatti intrecciandosi con un evento che ha sconvolto un paese, e il cui riverbero ha avuto un impatto sulle vite anche oltre i confini del paese stesso in cui tutto è accaduto.

Si intitola “Lucciola” ed è il libro di Natalia Litvinova pubblicato da La nave di Teseo. Un racconto che riavvolge il nastro di diversi decenni – quattro, per essere precisi – e riporta il calendario indietro al 1986. È in quell’anno, precisamente poche ore dopo l’inizio della giornata del 26 aprile, che il nome di Chernobyl si è tristemente impresso nella storia dell’umanità. I test notturni che portarono all’esplosione, all’1.23, del reattore quattro della centrale nucleare hanno spezzato migliaia di vite (per quanto quelle “certificate” dai media locali siano meno di un centinaio) e continuano a condizionare l’ecosistema della zona.

È qui che troviamo la protagonista del libro, nata poco fuori Chernobyl proprio nel 1986. Una vita “contaminata” inevitabilmente dalle conseguenze del disastro di cui sopra, una catastrofe che non si limita alle radiazioni. Ci sono infatti le vite sospese, quelle di chi è costretto a vivere in zona, dovendo fare i conti con una tragedia quotidiana dove la miseria è una compagna sempre (fin troppo) presente.

Eppure c’è chi prova a ricostruire una forma di normalità, che nel libro prende forme mutevoli dai volti femminili. Un pacchetto di personaggi eterogeneo e con storie ben definite, custoditi con cura dall’autrice che si fa portavoce: quelli tra le pagine sono infatti racconti “prelevati” dalla memoria e dal silenzio della madre. Un libro che, con il giusto mix di elementi, tra finzione e mito, porta alla luce frangenti di vita paradossalmente resi bui da un singolo, estemporaneo bagliore.

LORO CHE NON DORMONO, UN MISTERIOSO CASO TRA MITI DAL PASSATO E SEGRETI CONTEMPORANEI

Spostiamo la nostra lente d’ingrandimento sul secondo dei titoli inclusi nella lista di questa settimana dei migliori libri da leggere del momento. Il focus vira nuovamente sulla narrativa di finzione, cuore pulsante della nostra rubrica domenicale, nonché foriera di tantissimi spunti di lettura differenti, capaci di muoversi in direzioni spesso agli antipodi. Questo è possibile grazie all’inesauribile genio e alla verve degli autori e delle autrici che tirano le fila delle trame.

Come nel caso di Dolores Redondo, che troviamo sugli scaffali grazie a Rizzoli con il suo “Loro che non dormono”. Un racconto che vive di elementi fictional, ma che abbraccia anche l’ambìto ambito (perdonate il gioco di parole) dei miti, da sempre ispiratori dell’umanità. D’altronde, se vogliamo, sono proprio loro a nutrire da tempo immemore la necessità di storie dei lettori, da prima ancora che la stampa imprimesse su carta a imperitura memoria i racconti, e questi venivano tramandati solo oralmente. Con le aggiunte e le modifiche del caso, nel più classico dei “telefoni senza fili”.

Tra le pagine troviamo Nash Elizondo, psicologa forense che si occupa di cercare proprio miti e leggende. È la fine di febbraio del 2020, poco prima che il mondo conoscesse cosa vuol dire la parola “pandemia”, e a lei tocca un’escursione nel ventre della terra nelle valli della Navarra, a ridosso dei Pirenei. Ad attirarla un mito popolare che tramanda di stregonerie e morti violente che si perdono nel tempo, per quanto parlino anche una lingua attuale.

È lì che trova il corpo di una diciottenne scomparsa da quelle parti pochi anni prima, un caso che è passato in giudicato con una condanna per omicidio. Nonostante il tempo passato, per la protagonista le indagini si riaprono, con nuove piste che potrebbero portarla a scoprire pericolose verità: realtà e superstizione si intrecceranno in modi che potranno costare caro. A maggior ragione in una zona rurale dove ogni cosa – e ogni persona – sembra essere collegata all’altra: la posta in gioco è molto alta.

L'ALTRA MAMMA, A OGNUNO I SUOI SCHELETRI (E NON SOLO) NELL’ARMADIO

Si dice che non si debba giudicare un libro dalla copertina, in senso reale e metaforico, perché la sostanza può riservare sorprese – belle o brutte che siano – che vanno ben oltre la pura forma. C’è da dire che capita spesso, anzi, spessissimo che tra i titoli inclusi nella selezione settimanale dei migliori libri da leggere l’abito faccia il monaco eccome.

Esauriti i modi di dire, concentriamoci sui fatti: “L’altra mamma” di Josh Malerman, pubblicato da Giunti Editore nella collana “M” inquieta già solo dalla copertina. Ed è qualcosa che è già capitato in altre circostanze, come in occasione dell’uscita dei titoli di Jason Rekulak (“Teddy” e “Il matrimonio”) o dei numerosi autori che trovano le copertine “ruvide” (per contenuti, ma anche per la consistenza al tatto) della collana di cui sopra ad avvolgere le loro creazioni. Più che lecito addentrarsi quindi nella lettura con il giusto grado di curiosità.

Ad attenderci troviamo una storia che inquieta – analogamente a quanto accade nel succitato “Teddy” – per la giovanissima età di uno dei personaggi principali. Lei è Bela, otto anni, e trova il proprio personale rifugio nella famiglia: mamma, papà e nonna Ruth. Tutto normale insomma, se non fosse che la notte, prima della nanna, dall’armadio esca una presenza che lei stessa definisce “l’altra mamma”. Nulla di preoccupante, se non fosse per l’attitudine di questa entità a parlarle mentre è intenta a… fluttuarle sopra.

Negli ultimi tempi la presenza è diventata più presente e pressante di quanto già non fosse prima, con una domanda che non smette di ripeterle: “posso entrare nel tuo cuore?”. L’assenza di una risposta positiva rende l’altra mamma meno gentile, e a farne i conti, in potenziali incidenti domestici, potrebbe essere il resto della famiglia. Le sue certezze sono destinate a crollare quando, sicura di poter contare sull’aiuto dei parenti, scopre che a loro volta anche questi ultimi hanno i loro scheletri nell’armadio. Un horror dal ritmo perfettamente calibrato, che sa tenere con il fiato sospeso come un buon libro di questa categoria deve essere in grado di fare.

L'ULTIMO TURNO, SI CHIUDE UNA PORTA E SI APRONO… DRAMMI PERSONALI

Siamo quasi giunti ai titoli di coda anche per l’appuntamento odierno con i migliori libri da leggere della settimana. Prima di salutarci è doveroso concludere con il quarto e ultimo titolo indicato in apertura dell’articolo, chiamato a comporre il consueto poker di titoli. Ed è un racconto dalle potenti suggestioni, garantite dalla location sempre molto ambita da chi ama viaggiare e spostarsi verso occidente.

Si intitola "L'ultimo turno" ed è il libro di Chris Pavone, portato in Italia da Feltrinelli Editore, che ci proietta verso New York. La “grande mela” è sempre foriera di grandi suggestioni, oltre che di ispirazioni che trascendono il tempo e lo spazio. Basti pensare a quante, tra pellicole cinematografiche e serial televisivi (oltre che libri e fumetti, chiaro) trovino tra le sue strade e tra le mura dei suoi edifici la location perfetta per le narrazioni. E l’endorsement dal New York Times, evidenziato anche in copertina e che lo “elegge” tra i migliori gialli dell’anno, non fa altro che accrescere la curiosità verso questo titolo.

Tra le pagine troviamo Chicky Diaz, amatissimo portiere del Bohemia. Siamo nell’Upper West Side di Manhattan, e questo è il palazzo più prestigioso della zona: non a caso è scelto come residenza dalla crème de la crème della città, dalle star ai (quantomeno) milionari. E sono proprio questi ultimi, con i loro drammi personali (come si dice? “Anche i ricchi piangono”, giusto?, ndr) ad animare la scena, una volta entrati in casa e dopo aver chiuso la porta. Dalla donna che scopre l’origine della ricchezza del marito, che per questo odia ancor più di quanto già non facesse prima, al critico d’arte che deve fare i conti con una dura realtà.

A fare da contraltare alla facoltosa fauna dei piani elevati, nei sotterranei della struttura c’è il personale dalla spiccata multiculturalità – composto com’è da afroamericani e ispanici. Che a loro volta sono col fiato sospeso per l’uccisione, a pochi isolati di distanza, di un uomo di colore da parte della polizia. Un evento che, ovviamente, ha i suoi strascichi in termini di sdegno manifestazioni in città. Cosa c’entra in tutto questo il Chicky Diaz citato poco fa? È tutto da scoprire, in un giallo che sa “giocare” con tematiche contemporanee dosando alla perfezione il ritmo della narrazione.


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