I migliori libri da leggere della settimana, tra “Piccola guerra perfetta”, “L’alba dei leoni”, “Le vere amiche ci sono sempre” e “Il banditore”
I migliori libri da leggere della settimana, tra “Piccola guerra perfetta”, “L’alba dei leoni”, “Le vere amiche ci sono sempre” e “Il banditore” Photo Credit: "Il banditore" di Joan Samson, Neri Pozza
08 marzo 2026, ore 08:00
Un parterre di autrici nella festa della donna, con racconti ispirati a una storia vera, grandi saghe che ritornano, il potere salvifico dell’amicizia e un horror rurale d’altri tempi
È arrivato u nuovo fine settimana e, con esso, anche una nuova occasione per muoverci agilmente tra i migliori libri da leggere. La domenica è quel giorno in cui ci spostiamo tra gli scaffali delle librerie, in cerca delle novità più stuzzicanti approdate di recente sul mercato editoriale.
Un vero e proprio slalom gigante, considerando la mole importante di titoli che, senza sosta, provano a imporsi all’attenzione di lettori e lettrici. Parliamo di libri come “Maledetti uomini”, “Cinque benedizioni per un matrimonio”, “Il cuoco giapponese” e “Il potere della psicologia nera”, o ancora “Scrivere lettere d'amore prima di dimenticare come si fa”, “Il Messia di Stoccolma”, “L’uomo marchiato” e “I delitti di Rue Du Luvre”.
Un nuovo quartetto di produzioni letterarie è pronto a finire sotto la nostra lente d’ingrandimento. E, nel giorno della festa della donna, la scelta è ricaduta su quattro autrici che hanno visto i loro titoli atterrare sugli scaffali proprio in queste settimane. Focalizzeremo infatti la nostra attenzione su:
- "Piccola guerra perfetta" di Elvira Dones (La nave di Teseo)
- "L'alba dei leoni" di Stefania Auci (Nord)
- "Le vere amiche ci sono sempre" di Robyn Carr (HarperCollins)
- "Il banditore" di Joan Samson (Neri Pozza)
PICCOLA GUERRA PERFETTA, LE CONSEGUENZE DI UN CONFLITTO VISTE DAL BASSO
Partiamo con la nostra rassegna domenicale dedicata ai migliori libri da leggere estratti tra le recenti pubblicazioni editoriali con un titolo fortemente contemporaneo per un duplice motivo. Il primo, come anticipato in apertura dell’articolo, per la firma femminile dell’opera. Il secondo è relativo ai contenuti che trovano posto tra le pagine, e che strizzano (tristemente) l’occhio a uno scenario che sta divenendo sempre più tangibile, giorno dopo giorno, in diverse parti del mondo.
Si intitola "Piccola guerra perfetta" ed è il libro di Elvira Dones pubblicato da La nave di Teseo. Un romanzo che fa girare le lancette all’indietro di oltre un quarto di secolo, fermandole al 1999. In quell’anno, precisamente il 24 marzo, la NATO lanciava l’offensiva aerea che mirava a rispondere alla politica di pulizia etnica perpetrata dall’allora presidente della Serbia e della Repubblica Federale di Jugoslavia, Slobodan Milosevic, ai danni dei musulmani in Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo. Un’offensiva, quella della NATO, denominata proprio come il titolo del romanzo, e che si concluse il 12 giugno di quello stesso anno.
Un’incursione che avrebbe dovuto essere una sorta di “guerra-lampo”, almeno nei piani di chi l’aveva ideata, ma che in realtà si protrasse per un periodo di tempo non proprio brevissimo. E che, ovviamente, portò in dote gli inevitabili e fisiologici contraccolpi sulla popolazione locale. Un lasso di tempo di poco meno di tre mesi che viene raccontato dall’autrice del libro, che attinge all’esperienza di tre donne, Hana Rea e Nita, che vivono il conflitto sulla propria pelle.
Quasi tre mesi in cui tutto va in pezzi, in cui ogni bene di prima necessità – anche un po’ di pane e l’acqua – sono un miraggio a cui tendere per sopravvivere. Storie di resistenza quotidiana che, come dicevamo qualche rigo più su, rappresentano il vissuto odierno per milioni di persone che, in diverse parti del mondo, devono fare i conti con le atrocità della guerra.
L'ALBA DEI LEONI, RITORNO AGLI ALBORI DELLA SAGA DEI FLORIO
Quello dei migliori libri da leggere è un appuntamento che guarda spesso alle proposte che arrivano da oltreconfine. Più che lecito, considerando la proporzione inevitabilmente sbilanciata tra novità letterarie estere, che arrivano da tantissimi paesi diversi, e quelle che nascono dalla penna di autori e autrici nostrani. Eppure non sorprende – e non deve farlo – se tra i titoli della selezione settimanale spuntano anche nomi italiani. A maggior ragione se questi ultimi si sono ritagliati, nel corso del tempo, una propria (folta) community di appassionati, pronti a lanciarsi nuovamente tra le pagine delle storie che hanno amato.
È sicuramente questo il caso di Stefania Auci, che torna sugli scaffali con “L’alba dei leoni”, pubblicato da Nord. I più navigati tra coloro che bazzicano le librerie avranno già da tempo drizzato le antenne in vista dell’uscita del volume in questione. Dal genio dell’autrice trapanese è nata infatti la Saga dei Florio, che si è andata a comporre rispettivamente de “I leoni di Sicilia” (2019) e “L’inverno dei leoni” (2021).
Un ritorno sugli scaffali più che atteso, considerando anche il tempo intercorso dall’ultima apparizione. Cinque anni in cui questo nuovo capitolo della serie è stato plasmato, pronto a riportare indietro le lancette e a trasportare i fan della saga alle origini, a quando tutto è cominciato. È il 1772, un tempo precedente alle vicende narrate nei due titoli precedentemente citati, e a Bagnara Calabra troviamo la famiglia Florio. Un manipolo di uomini e donne che, nonostante le tante difficoltà da affrontare, non mancano di tirare avanti con il sudore della fronte e tanta determinazione.
Uno scenario, insomma, ben distante da come i personaggi vengono rappresentati nelle precedenti (o meglio, successive, guardando alla linea temporale, ndr) apparizioni. Eppure questo è un ottimo modo, per l’autrice, di esplorare in maniera differente un ecosistema che ha catturato l’attenzione di milioni di lettori in tutto il mondo. E le atmosfere uniche sono state omaggiate anche da una serie tv ad hoc, “I leoni di Sicilia”, disponibile in streaming sulla piattaforma Disney+.
LE VERE AMICHE CI SONO SEMPRE, IL GRANDE POTERE SALVIFICO DELL’AMICIZIA
Continuiamo la nostra celebrazione delle autrici femminili, nella giornata dedicata alla festa della donna, con un’altra penna che arriva dagli Stati Uniti, pronta ad animare a sua volta lo spazio dedicato ai migliori libri da leggere della settimana. Una penna più che autorevole già soltanto guardando alla fulgida carriera, che l’ha vista tirare le trame di cinquanta storie in altrettanti libri.
Quello che finisce in quest’occasione sotto la consueta lente d’ingrandimento risponde al nome de “Le vere amiche ci sono sempre”, il romanzo di Robyn Carr che arriva in Italia grazie ad HarperCollins. Un titolo che sostanzialmente è già una dichiarazione d’intenti in merito alle tematiche che si troveranno tra le pagine. Non ci sono stravolgimenti che tengano, e infatti il racconto ci porta subito al cospetto di quattro donne legate tra loro da un forte sentimento di amicizia. E questo al netto delle inevitabili differenze, caratteriali e di percorsi personali, che ognuna di loro è stata chiamata ad affrontare nel corso della propria vita.
C’è Gerri, che ha dovuto mettere in discussione un matrimonio che riteneva inattaccabile e inappuntabile, sbagliando però nelle proprie valutazioni. C’è Andy, che era pronta a chiudere il cuore in soffitta e a dichiarare finita la propria “carriera sentimentale”, e che però è chiamata a fare i conti con imprevedibili novità in merito. Ancora, c’è Sonja, il cui equilibrio personale è compromesso dalla decisione del marito di mollare tutto. E infine c’è BJ, new entry tutta da scoprire, considerando la riservatezza dietro cui è asserragliata, ma che si appresta a mostrare una forza insospettabile.
Un racconto di forza e resilienza che vedrà le quattro donne dover fare ricorso a tutte le proprie risorse per affrontare le asperità e le imprevedibilità della vita. Un mare in tempesta in cui il sostegno reciproco può essere uno strumento formidabile per non finire per essere portati alla deriva. Perché la vera amicizia crea legami indissolubili.
IL BANDITORE, C’È CHE DICE NO (E NE PAGA LE CONSEGUENZE)
Chiudiamo la nostra rassegna settimanale dedicata ai migliori libri da leggere – in quest’occasione con un parterre esclusivo di autrici – con un titolo che si muove su linee narrative differenti rispetto a quelle delle precedenti firme chiamate in causa. In particolare a cambiare è il genere di riferimento, che in questo caso è settato sull’horror. Un filone che, assieme al fatto che la storia approda nuovamente sugli scaffali dal passato, richiama quasi automaticamente alla mente un grande nome che ha scritto pagine importanti di storia di questa categoria di racconti. E che, il caso vuole, sia finita sotto i riflettori proprio nelle scorse settimane in questa stessa rubrica: Shirley Jackson.
Parliamo di Joan Samson, che torna sugli scaffali con un’opera datata 1975 grazie alla pubblicazione targata Neri Pozza de “Il banditore”. Una storia che ci porta in New Hampshire, nella comunità rurale di Harlowe. Un luogo “bucolico”, considerando lo stile di vita dei locali, fortemente ancorati alle tradizioni e i cui ritmi sono scanditi dalla natura. È qui, in una fattoria, che vivono i Moore, che non hanno tempo per girarsi i pollici: tanti i compiti che li attendono, tra coltivazioni a cui dare le giuste attenzioni e animali a cui badare per far sì che i sacrifici economici non vadano in fumo. Un racconto che abbraccia diverse generazioni, considerando che da un lato troviamo John e Mim che si danno da fare, e dall’altro la piccola Hildie che cresce e la madre di John che invece deve fare i conti con una vecchiaia a base di artrite che le rende molto complesso muoversi.
Tutto regolare, con i giorni che vanno avanti sostanzialmente gli uni uguali agli altri. Questo almeno fino all’arrivo in paese di Perly Dunsmore, professione banditore d’aste. Un arrivo accolto tranquillamente dalla popolazione, che dovrà però presto ricredersi dopo un po’ di tempo che questi si sarà stabilito. L’uomo, animato apparentemente da buone intenzioni, propone delle piccole aste di beneficenza in favore della polizia locale. Aste a cui tutti possono partecipare, donando cose che tengono lì a prendere polvere in garage.
Buone intenzioni condite però da risvolti inattesi, dal momento che quando termineranno gli oggetti da cui le persone sono disposte a separarsi, Dunsmore alzerà la posta. E le ripercussioni per chi non accetterà di separarsi dagli “oggetti del desiderio” dell’uomo per le sue aste rischierà di pagare un caro prezzo. Un racconto che stringe nelle sue spire senza mollare, complice ambientazioni e situazioni narrative da horror rurale inquietanti al punto giusto, soprattutto per la loro verosimiglianza: siamo proprio sicuri che qualcosa del genere non possa accadere?
