Legge elettorale, il centrodestra chiude un’intesa di massima. Ma il centrosinistra accusa: “Un nuovo porcellum”

Legge elettorale, il centrodestra chiude un’intesa di massima. Ma il centrosinistra accusa: “Un nuovo porcellum”

Legge elettorale, il centrodestra chiude un’intesa di massima. Ma il centrosinistra accusa: “Un nuovo porcellum” Photo Credit: AnsaFoto.it/


Arriva questo schema: proporzionale con premio di maggioranza per chi supera, anche di un soffio, la soglia del 40%, niente indicazione del candidato premier nella scheda, sbarramento al 3%. Ma ci sarebbero ancora delle limature da apportare al testo

Una vera e propria maratona. Conclusasi con un accordo di massima. In una riunione fiume, iniziata ieri in via della Scrofa e conclusasi nella notte, gli sherpa del centrodestra hanno trovato una sintesi sui punti cardine della legge ELETTORALE. C'è chi avrebbe ribattezzato 'Stabilicum' il nuovo sistema di voto, perché la riforma va nel segno della stabilità.

La maggioranza

Fonti parlamentari della maggioranza spiegano che nella sostanza l'intesa c'è (legge proporzionale con premio di maggioranza per chi supera, anche di un soffio, la soglia del 40%, niente indicazione del candidato premier nella scheda, sbarramento al 3%), ma ci sarebbero ancora delle limature da apportare al testo. In particolare, sull'introduzione delle preferenze, sponsorizzata da Fdi, resterebbero scettici gli alleati, Fi, Lega e Noi moderati. Due nodi che gli sherpa hanno deciso di rimettere sul tavolo dei leader: spetterà a Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, infatti, scioglierli in un vertice che dovrebbe essere convocato a breve, che sarà decisivo per l'ok definitivo alla riforma del sistema di voto. Pieno accordo sull'inserimento dell'obbligo di indicare nel programma di coalizione del governo il candidato alla premiership, da proporre al presidente della Repubblica.

Il testo

Il testo, si apprende potrebbe essere depositato in Parlamento, già all'inizio della prossima settimana. Il grosso del lavoro l'abbiamo fatto, ora spetta ai leader mettere il sigillo alla riforma, dice a mezza bocca uno degli esperti che sta seguendo da vicino il dossier ELETTORALE. Intanto nel centrosinistra per tutta la settimana è prevalsa la regola del 'silenzio'. Nessun commento sul lavorio del centrodestra sulla legge ELETTORALE, né smentite di 'abboccamenti' con le opposizioni, ventilati dalla maggioranza, ma "inesistenti", come spergiurava anche ieri un capogruppo del campo progressista. "E' tutto un bluff, un modo per farci parlare di legge ELETTORALE e distrarre l'attenzione dal referendum", la lettura. Oggi però quello che alle opposizioni sembrava un bluff, appare come qualcosa di più concreto. E così arriva la reazione.

Il campo progressista

"La legge ELETTORALE? Ecco le priorità della destra, non le emergenze economiche e sociali del Paese", il contrattacco del campo progressista. Dice Giuseppe Conte: "Il governo trova l'intesa per la riforma ELETTORALE e per la riforma della giustizia per salvare i politici dalle inchieste ma -sottolinea il leader M5S- nulla per quanto riguarda 60mila rider sfruttati sotto la soglia della povertà, nulla per tutti i nostri giovani sottopagati, dice no al salario minimo". Il Pd esce con i capigruppo di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, e il capodelegazione in Europa, Nicola Zingaretti. "La loro priorità oggi, la loro unica preoccupazione, è solo quella di garantire se stessi, cambiando la legge ELETTORALE in modo irricevibile", incalzano. "Apprendiamo da giornali e agenzie di un vertice notturno di maggioranza. In un Paese normale -rimarcano i capigruppo Pd- , un Paese attraversato da tante emergenze economiche e sociali, ci saremmo aspettati, da un governo e una maggioranza seri, un vertice notturno per reperire più risorse per Niscemi, per approvare magari il salario minimo, per affrontare la questione del congedo paritario dopo che la ministra Calderone ha affermato, in una intervista, di volerlo e che invece Giorgia Meloni ha affossato E c'è anche uno stop di merito sulla riforma". Per Angelo Bonelli lo sprint della maggioranza sulla legge ELETTORALE si lega alle difficoltà sul referendum. "E' il segnale chiaro della difficoltà della maggioranza in questa fase, che a tre settimane circa dal voto referendaria presenta la legge ELETTORALE. Qual era il problema? Avevano paura che di fronte a una sconfitta non riuscissero a trovare un'intesa? Un segnale di una grande debolezza e di profonda preoccupazione" per l'esito del referendum. Bonelli smentisce anche contatti nel merito della riforma: "Nessun 'abboccamento', e se il centrodestra presenterà una proposta ci confronteremo nelle sedi formali, ovvero in Parlamento". Dove si vedrà se le opposizioni riusciranno ad agire in modo coordinato o meno a fronte delle proposte avanzate dalla maggioranza. Per ora però la 'stella polare' resta il referendum la cui campagna entrerà ancora più nel vivo nei prossimi giorni. Aggiunge Fratoianni: "Sulla legge ELETTORALE dico solo questo e lo dico alla maggioranza: 'Non ci provate', perché è evidente che questo è un tentativo di spostare il discorso. Noi fino al 23 marzo parliamo del referendum perché è la nostra priorità. Dopo si discute, ne discuteremo. E' un tentativo bislacco di distogliere l'attenzione, spostare il discorso e rimediare ai guai che crescono anche tra di loro, e crescono perché cresce la paura che questa controriforma venga rispedita al mittente".


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