Opposizione, Marattin lascia Italia Viva (e Matteo Renzi) e lancia Orizzonti liberali: “No al campo largo”

Opposizione, Marattin lascia Italia Viva (e Matteo Renzi) e lancia Orizzonti liberali: “No al campo largo”

Opposizione, Marattin lascia Italia Viva (e Matteo Renzi) e lancia Orizzonti liberali: “No al campo largo” Photo Credit: Agenzia Fotogramma


Se ne va anche un buon numero di dirigenti locali. Per adesso nascerà una associazione, ma il progetto è quello di fondare un partito liberaldemocratico da presentare alle prossime elezioni politiche e che non vuole entrare nella coalizione di centrosinistra

Luigi Marattin lascia Italia viva e porta con sé un buon numero di dirigenti locali che come lui non condividono la scelta di Matteo Renzi di entrare nel campo largo del centrosinistra. Per ora nascerà una associazione, Orizzonti liberali, ma il progetto è di fondare un partito liberaldemocratico da presentare alle prossime elezioni politiche.

La scelta

In una conferenza stampa a Montecitorio Marattin ha spiegato la sua scelta: "Con forte dispiacere personale ma altrettanto forte convincimento, chiarezza e determinazione politica annunciamo il nostro addio a Italia viva". Marattin ha già comunicato le dimissioni al presidente della Camera l'adesione al gruppo Misto. "Noi non condividiamo l'adesione al campo largo, nel metodo e nel merito, avrebbe dovuto essere presa in un congresso perché in un congresso era stata decisa la collocazione terzopolista di Italia viva. Non è l'esito che Italia viva merita - ha aggiunto Marattin -, siamo ancora convinti che lì non ci sia niente di interessante per una proposta politica di governo del paese: su fisco, ambiente, energia, politica estera, scuola, settore pubblico. Le posizioni del campo largo sono antitetiche a quelle di Italia viva su cui militanti e dirigenti di base hanno dato anima e cuore e ora si chiede di buttare tutto via in nome del bipolarismo, tutto questo avrebbe dovuto essere discusso".

L’associazione

Marattin assicura che "le uscite da Italia viva sono già iniziate nei giorni scorsi, un paio di centinaia di persone sono con noi, cento dirigenti territoriali e altri arriveranno. Fonderemo una associazione che si chiamerà Orizzonti liberali, un'associazione perché sarebbe velleitario e infantile uscire da un partito e fondare un partito, i partiti sono una cosa seria, soprattutto se devono colmare un vuoto di rappresentanza. Intendiamo da subito raggiungere altre realtà, sabato 14 settembre ci sarà un primo appuntamento con altre associazioni - dice -, l'obiettivo nei prossimi anni è creare un partito liberal-democratico e riformatore per le prossime elezioni politiche, che sarà l'interfaccia politica di quel rapporto Draghi che ora non ha interpreti in Italia".

L’addio

Quindi rispondendo alle domande dei giornalisti Marattin assicura di aver annunciato a Matteo Renzi la sua decisione e che l'addio è stato amichevole. Ma alla possibilità di ridiscuterne in altra sede non ha creduto: "Non è stata convocata formalmente neanche l'assemblea del 28, se si voleva fare un congresso lo Statuto è chiarissimo: l'atto politico per convocare il congresso sono le dimissioni del presidente. La politica è una cosa seria". E infine, a chi ipotizza un avvicinamento all'area dei moderati del centrosinistra e quindi a Forza Italia, Marattin ha chiarito: "Fi è nella destra sovranista e populista, si intravedono segnali di qualcosa di diverso... se questo qualcosa segnerà l'abbandono del populismo vedremo. Io non credo affatto di dover scegliere: meno di due anni fa il terzo polo aveva preso 7,8 nel Nord era al 10-12-15-20 in alcune zone. E' stato un caso? Non credo. E' stato un crimine averlo distrutto quel terzo polo".

 


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