Politica, 2022, un anno di montagne russe per il Movimento Cinque Stelle e per il Partito Democratico

01 gennaio 2023, ore 10:00

Nella partita del Quirinale in campo, all'inizio, sembrava esserci il solo nome dell'allora premier, Mario Draghi. Ma nel giro di una settimana, come spesso accade, l'ex governatore della Bce da papa si è ritrovato cardinale: e la storia italiana cambia

Quanta acqua è passata dal 2009 a oggi per il Movimento 5 stelle. Dalla forza anti-sistema messa a punto dall'incontro fra il teatro 'civico' di Beppe Grillo e la visione di Gianroberto Casaleggio, all'arrivo nei palazzi della politica e ora a Giuseppe Conte. Il capo del Movimento è un 'esterno' rispetto agli esordi dei 5s, prima presidente del Consiglio, in due coalizioni politiche antitetiche, e poi leader politico dei pentastellati.


Il restyling

Alla vigilia del 2023 il restyling del M5s sembra aver realizzato una rivoluzione copernicana, benché tutti sottolineino che i "fondamentali" non sono mai stati abbandonati. "Sono rimasti i valori e i temi, è rimasto il desiderio di cambiare e lo spirito di comunità. All'epoca eravamo gli unici che parlavano di energie rinnovabili e di sostenibilità”. E lo abbiamo portato nell'agenda politica. Certo tante cose sono cambiate, ma lo spirito è rimasto lo stesso". Lo dice Roberto Fico, volto storico del Movimento e già presidente della Camera. I 5stelle erano dati quasi per spacciati alle ultime elezioni politiche, dopo le vicissitudini interne legate ad alcuni addii eccellenti e alle vicende alterne dei due esecutivi a guida Conte. Ma il Movimento il 25 settembre ha tenuto e ora secondo i sondaggi è la prima forza di opposizione a Giorgia Meloni. "Tutti ci davano in picchiata e la rimonta è stata significativa". Così Conte nel commento a caldo sul risultato elettorale. "Abbiamo una grande responsabilità. Saremo all'opposizione - la linea indicata dall'ex premier - con coraggio e determinazione, concentrati per portare avanti il nostro programma. Saremo intransigenti".


Il Pd

Un anno sulle montagne russe, anche per il Partito Democratico, anno cominciato con la rielezione di Sergio Mattarella e terminato con il Qatargate. Politicamente parlando, l'inizio dell'anno per Enrico Letta è coinciso con la difficile partita del Quirinale. In campo, all'inizio, sembrava esserci il solo nome dell'allora presidente del Consiglio, Mario Draghi. Ma nel giro di una settimana, come spesso accade, l'ex governatore della Bce da papa si è ritrovato cardinale e nei conciliaboli tra i leader della larghissima maggioranza che sosteneva il governo cominciavano ad emergere quelle spaccature e quegli assi trasversali alle forze di centrodestra e centrosinistra che sarebbero risultati fatali all'esecutivo pochi mesi dopo.


I giochi

Si pensi, tra le altre cose, ai giochi di sponda fra Luigi Di Maio e il Pd, da una parte, e fra Giuseppe Conte e Matteo Salvini, dall'altra. I faccia a faccia tra Conte e Salvini, in particolare, producono a un certo punto la proposta di candidare Elisabetta Belloni, nome 'impallinato' immediatamente dalla componente di M5s che guardava a Luigi Di Maio - e che qualche mese dopo avrebbe prodotto la scissione nel M5s - e da un pezzo importante del Pd. Contemporaneamente, emerge il nome di Pierferdinando Casini, sul quale punta Matteo Renzi e che raccoglie consensi da una parte e dall'altra. Sembra fatta, ma arriva a sorpresa il segretario Dem, Enrico Letta, a chiedere ai grandi elettori Pd di "assecondare la saggezza del Parlamento". Saggezza che, in quelle ore indicava, voto dopo voto, il nome di Mattarella. La rielezione del Capo dello Stato sembra mettere il vento in poppa ai dem, attesi un paio di mesi dopo, a un test elettorale importante in quasi mille comuni italiani. Ma il 24 febbraio arriva la guerra in Ucraina a rimettere tutto in discussione. La posizione del Pd è immediatamente quella dell'intransigenza nei confronti di Mosca. Quindi, sanzioni a livello Ue e diversificazione dei fornitori di energia, gas e petrolio. Questo, accelerando contemporaneamente sulla strada delle fonti rinnovabili. Ma soprattutto: sostegno totale al governo di Kiev e alla resistenza ucraina, compreso l'invio di equipaggiamenti militari. Una posizione che però non evita il 'crack', il momento in cui la marcia fino ad allora trionfale del Pd si è arrestata: la caduta del governo Draghi, il 20 luglio.

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Tags: Dragi, M5S, Fotogramma, Pd

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