Premierato, c’è il primo sì dal Senato, Fdi esulta, l’opposizione (tranne il Centro) scende in piazza

Premierato, c’è il primo sì dal Senato, Fdi esulta, l’opposizione (tranne il Centro) scende in piazza

Premierato, c’è il primo sì dal Senato, Fdi esulta, l’opposizione (tranne il Centro) scende in piazza Photo Credit: Agenzia Fotogramma


Il centrosinistra si è riunito in un luogo simbolo: Piazza Santa Apostoli, lì dove l'Ulivo di Prodi aveva sfidato e battuto il centrodestra. E da lì si vuole riprendere il filo di un discorso unitario, che riguarda pure la battaglia contro l’autonomia

Ecco il primo via libera del Senato al premierato. 109 sì, 77 no, 1 astenuto: così l’aula ha approvato il ddl costituzionale sull'elezione diretta del presidente del Consiglio. E dopo l'ok in prima lettura da parte di Palazzo Madama il testo di riforma passa ora alla Camera. Ma è scontro duro fra i partiti.

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La maggioranza è più che soddisfatta, per la premier Giorgia Meloni è “un primo passo in avanti per rafforzare la democrazia”, e Fratelli d’Italia ha fatto un flashmob di vittoria in Piazza San Luigi dei Francesi dopo l’approvazione. Il disco verde è arrivato una mezz'ora prima dell'appuntamento che le opposizioni si sono date in un luogo simbolo per il centrosinistra: Piazza Santa Apostoli, lì dove l'Ulivo di Romano Prodi aveva sfidato e battuto il centrodestra. E da lì le opposizioni vogliono riprendere il filo di un discorso unitario. Dall'inizio della legislatura ad oggi, in Parlamento c'è stata una battaglia comune, quella sul salario minimo. Fuori dai Palazzi, invece, solo qualche 'photo opportunity': dal Congresso della Cgil del marzo 2023 con il panel Elly Schlein- Giuseppe Conte- Nicola Fratoianni e Carlo Calenda, all'aperitivo di Campobasso, passando per il retropalco di Libera.

I “giallorossi”

A compattare la compagine giallorossa, oltre alle riforme, sono state le scazzottate in Aula. A "violenze e intimidazioni", Pd, M5s e Avs hanno risposto lanciando lo slogan "difendiamo l'unità nazionale". In piazza il tricolore, ma le bandiere sono state tante e multicolori. Ci sono state associazioni come Acli, Anpi e Arci, insieme alla Cgil. Le defezioni importanti, però, si sono registrate al Centro. Dopo un iniziale tentennamento, Calenda ha preferito la battaglia in Aula, almeno per ora. Non ci sono state delegazioni del partito in piazza, anche se lo spiraglio resta aperto in vista del Referendum. Si è spaccato invece il tandem Renzi-Bonino. Italia Viva, dopo una riunione, ha scelto di non andare in piazza "al fianco di chi giudica il jobs act, la riforma della giustizia e le riforme costituzionali un pericolo per la democrazia", ha spiegato la capogruppo al Senato Raffaella Paita. Riccardo Magi di +Europa, invece, è salito sul palco insieme ai leader Schlein, Conte, Fratoianni e Angelo Bonelli. Ed è stata l'occasione per una foto di gruppo ancora più 'larga' delle precedenti. Intanto, prevale la soddisfazione per quello che da più parti viene visto come un buon segnale. Che poi questo possa tradursi in una coalizione alternativa è tutto da vedere.

I punti chiave

Ma vediamo le principali novità: dal premier eletto dal popolo, alle nuove modalità di elezione del capo dello Stato, all'abolizione dei senatori a vita.

Il premier eletto - "Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per la durata di cinque anni". Questo infatti prevede il nuovo art. 92 della Carta come messo nero su bianco nel ddl votato questo pomeriggio. È dunque sancito il principio della elettività diretta del presidente del Consiglio. Il nuovo premier una volta eletto riceve l'incarico di formare il governo dal Presidente della Repubblica. La nuova previsione costituzionale circa l'elettività diretta del Presidente del Consiglio italiano non detta disposizioni sulle condizioni di eleggibilità nonché sulle modalità di svolgimento della sua elezione, demandate alla legge elettorale, come espressamente previsto in modifica approvata in sede referente. Nell'articolo 6 del ddl si dispone che l'eleggibilità del premier sia per non più di due legislature consecutive, elevate a tre legislature qualora il presidente del Consiglio abbia ricoperto l'incarico, in quelle prime due, per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi.

Norma anti-ribaltone - L'art. 7 del ddl riguarda i casi di sfiducia al premier eletto "In caso di revoca della fiducia al Presidente del Consiglio eletto, mediante mozione motivata, il Presidente della Repubblica scioglie le Camere", è quanto previsto. Inoltre "in caso di dimissioni del Presidente del Consiglio eletto, previa informativa parlamentare, questi può proporre, entro sette giorni, lo scioglimento delle Camere al Presidente della Repubblica, che lo dispone". Spunta a questo punto il premier di scorta: "Qualora non eserciti tale facoltà e nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire, per una sola volta nel corso della legislatura, l'incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare eletto in collegamento con il Presidente del Consiglio": norma che dovrebbe garantire dai cambi di maggioranza in corso di legislatura, evitando maggioranze diverse e governi tecnici.

Stop senatori a vita - L'art. 1 abroga il secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, ossia la previsione in base alla quale il presidente della Repubblica può nominare senatori a vita, in un numero complessivo non superiore a cinque, cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Restano senatori a vita solo gli ex capi dello Stato, alla fine del mandato.

Capo dello Stato - Nel ddl ci sono una serie di interventi del legislatore che riguardano 'indirettamente' il Colle. Il capo dello Stato, potrà essere eletto a maggioranza assoluta dell'Assemblea, non più dopo il terzo scrutino, ma dopo il sesto. Altro punto di intervento quello relativo alla controfirma dei ministri per alcuni atti del capo dello Stato. Non necessitano più di controfirma infatti (art. 4 ddl) atti come la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri; la nomina dei giudici della Corte costituzionale; la concessione della grazia e la commutazione delle pene; il decreto di indizione delle elezioni e dei referendum; i messaggi alle Camere; il rinvio delle leggi alle Camere. Infine, relativamente al semestre bianco (art.3) che fino a oggi non permetteva al capo dello Stato la possibilità di sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del mandato, si prevede ora che il divieto di procedere allo scioglimento delle Camere nell'ultimo semestre del mandato del Presidente della Repubblica non trovi applicazione nei casi in cui lo scioglimento costituisca atto dovuto. 


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