Tanto domani muori, un viaggio nel tempo con personaggi in cerca del proprio posto nel mondo: Antiniska Pozzi ci porta a scoprire il suo romanzo
Tanto domani muori, un viaggio nel tempo con personaggi in cerca del proprio posto nel mondo: Antiniska Pozzi ci porta a scoprire il suo romanzo Photo Credit: "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi, HarperCollins
14 febbraio 2026, ore 09:00
Un racconto che affonda le radici nel passato per giungere ai giorni nostri: un’epopea familiare che ci porta al fianco di personaggi vicini al lettore, sotto certi punti di vista, per vissuto quotidiano
Si apre un nuovo fine settimana sulle nostre pagine online, e questo significa che si torna tra gli scaffali delle librerie, in cerca delle novità più interessanti in fatto di libri da leggere di recente uscita. Un panorama in cui è spesso complicato orientarsi, considerando la mole di volumi dai titoli calibrati alla perfezione e dalle copertine ispirate a puntino.
Una bussola proviamo a fornirla noi con la rubrica domenicale che prende posto su queste pagine, e in cui sotto la lente d’ingrandimento finiscono quattro libri differenti. L’ingrandimento aumenta invece in occasione del sabato, quando a raccontarci dei loro lavori passano gli autori e le autrici. Come avviene oggi con Antiniska Pozzi, recentemente approdata in libreria con “Tanto domani muori”, edito da HarperCollins.
TANTO DOMANI MUORI, UN RACCONTO CHE INTRECCIA TANTE STORIE
Ciao Antiniska, ti cedo subito la parola per introdurci al tuo libro: cosa troviamo in "Tanto domani muori"?
“Molte storie intrecciate fra loro. Una bambina che cerca il suo posto nel mondo, adulti alle prese coi propri sogni e con le relative frustrazioni, Milano, la nevicata dell’85, uno spettro che predice le disgrazie future, gli anni 70/80/90, la morte di Kurt Cobain, il dialetto milanese, il vernacolo toscano, una morte bianca… gli ingredienti sono molteplici.”
C'è stata qualche ispirazione particolare che ti ha spinto a lavorare a questa storia?
“È una storia che parzialmente mi appartiene, ma che affronta temi che riguardano tutti: a un certo punto ho pensato che fosse importante raccontarla.”
Tu e la protagonista delle vicende - o almeno una dei protagonisti, visto che ognuno di loro ha un ruolo rilevante nell'economia delle narrazioni - avete in comune la formazione umanistica. Quanto di te c'è (se ce n'è) all'interno del suo personaggio?
“Qualcosa c’è. Sicuramente la formazione umanistica, l’appartenenza a certi luoghi della città, e l’evento che accade verso la fine della narrazione...”
Il tuo racconto si snoda nel tempo, attraversando i decenni. Quanto è stata comune, secondo te, la "traiettoria" di vita di Anna e della sua famiglia, se la confrontassimo con quella di altre persone vissute nello stesso periodo?
“Non viviamo tutti la stessa vita, ma viviamo esperienze che hanno in comune molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Per diventare grandi dobbiamo tutti passare attraverso il confronto fra quello che siamo e quello che sono gli altri, fra ciò che abbiamo in casa e quello che vediamo accadere fuori. Esperienze come la scuola, l’adolescenza, il lavoro sono universali e prescindono dai dettagli inerenti al periodo storico.”
VITE DI IERI, VITE DI OGGI E VITE DI DOMANI
I tuoi personaggi, a vario titolo, sono costretti a operare scelte che significano rinunce. È un retaggio del passato, questo atteggiamento? Se, tra 40 anni, si scrivesse di questo periodo, si racconterebbero storie analoghe alla tua?
“È banale, ma ogni scelta implica una rinuncia. Forse in passato la gran parte delle persone tendeva a scegliere la dimensione familiare, sacrificando quella personale. Oggi questa tendenza sembra essersi invertita, si sceglie se stessi, i propri sogni, la realizzazione di un’identità, anche se sotto sotto continuiamo a volere tutto. Non so fra 40 anni come si scriverà di questo tipo di scelte, con quali storie. Posso dirti cosa mi piacerebbe che ci fosse nelle storie del futuro: il racconto di una scelta che consideri la dimensione collettiva, non più solo la famiglia o l’individualità, perché a ben vedere non è possibile separare la dimensione personale da quella collettiva.”
Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?
“Forse "Gilgamesh" di Kid Yugi, perché riflette sul rapporto tra la transitorietà della vita e la nostra ansia di immortalità, alludendo forse al fatto che bisogna essere un po’ eroi per affrontare il quotidiano con la fine come unica certezza. L’ultimo verso del ritornello recita “nasci cresci figli tomba”, e inevitabilmente il pensiero corre al noto “produci consuma crepa” nella canzone "Morire" dei CCCP - Fedeli alla linea. Inoltre dentro la canzone ci sono citazioni e riferimenti che rimandano (anche) ad elementi presenti nel libro. La poesia, la droga, il cinema...”
Proiettando lo sguardo al futuro più o meno prossimo, ci sono nuovi progetti su cui sei al lavoro?
“Ci sono un paio di storie che stanno aspettando. Una in particolare, che ha un piede nel presente e uno nel futuro.”
