Anime azzurre, ricerca di cambiamenti in un anno segnante della storia contemporanea: Alessandro Botteon ci porta a scoprire il suo libro
Anime azzurre, ricerca di cambiamenti in un anno segnante della storia contemporanea: Alessandro Botteon ci porta a scoprire il suo libro Photo Credit: "Anime azzurre" di Alessandro Botteon, Bompiani
13 giugno 2026, ore 09:00
Due personaggi agli antipodi per provenienza, ma che cercano ognuno un modo per reagire agli eventi della vita, nell’atmosfera magica di un’ambientazione fortemente suggestiva
Come da tradizione del fine settimana, è di nuovo arrivato per noi il momento di proiettare lo sguardo verso le librerie. Il costante turnover che vede l’avvicendamento di titoli sugli scaffali, complici le costanti nuove uscite che animano il mercato editoriale, richiede un’altrettanta costante attenzione per evitare di perdersi novità stuzzicanti.
Tanti i volumi che passano sotto la nostra lente d’ingrandimento, soprattutto in occasione della rassegna domenicale dei migliori libri da leggere del momento. Uno zoom che aumenta di tanto (ancora una volta) nella giornata odierna, il frangente in cui passano a trovarci autori e autrici per raccontarci il loro lavoro e portarci dietro le quinte dei loro nuovi titoli. Come avvenuto negli ultimi appuntamenti, quando sono passati a trovarci Emanuela Fontana con il suo "Le bambine di Roma" (Mondadori) o ancora Gabriel Zuchtriegel con il suo "Quando gli dei lasciarono il mondo. L'ultima estate di Pompei" (Feltrinelli).
Oggi la scena è tutta per Alessandro Botteon, che troviamo in libreria con “Anime azzurre”, romanzo pubblicato da Bompiani.
ANIME AZZURRE, UNA STORIA AD ALTA QUOTA CON PERSONAGGI CHE CERCANO UN CAMBIAMENTO
Ciao Alessandro, e benvenuto. Ti cedo la parola per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo libro, Anime azzurre?
“È un romanzo ambientato a una quota precisa, 2000 metri d’altezza, nel cuore della Val Badia, alla fine del 2001. I protagonisti sono Johann - un ragazzo nato e cresciuto nella valle, che sogna la fuga ed il cinema e che non è mai valicato i suoi passi - ed Alicia, una ragazza newyorchese che ha perso tutto nella tragedia delle Torri Gemelle e che viene spedita lontano, a seimila chilometri di distanza, per guarire da questo suo “buio dell’anima”.”
Com'è nata l'idea alla base della storia?
“Il libro è nato durante il processo di selezione di un’università americana, la UCLA di Los Angeles. L’ultimo test prevedeva di immaginare la sinossi di un film partendo da tre parole chiave: pigna, infanzia e videocamera. È così che è nata l’idea iniziale della storia, sotto forma di film.”
Perché hai scelto proprio Anime azzurre come titolo?
“Alicia e Johann sono entrambi delle “anime azzurre” - persone che vogliono uscire (da un luogo, da un tempo, da un rimorso, da un evento, da un dolore) e che per qualche motivo non ci riescono e sono quindi bloccate in un limbo senza nome. L’azzurro è il colore del cielo, del granito più puro del Piz Boè, dei vetri e dei riflessi dei grattacieli prima di sgretolarsi come grissini davanti a miliardi di persone — è il colore del cambiamento, dell’ascesa, della fuga.”
STORIE DI APPARTENENZA E FUGA IN UN ANNO DI CONFINE
La storia - tra i tanti profili che chiama in azione - mette a confronto due personaggi che rappresentano due mondi agli antipodi: da un lato la vita lenta, scandita dai ritmi naturali della montagna, dall'altra la frenesia della city. Due aspetti che possiamo dire convivano dentro di te, nato a Trento ma cittadino del mondo. Quanto di te c'è nella storia?
“Il libro è un’opera di fantasia, ma ci sono frammenti, riflessi ed eco della mia vita al suo interno: il conflitto centrale, quello tra appartenenza e fuga, tra casa e viaggio, è stato una mia riflessione costante degli ultimi dieci anni trascorsi tra Stati Uniti, Irlanda, Italia e il mondo.”
Anche la collocazione temporale delle vicende è molto specifica, e parla un po' a tutti che, di quel periodo, hanno un personalissimo ricordo - il mio, per dire, è relativo all'interruzione della Melevisione per l'edizione straordinaria del TG. Era una scelta mirata ai fini degli incastri narrativi o ci sono altri motivi alla base della scelta?
“Il 2001 è un “anno di confine”. Non solo per l’attentato di New York, ma anche perché segna un po’ lo spartiacque tra un’epoca analogica, più lenta, fatta di videocassette e Sony Walkman, e un’epoca più digitale, in cui la velocità sale sempre di più. Il primo iPod, che aprì quell’epoca, arrivò proprio nell’autunno del 2001.”
Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?
“Se fosse una canzone, sarebbe un coro di voci, come quelle di The thin red line, il film di Malick sulla battaglia di Guadalcanal del 1942.”
Domanda di rito anche per il prossimo futuro: cosa si prospetta per Alessandro Botteon, in termini di progetti (personali e anche editoriali)?
“Continuerò a scrivere. Il prossimo libro è già in divenire. Parla di coincidenze.”
