Caso-Almasri, aule parlamentari sospese fino a martedì, l'Anm va al contrattacco: "Le istituzioni disinformano"

Caso-Almasri, aule parlamentari sospese fino a martedì, l'Anm va  al contrattacco: "Le istituzioni disinformano"

Caso-Almasri, aule parlamentari sospese fino a martedì, l'Anm va al contrattacco: "Le istituzioni disinformano" Photo Credit: Agenzia Fotogramma


Intanto un’altra missiva è stata indirizzata alla premier Giorgia Meloni, ai ministri Piantedosi e Nordio e al sottosegretario Mantovano: firmata da David Yambio, Lam Magok e le vittime di Osama Najim Almasri, che hanno lavorato con la rete Refugees in Libia

La premier Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi, oltre al Sottosegretario Mantovano, hanno deciso di nominare congiuntamente quale unico legale nel caso Almasri l'avvocato Giulia Bongiorno, esponente della Lega e già legale di Matteo Salvini nel processo Open Arms. Mentre i lavori delle Aule di Camera e Senato sono sospesi fino a martedì. Lo hanno deciso le Conferenze dei capigruppo su richiesta delle opposizioni, dopo le mancate informative dei ministri Nordio e Piantedosi sul caso del generale libico arrestato eppoi rimpatriato, e l'inchiesta in cui è coinvolta la premier Meloni. 'Non andremo avanti con i lavori finché il governo non chiarirà i contorni della vicenda', ha detto il capogruppo del Pd Boccia. Il governo ha proposto una informativa del ministro dei Rapporti con il Parlamento Ciriani, ma il centrosinistra ha rifiutato.

I magistrati

L'Anm intanto va al contrattacco: 'Le istituzioni disinformano. Non c'è correlazione con le proteste sulla riforma', dice il segretario Casciaro, precisando che dai pm è arrivato non un avviso di garanzia, come ha detto Meloni, ma una 'comunicazione di avvenuta trasmissione degli atti al Tribunale dei ministri'. 'Atto dovuto, significa che la denuncia non è stata ritenuta manifestamente infondata e fantasiosa', aggiunge.

La lettera

Nel frattempo c’è altra posta per Palazzo Chigi. "Vi scriviamo in qualità di portavoce dei Rifugiati in Libia ma anche come vittime e sopravvissuti di Osama Najim Almasri. I nostri corpi portano i segni dei suoi crimini e le nostre menti sono piene di ricordi che nessun essere umano dovrebbe sopportare. Quando Almasri è stato arrestato a Torino, abbiamo creduto, anche se per poco, che la giustizia potesse raggiungere quelli di noi che hanno conosciuto solo la sofferenza. Ma voi ci avete tolto questa speranza, rispedendolo in Libia, dove continuerà a fare del male ad altri, come ha fatto a noi". E' quanto si legge in una missiva indirizzata alla premier Giorgia Meloni, ai ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, firmata da David Yambio, Lam Magok e le vittime di Osama Najim Almasri che hanno lavorato con la rete Refugees in Libya. "La giustizia - sottolineano - non può essere selettiva. Non può servire i potenti mentre gli impotenti vengono scartati. L'Italia deve rispondere delle sue scelte". "Il dolore per questo tradimento è profondo. È lo stesso dolore che ci portiamo dietro da anni. Siamo venuti in Italia in cerca di protezione e siamo grati per la sicurezza che abbiamo trovato. Ma la nostra dignità, rubata in Libia, è stata rubata di nuovo qui. L'Italia era un Paese in cui credevamo, un Paese che parlava di giustizia e di diritti umani. Ma la giustizia non ci è stata data. Al contrario, abbiamo assistito alla liberazione dell'uomo che ci ha torturato", proseguono. "Mentre scriviamo questa lettera, altri stanno ancora soffrendo sotto lo stesso sistema che ci ha brutalizzato. Oggi i migranti in Libia vivono in condizioni peggiori delle prigioni. Vengono torturati per ottenere un riscatto, venduti come proprietà, violentati, affamati e lasciati morire. Quelli che si trovano ancora nella prigione di Mitiga, dove Almasri ha costruito il suo impero di crudeltà, non conoscono altro che il dolore. La stessa Libia con cui lavorate, finanziate e a cui stringete la mano è diventata una terra di sofferenza infinita per chi non ha potere. Ora sappiamo che l'Italia non ha solo le dita in Libia, ma ha le mani intere sepolte nei suoi affari e può dire chi è libero o meno. Non siete solo testimoni di ciò che accade in quel Paese, ma contribuite a plasmarlo. Non si può affermare di combattere il traffico di esseri umani mentre si fanno accordi con chi ne trae profitto. Non potete definire Almasri 'pericoloso' mentre lo proteggete dalla giustizia. Non potete definirvi difensori dei diritti umani mentre lasciate le persone a marcire nelle prigioni libiche", si legge nella lettera.

Le richieste

Quattro le richieste: "1. La cessazione immediata di tutti gli accordi tra Italia e Libia che consentono abusi nei confronti dei migranti. 2. Un impegno pubblico per chiedere il rilascio di tutti coloro che sono ancora imprigionati a Mitiga e in altri centri di detenzione in Libia. 3. Una spiegazione ufficiale del perché Almasri, che il vostro stesso Governo ha definito pericoloso, sia stato rilasciato invece di essere consegnato alla Corte penale internazionale. 4. Un percorso legale per i migranti intrappolati nei centri di detenzione libici, compresa la riapertura dell'Ambasciata Italiana a Tripoli per l'ottenimento di visti umanitari".



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