Ddl, stupri, la proposta Bongiorno senza la parola consenso approvata a maggioranza: è il nuovo testo base Photo Credit: Ansa.foto/
27 gennaio 2026, ore 17:28
"Si è consumata una brutta pagina di storia parlamentare, perché questo era un provvedimento approvato all'unanimità alla Camera con un patto politico tra maggioranza e opposizione che è stato strappato, calpestato e umiliato”, attacca Francesco Boccia (PD)
È stato approvato a maggioranza in Commissione Giustizia, con 12 voti a favore (compreso quello della presidente Giulia Bongiorno) e 10 contrari, il nuovo testo base dell'articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale. Un testo che, nonostante le barricate annunciate dall'opposizione e la mobilitazione permanente indetta da tutte le associazioni femministe, va avanti: non rientra la parola "consenso", voluta dalle opposizioni, e restano invece le locuzioni "dissenso" e "contraria alla volontà della persona".
Le sanzioni
Quel che è cambiato oggi riguarda invece le sanzioni, che aumentano: passano da 6 a 12 anni di reclusione (anziché da 4 a 10 anni) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e da 7 a 13 anni (erano tra 6 e 12) se il fatto è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità. E proprio da qui che è nato un acceso battibecco nell'aula della Commissione: "Avete chiesto voi l'innalzamento delle pene", ha spiegato la relatrice Bongiorno. "Questo è falso", hanno tuonato dall'opposizione, "la mediazione faceva parte di un accordo più ampio che metteva al centro il concetto di consenso".
La Lega
Quel che è accaduto nel frattempo è che la Lega, a prima firma Laura Ravetto, ha depositato una proposta di legge per aumentare la pena minima per il reato di stupro "con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità" da 6 a 8 anni, mentre la pena massima resta a 12 anni. I gruppi del Pd e del M5s avevano chiesto di non votare l'adozione del testo base e di riaprire la discussione sul testo approvato alla Camera (fondata sul principio del consenso a un rapporto sessuale). Ma la maggioranza ha deciso di tirare dritta e Bongiorno ha messo il testo ai voti. L'opposizione ha chiesto e ottenuto quindi un nuovo ciclo di audizioni per "rimandare il più possibile" e "bloccare l'approvazione di un testo di cui non condividiamo nulla", hanno spiegato le senatrici Pd Valeria Valente e Anna Rossomando. Entro giovedì i gruppi dovranno depositare la lista delle persone da audire. Slitta dunque l'arrivo in Aula del testo che era atteso per il 10 febbraio. Il perché lo spiega Valente: "Si è ribaltato il tavolo, Bongiorno aveva detto che avrebbe tenuto al centro il concetto di consenso: ha smentito sé stessa e l'accordo raggiunto a Montecitorio. Questo testo per noi è inaccettabile".
Il PD
"Si è consumata una brutta pagina di storia parlamentare, perché questo era un provvedimento approvato all'unanimità alla Camera con un patto politico tra maggioranza e opposizione che è stato strappato, calpestato e umiliato ed è evidente che è venuto fuori un testo che non c'entra nulla con l'oggetto di quel patto - afferma il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia uscendo dalla commissione - Non migliora la legge, la ribalta, sostituisce il consenso con l'obbligo per la donna di dimostrare il proprio dissenso e abbandona il consenso. Per noi significa arretrare rispetto all'Europa, alla giurisprudenza, ma soprattutto alla dignità delle vittime che vengono evidentemente messe da parte, dimenticate. La destra, sbagliando ancora, sposta il dibattito su un terreno che non ci interessa che è quello delle pene: possono mettere tutte le pene che vogliono, anche quelle più alte possibili, ma qui il nodo è se la donna ha espresso o non espresso consenso. Si fa una legge sul consenso senza consenso".
Bongiorno
Opposta la lettura della presidente Bongiorno: "Questo testo - dice - è un punto di partenza che metta al centro la volontà della donna. Non è affatto vero che parlare di consenso o di dissenso si tramuti in diverse possibilità della prova nell'ambito dell'udienza. Falso anche che ci sia un onere della prova a carico della vittima. Io ho accolto un modello di "dissenso ammorbidito": c'è la violenza quando l'atto è contro la volontà della persona e laddove ci sono delle incertezze, quindi quando la donna non si esprime perché è colta di sorpresa, è imbarazzata, c'è comunque una presunzione di dissenso. Chi non vota questo testo rinuncia a introdurre nel codice penale la volontà della donna . Questo testo base - rivendica - è un passo avanti rispetto al testo uscito dalla Camera. Se l'opposizione nel testo voleva la parola consenso perché si è opposta alla mia proposta di consenso riconoscibile? Ora l'obiettivo - conclude - è arrivare a un testo che trovi il più largo accordo possibile". Intesa che però al momento è lontanissima.



