Elezioni, Giorgia Meloni (Fdi) lavora al governo, vertice con Antonio Tajani (Fi) a via della Scrofa

27 settembre 2022, ore 18:45

Nella sede del Carroccio a Via Bellerio, intanto, è andato in scena al Consiglio Federale il processo a Salvini, dopo il flop elettorale che il Segretario ieri ha imputato in larghissima parte all’appoggio a Draghi. Maroni e Bossi invocano un nuovo leader

Giorgia Meloni da via della Scrofa tesse la tela del suo governo, e come primo appuntamento ha visto Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia. Di certo il grande exploit di Fratelli d'Italia - passata nell'arco di una legislatura dal 4% al 26% conquistando il Nord (Lombardia, Veneto, Friuli) a danno della Lega - peserà sugli equilibri del nuovo esecutivo, dopo che il Capo dello Stato Sergio Mattarella avvierà le consultazioni circa una settimana dopo il 13 ottobre, giorno segnato in rosso sul calendario per la prima convocazione delle Camere della diciannovesima legislatura. I rapporti di forza nel centrodestra influiranno fin da subito, prima ancora che per la formazione della squadra di governo, nella scelta dei Presidenti di Senato e Camera.


Palazzo Madama

A Palazzo Madama (dove è ormai escluso che possa andare il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi), se Fdi cederà il passo agli alleati invece di Ignazio La Russa, di cui pure si è fatto il nome, potrebbe arrivare il leghista Roberto Calderoli o l'azzurro Maurizio Gasparri. Per Montecitorio invece si sono fatti i nomi del leghista Riccardo Molinari, il centrista Maurizio Lupi o di Antonio Tajani, in lizza anche per la Farnesina ("Io ministro degli Esteri? Farò ciò che serve al nostro Paese come ho sempre fatto", si schermisce lui).


Lega

Nella sede della lega a Via Bellerio, intanto, è andato in scena in Consiglio Federale il processo a Matteo Salvini, dopo il flop che il segretario ieri ha imputato in larga parte al sostegno al governo Draghi. A fronte di un Roberto Maroni che da il benservito a Salvini e ipotizza una nuova guida, c'è Attilio Fontana che ne conferma la leadership ("Lui a rischio? Non credo proprio"). Critico pure Umberto Bossi (per la prima volta dopo 35 anni fuori dal Parlamento): “Il popolo del Nord va ascoltato”. Salvini però per adesso resiste e propone Bossi senatore a vita.


PD

Nel Pd nel frattempo si elabora la sconfitta e si avvia la macchina congressuale, in attesa della convocazione della direzione che dovrà approvare il regolamento delle assise. Il Terzo Polo, con Matteo Renzi, si candida intanto a sedere al tavolo delle riforme: "Meloni premier avrà la nostra opposizione. Voteremo contro la fiducia, presenteremo i nostri emendamenti. E, se chiederà un tavolo per fare insieme le riforme costituzionali, noi ci saremo perché siamo sempre pronti a riscrivere insieme le regole".


I lavori

Insomma, i lavori per la messa a punto della squadra di Governo sono già in corso. Al momento, le carte rimangono prudentemente coperte ma anche alla luce delle imminenti scadenze che dovrà affrontare il nuovo Esecutivo (con tutta probabilità a guida Giorgia Meloni) soprattutto in riferimento alla legge di Bilancio il lavorio è iniziato. E allora da chi potrebbero essere occupate le varie caselle ministeriali? Alla presidenza del Consiglio potrebbero trovare posto Francesco Lollobrigida (uno degli uomini più vicini alla probabile futura premier e capogruppo di FdI alla Camera) o Giovanbattista Fazzolari (responsabile del programma del partito). Un altro nome che circola è quello di Giuseppe Chiné, che ha ricoperto il ruolo di capo di gabinetto in vari ministeri, dall'Istruzione alla Salute, e ora al Mef con Daniele Franco. Alla Farnesina potrebbe approdare il vicepresidente e coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Oppure Elisabetta Belloni, direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. E chi potrebbe sostituire Lorenzo Guerini alla Difesa? In questo caso si parla di Stefano Pontecorvo, diplomatico, già ambasciatore d’Italia in Pakistan, da giugno 2020 senior civilian representative della Nato in Afghanistan su nomina del segretario generale Jens Stoltenberg. Un altro profilo di cui si parla è più politico: Edmondo Cirielli, deputato di lungo corso dove ha ricoperto anche il ruolo di presidente della commissione Difesa.


Economia

Uno dei ruoli più delicati sarà quello del ministro dell'Economia che dovrà affrontare subito il dossier legge di Bilancio. I profili in lizza, al momento, per diventare titolari di via XX settembre sono per lo pù tecnici: Fabio Panetta, membro del consiglio direttivo Bce, o Domenico Siniscalco, già ministro dell'Economia tra il 2004 e 2005 durante un Governo Berlusconi. Caldo anche il posto al ministero dell'Interno. Come noto, il leader della Lega, Matteo Salvni, vorrebbe tornare al Viminale. Ma visti anche i procedimenti in corso in Sicilia proprio per le attività di contrasto all'immigrazione quando è stato ministro dell'Interno durante il Conte I, Meloni potrebbe optare per Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto proprio di Salvini al Viminale. Oppure Giuseppe Pecoraro, ex prefetto di Roma e candidato da FdI alle elezioni ma sconfitto in un uninominale a Napoli. In corsa per il ministero dell'Interno anche Gianni Letta. A succedere a Marta Cartabia alla Giustizia, invece, potrebbe essere l'ex magistrato ed eletto tra le fila del centrodestra, Carlo Nordio, o Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro. Al Mise potrebbero finire Antonio D'Amato (presidente di Confindustria dal 2000 al 2004) o Letizia Moratti (ora vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia). Quest'ultima - se effettivamente dovesse succedere a Giancarlo Giorgetti - lascerebbe strada alla ricandidatura di Attilio Fontana alla presidenza della Regione Lombardia. Al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti potrebbe arrivare Fabio Rampelli (ora vicepresidente della Camera e uomo molto vicino a Meloni). Altro nome è quello del leghista Edoardo Rixi (sottosegretario allo stesso ministero al Conte I).


Istruzione

C'è poi il ministero dell'Istruzione. Per questa casella si parla di Anna Maria Bernini (capogruppo di Forza Italia al Senato). Al ministero potrebbero arrivare anche Valentina Aprea (da sempre attenta ai temi dell'istruzione e formazione) o il leghista Alberto Bagnai. Al ministero della Cultura potrebbero arrivare Giampaolo Rossi (ex membro del consiglio di amministrazione della Rai proprio in quota Fratelli d'Italia e da tempo vicino a Giorgia Meloni), Federico Mollicone, responsabile cultura del partito, il leghista Stefano Candiani. Un'altra possibilità è ancora Letizia Moratti. Al ministero della Salute potrebbe sedere Andrea Mandelli, parlamentare di lungo corso di FI ma non rieletto alle ultime elezioni. Mandelli è anche presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani. Un'altra forzista in corsa è Licia Ronzulli, da tempo nell'inner circle di Silvio Berlusconi. Le Politiche agricole potrebbero essere assegnate al centrista Maurizio Lupi; anche il leghista Gianmarco Centinaio, ora sottosegretario ma titolare del Mipaaf nel Conte I, potrebbe rimanere al dicastero. In pole per la Pa la leghista Giulia Bongiorno, già titolare del dicastero nel Governo M5s-Lega. Si va poi verso una riconferma del ministero del Turismo, dove potrebbe rimanere Massimo Garavaglia o arrivare Daniela Santanché (appena rieletta tra le fila di FdI). Al ministero del Sud, in corsa c'è Gianfranco Rotondi (anche lui rieletto come autonomo nelle liste di FdI). Al ministero delle Disabilità potrebbe rimanere Erika Stefani in quota Lega. Chi si occuperà del dossier caro bollette al ministero della Transizione ecologica? Anche qui potrebbe restare Vannia Gava, molto vicina al leader della Lega e già sottosegretaria sia nel Conte I che nel Governo Draghi. Infine, i nomi che si fanno per le Politiche europee sono quelli di Raffaele Fitto (in arrivo dall'Europarlamento dopo l'elezione alla Camera con FdI) e del leghista Simone Bossi (già in commissione Politiche Ue al Senato).


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Tags: Fotogramma, Meloni, Salvini, Tajani

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