Giùnapoli, i retroscena del libro con il suo autore, Silvio Perrella
27 giugno 2026 alle ore 11:00, agg. alle 19:37
Un racconto che affonda le radici nel passato, e che parla di una Napoli dalle tante sfumature che l’hanno resa oggetto di dediche letterarie e musicali
Si torna nuovamente a dare uno sguardo alle novità in arrivo sugli scaffali delle librerie. Quello del fine settimana – e del mercoledì, a chiudere il quadro completo – è il momento in cui sotto la nostra lente d’ingrandimento passano le principali pubblicazioni editoriali degne di nota.
Un mondo che settimanalmente passiamo al setaccio grazie alla rubrica domenicale dedicata ai migliori libri da leggere del momento, oltre che agli spazi dedicati alle interviste. In quest’ultimo caso – come accaduto con Ivan Cotroneo per il suo “grande” (La nave di Teseo), oppure con Emanuela Fontana per il suo "Le bambine di Roma" (Mondadori) – sono gli stessi addetti ai lavori a portarci dietro le quinte dei loro libri, alla scoperta di tutti i retroscena.
Oggi la scena è tutta per Silvio Perrella, che troviamo sugli scaffali con “Giùnapoli” pubblicato da Neri Pozza.
GIÙNAPOLI, STORIA DI UN’INIZIAZIONE
Ciao Silvio, e benvenuto. Come da tradizione lascio subito a te la parola per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo libro, "Giùnapoli"?
“Buongiorno. “Giùnapoli” è la storia di un’iniziazione. Sono nato a Palermo e a Napoli sono approdato due volte: la prima provenendo dal Sud della Sicilia e la seconda dal Nord di Milano, dove ho vissuto una parte degli anni Settanta. La prima volta Napoli è stata una delle tappe nelle quali il lavoro di mio padre ci conduceva; la seconda invece è stata una scelta. Raccontare gli esiti di questa scelta; fare della città il laboratorio di una vita complessa e stratificata; provare a far vedere cosa significa “ambientarsi”; costruire un’arte dell’incontro con gli altri e i luoghi, che siano celebri o assolutamente sconosciuti: ecco, anche questo è Giùnapoli.”
Il tuo è un viaggio personale nella memoria, oltre che sensoriale, a trecentosessanta gradi, e che prende in considerazione tanti diversi aspetti che caratterizzano (e nascono da) Napoli. Com'è nata l'idea di raccogliere tutto all'interno di questo libro?
“Il libro non è una raccolta, ma un lavoro unitario, sia pure nella necessaria polifonia che cerco sempre quando scrivo. Inoltre, nasce da una committenza editoriale, anche se una volta che mi sono messo sulle strade dell’alfabeto ho del tutto dimenticato che c’era qualcuno che il libro lo aspettava per dargli una forma cartacea e per farlo giungere nelle librerie.”
Quanto lavoro ti è stato necessario per far quadrare tutti i diversi elementi chiamati in causa tra le pagine?
“Ci ho messo qualche anno. In genere ho una sedimentazione lunga e una stesura rapida. Se pensi che il mio libro su Calvino – il mio primo libro – l’ho composto lungo più di un decennio, si farà un’idea dei miei tempi. Però, quando finalmente giungo sulla pagina, allora posso scrivere ore e ore senza interruzioni, aspettando che la notte finisca e le prime luci del mattino mi diano il benvenuto del nuovo giorno. O almeno è stato così per molto tempo, perché in seguito ho adottato forme di scritture più brevi che fanno fare rima al tempo del pensare e a quello dell’eseguire. Questo avviene in massimo grado con la poesia e con il teatro.”
C'è stata qualche sfida particolare che hai dovuto affrontare nella stesura del libro - o, anche, che ti eri posto tu stesso precedentemente?
“La sfida maggiore è consistita nel fare emergere un sentimento di Napoli che non perdesse mai di vista la sua reale vita, la sua forma urbana, le persone che ci vivono. Vent’anni fa, mentre scrivevo il libro, di Napoli si parlava perlopiù male e con paura. Anche chi veniva nelle isole vicine, preferiva “saltarla”. Raccontarla senza esaltarla e allo stesso tempo rendendole giustizia è stato uno degli obiettivi del libro.”
NAPOLI NEL CUORE E NELLA MENTE DI ILLUSTRI PERSONAGGI
Quella a cui si assiste tra le pagine è un po' una cronistoria di Napoli dagli anni '70 in avanti. Quanto è cambiata la città e tutto l'ecosistema che si muove al suo interno nel corso del tempo? E quanto sei cambiato tu, al contempo, nel tuo rapporto con la città?
“Oggi Napoli vive giorni di tumulto turistico. Basti andare lungo via Toledo per vedere un fiume di persone che va e viene, viene e va. Camminando, a volte mi chiedo cosa rimarrà di questa reiterata invasione. Mi chiedo se la solitudine e l’abbandono del passato saranno fecondate dagli sguardi dell’oggi. Ecco che mi metto a sognare e nel sogno convoco tutte le persone che hanno avuto Napoli nel cuore e nell’intelletto e ne sono rimaste segnate a vita o a morte. Penso ai Caccioppoli, alle Francesche Spada, ai Luigi Incoronato, agli Antonio Neiwiller, ai Luciano Cilio; ma anche ai Domenico ed Ermanno Rea, ai Michele Prisco, ai Luigi Compagnone, ai Raffaele La Capria; e mi dico come fare sintassi tra l’ieri e l’oggi.
Penso ad Anna Maria Ortese che vide la città come “un paradiso incolto di colori, di deserti, di tumulti, di silenzi mai più incontrati; di prospettive tanto aeree che non sai più se appartengono al mondo o all’immaginazione; di palazzi gentilissimi, quasi disabitati; di giardini e orti che il sole scalda e le nuvole velano di una malinconia beata; Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo di pinnacoli audaci, come sipari tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratte al tempo che spense la Grecia, gli Dèi, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di cupe corti spagnole”. E quando ci penso, guardo in alto e cerco l’Aleph di Napoli, che ho messo in una mia favola. Ma di cosa si tratti, ti parlerò la prossima volta, se vorrai.”
Napoli è tante cose, come tu stesso ci hai permesso di scoprire con il tuo lavoro, ma è soprattutto arte e musica. Se il tuo libro fosse una canzone, qualche sarebbe?
“Prima di tornare a Napoli da Milano, vidi un documentario dedicato a un allora quasi sconosciuto Pino Daniele, il quale aveva già scritto “Napule è”, dove in passaggio si dice che Napoli è una camminata. Lo è anche per me.”
Con Giùnapoli abbiamo fatto un nostalgico tuffo nel passato: guardando al futuro, hai nuovi progetti in essere o pronti a prendere vita?
“Spero che non sia stato un tuffo nostalgico; ma un tuffo nell’energia che sempre si trasmette al corpo quando ti metti ad immaginare. Tra qualche giorno va in scena il mio nuovo spettacolo teatrale. S’intitola “I sogni di Annaclara”. E’ il secondo tassello di un trittico che ha preso forma con “Il Purgatorio dei viventi”, che a marzo tornerà sulle scene al teatro Mercadante. Il teatro, la poesia, la radio sono gli strumenti che più uso nel presente. In attesa di riuscire a finire un libro che porto con me da anni. Un libro dedicato a Palermo, la città dove sono nato e dove, dopo un lungo periodo di latitanza, torno sempre più spesso.”