Governo, sull’assalto alla Cgil Lamorgese contestata in Parlamento, Fdi invoca le dimissioni

19 ottobre 2021, ore 19:30

Intanto il Consiglio dei ministri vara il Documento programmatico di bilancio: linea guida per una manovra da 23 miliardi di euro. Dentro, il taglio del cuneo fiscale, modifiche al reddito di cittadinanza, il superbonus fino al 2023, quota 102 per gli statali

Da un lato respinge le accuse di “strategia della tensione”, lanciate da Giorgia Meloni quando per la prima volta i fatti di Roma venivano trattati in Aula, la ministra Luciana Lamorgese. Ma dall’altro lato riconosce che il 9 ottobre nel centro di Roma più di qualcosa non ha funzionato. A dieci giorni esatti dall’assalto alla sede nazionale della Cgil, dalle devastazioni compiute dai manifestanti che si erano raccolti nel centro di Roma per manifestare contro il green pass, la titolare del Viminale, il ministro maggiormente sotto attacco in queste settimane, si presenta alle Camere per un’informativa. Parla di quello che è successo nel centro di Roma, di quel pomeriggio culminato negli “otto angoscianti minuti” di assalto alla Cgil, della manifestazione del 16 ottobre a Milano, e degli ultimi disordini al porto di Trieste, giustificando le falle – evidenti, innegabili – nella gestione dell’ordine pubblico con frasi che suonano come “non potevamo immaginare che ci fosse tutta questa gente e che le intenzioni dei manifestanti fossero queste”.


Le contestazioni

Il suo discorso è interrotto dagli applausi, pochi, di parte della maggioranza, ma soprattutto dalle contestazioni di Fratelli d’Italia. Non le lasciano finire la frase i deputati di Giorgia Meloni, quando fa riferimento a Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova. La ricostruzione secondo cui non sia stato fermato nonostante avesse annunciato dal palco di piazza del Popolo l’intenzione di dirigersi verso la Cgil, dice la ministra, “è volta a gettare fango sull’operato delle forze dell’ordine”. Ed è su questo punto che si scatenano le prime contestazioni dell’opposizione: “No, sul tuo operato”, urlano alcuni deputati di Fratelli D’Italia. I “vergogna” e i “basta”, provenienti sempre dagli scranni alla destra della ministra, si sprecano. E quando, pochi minuti prima delle 15, Lamorgese finisce di parlare, parte il coro: “Dimissioni, dimissioni”, smorzato dopo qualche secondo dai richiami all’ordine del presidente della Camera Roberto Fico.



Le spiegazioni

Le spiegazioni sui fatti di Roma sono dettagliate, ma basta anche l’asciutta cronaca fatta di cifre e orari a far capire che qualcosa è andato storto. Che ciò che, per quello che è il ruolo di chi gestisce l’ordine pubblico, doveva essere messo almeno astrattamente in conto non è stato previsto. “Ci si è interrogati sulla sottovalutazione dell’evento – dice Lamorgese – anche a causa di difetti della comunicazione, ad esempio gli organizzatori della manifestazione, nel dare il preavviso, avevano previsto circa mille persone”. Chi aveva la gestione della piazza ha disposto 840 uomini delle forze dell’ordine e ha considerato che potessero arrivare nella capitale 3-4mila manifestanti, non di più. In piazza, invece, ce n’erano almeno il triplo. La polizia, in sostanza, secondo la ricostruzione della ministra, si è trovata spiazzata e quando alle 16.30 Castellino ha annunciato quello che sarebbe stato l’assalto alla Cgil non è riuscita a fermarlo. Se non provando, vanamente, di prendere tempo per ridisporre gli uomini. “E’ palese – ammette Lamorgese – che non si sia riusciti a contenere tutti i propositi criminali da cui era mossa la parte violenta dei manifestanti. Il deficit di sicurezza che si è determinato ha superato ogni ragionevole previsione”. Fatti come quelli del 9 ottobre, continua la ministra “non devono più ripetersi”. Guarda a un futuro che si preannuncia su questo fronte molto complicato: se fino ad oggi, secondo i numeri raccolti dal Viminale, gli episodi di violenza si sono registrati solo nel 3,4% delle 5.569 manifestazioni che si sono svolte da febbraio 2020 ad oggi, nelle prossime settimane le turbolenze potrebbero essere in crescendo. “Siamo attesi a un periodo molto impegnativo – avverte – sono emersi nuovi obiettivi sensibili da proteggere”. La sede della Cgil, che il 9 ottobre era forse il più sensibile degli obiettivi, non è stato tutelato a sufficienza.


Milano

Lamorgese si sofferma poi sulla manifestazione di Milano, dove il 16 ottobre sono stati arrestati degli anarchici che hanno provato a deviare il corteo per andare verso la Cgil, e su quelli di Trieste, dove è stato bloccato per qualche giorno un molo del porto, da persone contrarie al Green pass. “Ci sono analogie con Roma”, dice. Dall’opposizione, allora, durante il dibattito, le chiedono perché il pugno di ferro è stato usato solo davanti al porto del capoluogo del Friuli Venezia Giulia e non anche nella Capitale. La Lega, dal canto suo, coglie la palla al balzo e sferza un altro attacco: “Valutiamo molto negativamente la sua intransigente linea di auto deresponsabilizzazione che rileva essere una costante fissa sulle materie di competenza del Viminale”, dice Gianni Tonelli. “Guidare il Viminale è un fardello – incalza – non si può fare il ministro usando i guanti bianchi, declinando le proprie responsabilità”. La crepa si allarga, e all’orizzonte non si vedono margini di sereno.



Il nuovo Ulivo

Intanto neanche il tempo di festeggiare una vittoria, anzi un "trionfo", che Enrico Letta si deve rimettere al lavoro. Non solo con il suo ritorno all'attività legislativa, dallo scranno della Camera vinto alle suppletive di Siena. Ma anche e soprattutto nell'impresa di "federare" un "campo largo". Così largo da comprendere forze che vanno dai Cinque Stelle a Carlo Calenda: "Siamo per le sfide impossibili, questo è il nostro mantra. Mission impossibile, come Tom Cruise", scherza il segretario. Ma in mattinata. il leader di Azione, Carlo Calenda, ha continuato a intimare l'altolà alle tentazioni di Nuovo Ulivo durante tutta la campagna elettorale e ricomincia oggi, a 24 ore dalla chiusura dei seggi: "Attenzione Enrico Letta, la sconfitta di sovranisti e populisti risulterà vana se continuerete a dare ossigeno ai 5S e a non capire che la frattura oggi è tra elettorato responsabile, democratico ed europeista e chi cavalca disagio e paure. destra e a sinistra". Parole che trovano orecchie attente anche dentro al partito, da chi lavora per evitare che il Pd "si sbilanci a sinistra" sacrificando la sua anima riformista. Un braccio di ferro che nel Pd non si è mai davvero interrotto.


La manovra

La proroga del Superbonus e degli incentivi per l’edilizia, l’innovazione tecnologica, l’aumento dei fondi per la gratuità dei libri di testo nella scuola dell’obbligo, il taglio delle bollette e il restyling del Reddito di cittadinanza. Sono alcune delle misure del Documento programmatico di bilancio approvato dal Cdm. Tra i provvedimenti, anche «più risorse per sanità, anziani non autosufficienti, scuola e trasporto pubblico. Un importante fondo pluriennale per gli investimenti pubblici». Grazie alla crescita dell’economia migliore del previsto, il governo licenzia una manovra espansiva per il 2022 da 23-25 miliardi di euro. Di questi, la posta maggiore va alla riduzione delle tasse. Si parla di 8-9 miliardi, di cui 2,3 miliardi già stanziati con la precedente legge di Bilancio e più di 4 miliardi frutto di maggiori entrate con la fatturazione elettronica. Tensioni però nella maggioranza, ci sono i distinguo soprattutto della Lega.

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Tags: Cdmù, Lamorgese, manovra, Meloni

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