Hollywood si spacca sulla guerra a Gaza: oltre 1.200 firme contro il boicottaggio del cinema israeliano

Hollywood si spacca sulla guerra a Gaza: oltre 1.200 firme contro il boicottaggio del cinema israeliano

Hollywood si spacca sulla guerra a Gaza: oltre 1.200 firme contro il boicottaggio del cinema israeliano


La lettera si rivolge direttamente ai quasi 4.000 firmatari del documento pro-Palestina, chiedendo loro di “riesaminare la propria posizione”

Nuovo capitolo nella frattura che sta dividendo il mondo dell'intrattenimento sulla guerra tra Israele e Hamas. Oltre 1.200 figure di spicco dell'industria cinematografica e televisiva – tra cui attori, registi, produttori e sceneggiatori – hanno firmato una lettera aperta per denunciare l’appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane, promosso in primavera dal collettivo Film Workers for Palestine.

HOLLYWOOD È DIVISA IN DUE

La lettera, diffusa oggi da due organizzazioni non profit, Creative Community for Peace e The Brigade, si rivolge direttamente ai quasi 4.000 firmatari del documento pro-Palestina, chiedendo loro di “riesaminare la propria posizione”. Tra i volti noti che avevano appoggiato il boicottaggio figurano nomi del calibro di Emma Stone, Joaquin Phoenix e Olivia Colman. In risposta, l’altra parte di Hollywood ha voluto far sentire la propria voce. Tra i firmatari della nuova lettera spiccano personalità come Liev Schreiber, Mayim Bialik, Debra Messing, Gene Simmons, Sharon Osbourne, Greg Berlanti, Jerry O’Connell, Howie Mandel, Jennifer Jason Leigh, Lisa Edelstein, Anthony Edwards e il produttore miliardario Haim Saban.

LA FORZA DEL CINEMA COME ARMA DI PROPAGANDA

“Conosciamo il potere del cinema. Conosciamo il potere della narrazione. Ecco perché non possiamo restare in silenzio quando una storia viene trasformata in un’arma, quando le menzogne si travestono da giustizia e quando gli artisti vengono indotti in errore ad amplificare propaganda antisemita”, si legge nel testo. La lettera accusa apertamente l’impegno di Film Workers for Palestine di essere “un documento di disinformazione che promuove una censura arbitraria e la cancellazione dell’arte”. E ancora: “Censurare proprio quelle voci che cercano di trovare un terreno comune ed esprimere la loro umanità è sbagliato, inefficace e rappresenta una forma di punizione collettiva”.

L’appello contro il boicottaggio – anticipato da Variety – arriva in un clima sempre più teso dentro e fuori Hollywood, dove le posizioni sul conflitto israelo-palestinese continuano a spaccare l’opinione pubblica e la stessa comunità artistica. A distanza di quasi un anno dall’inizio delle ostilità, lo scontro si è ormai spostato anche sul terreno culturale, con il cinema – ancora una volta – al centro della battaglia simbolica.



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