La Classifica Censis delle Università italiane edizione 2026/2027, cosa c'è da sapere
14 luglio 2026 alle ore 14:20, agg. alle 14:13
Crescono le immatricolazioni: +19,8% in dieci anni
Il nuovo ranking annuale degli atenei statali e non statali in base a strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio, livello di internazionalizzazione, comunicazione e occupabilità. Disponibili anche le classifiche della didattica delle lauree triennali, dei corsi a ciclo unico e delle magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali
LA CLASSIFICA ELABORATA DAL CENSIS
La nuova Classifica Censis delle Università italiane. Anche quest’anno sono disponibili le classifiche delle università italiane elaborate dal Censis e diventate ormai un appuntamento a supporto dell’orientamento di migliaia di studenti pronti a intraprendere la carriera universitaria, che si replica oramai da oltre 25 anni. Si tratta di un’articolata analisi del sistema universitario basata sulla valutazione degli atenei (statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) relativamente a: strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità. A questa classifica si aggiunge il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali, dei corsi a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali. Complessivamente sono 70 graduatorie, a partire da una batteria di oltre 960 variabili considerate, che possono aiutare i giovani e le loro famiglie a individuare con più consapevolezza il percorso di formazione.
CRESCONO LE IMMATRICOLAZIONI
Crescono le immatricolazioni: +19,8% in dieci anni. Negli ultimi dieci anni, ovvero tra l’anno accademico 2015-2016 e l’anno accademico 2025-2026, la platea degli immatricolati agli atenei tradizionali è cresciuta quasi del 20,0% (19,8%). Secondo i dati provvisori dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti Universitari anche per l’anno accademico 2025-2026, le immatricolazioni negli atenei tradizionali sembrano tenere (+0,9%), una variazione positiva coerente con il trend espansivo del lungo periodo. Il maggior numero di immatricolazioni non si è però distribuito in egual misura nelle diverse aree geografiche del Paese. A livello territoriale si osserva che, sebbene il segno positivo sia presente in tutte le aree, sono gli atenei del Centro a registrare un incremento maggiore di immatricolazioni (+2,3%). Sono, invece, inferiori al punto percentuale gli incrementi riportati dagli atenei appartenenti alle altre ripartizioni geografiche: +0,8% per gli atenei del Nord-Ovest, +0,4% per gli atenei del Nord-Est, +0,2% per gli atenei meridionali ed insulari.
PREVALE LA PROVENIENZA DAI LICEI
Immatricolati: prevalgono i liceali, ma aumentano professionali e internazionali. Si conferma tra gli immatricolati la prevalenza dei liceali che, all’avvio dell’anno accademico 2025-2026, erano il 57,9% dei neostudenti universitari (di questi il 28,6% provenienti dal liceo scientifico). La rimanente quota è composta per il 22,3% da diplomati dell’istruzione tecnica, per il 7,3% da diplomati dell’istruzione professionale e dal 6,7% da immatricolati internazionali in possesso di un diploma estero. Confrontando gli ultimi dati con quelli di dieci anni prima si osserva una riduzione degli immatricolati liceali che nell’anno accademico 2015-2016 erano il 68,4% del totale. Stabili gli immatricolati con diploma di istruzione tecnica (erano il 22,4%), in aumento gli immatricolati provenienti dagli istituti professionali (erano il 5,5%) e quelli con diploma estero che dieci anni fa erano il 2,5%, ovvero quasi un terzo della quota attuale. Di questi circa il 70,0% ha un’origine extraeuropea, provenendo per il 30,6% dall’Asia e per il 28,3% dall’Africa. Mentre la quota di immatricolati asiatici si mantiene costante nel tempo (erano il 30,0% degli immatricolati con diploma estero nell’a.a. 2015-20216), quella di immatricolati africani è quasi raddoppiata (nell’a.a. 2015-2016 erano il 15,9%). Gli immatricolati internazionali di origine europea, invece, diminuiscono passando dal 40,4% al 32,8%.
I mega atenei statali (con oltre 40.000 iscritti). Anche quest’anno le prime due posizioni sono occupate in maniera stabile dall’Università di Padova, prima con un punteggio complessivo di 91,2, e dall’Università di Bologna (87,8). Sale in terza posizione la Sapienza di Roma che con 86,0 punti scalza l’Università di Pisa che retrocede in quarta (85,5). Perdono una posizione rispetto allo scorso anno anche l’Università Statale di Milano e l’Università di Firenze che scendono al quinto e al sesto posto, riportando, nell’ordine, i punteggi di 85,3 e 84,7. Salda, in settima posizione, è l’Università di Palermo (84,3), a cui si accoda all’ottavo posto l’Università di Torino, che con 83,8 cala di due posizioni. Chiudono la classifica dei mega atenei l’Università di Bari (79,7) e l’Università di Napoli Federico II (74,2), rispettivamente, in penultima ed ultima posizione.
I grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti). Resta al vertice l’Università della Calabria con un punteggio totale di 91,7, superiore a quello dell’Università di Pavia (90,2), anch’essa stabile in seconda posizione. Terza in graduatoria è l’Università di Cagliari che con il punteggio totale di 88,5 scala due posizioni e precede l’Università di Parma (88,3,), stabile al quarto posto. Al quinto si colloca quest’anno l’Università di Perugia (86,7, -2 posizioni). Salda al sesto posto l’Università di Salerno con un punteggio di 84,5 ex aequo con l’Università di Milano Bicocca che, invece, guadagna una posizione; si accodano le Università di Roma Tor Vergata (settima, +1 posizione) e di Chieti Pescara (ottava, +6 posizioni), con i punteggi complessivi di 84,3 e di 84,2. Perdono una posizione ciascuna le Università di Genova (83,2) e di Modena e Reggio Emilia (83,0), rispettivamente nona e decima in graduatoria. Scende di una posizione anche l’Università di Verona (82,3), collocandosi all’undicesimo posto, seguita dall’Università di Messina (81,5) che, invece, guadagna tre posizioni. Chiudono la classifica dei grandi atenei: l’Università di Ferrara (80,8, tredicesima), l’Università della Campania e l’Università di Roma Tre, quattordicesime a pari merito (80,0), e l’Università di Catania (79,2, quindicesima).
I medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti). Apre quest’anno la classifica dei medi atenei statali l’Università di Sassari, che con il punteggio di 93,2 guadagna la prima posizione, scalandone tre, seguita dall’Università Politecnica delle Marche, che con 92,8 mantiene il secondo posto. In terza, a pari merito, con il punteggio complessivo di 92,7, si collocano l’Università di Trento (-2 posizioni) e l’Università di Udine (-1 posizione). Avanza al quarto posto l’Università di Trieste (91,7), superando l’Università di Siena (90,0) che passa dal terzo posto dello scorso anno al quinto. Stabile al sesto, è l’Università Ca’ Foscari Venezia (89,3). Sale di sei posizioni, occupando il settimo posto in classifica, l’Università del Salento (86,8), mentre resta stabile all’ottavo posto l’Università di Brescia (86,2), inseguita dall’Università del Piemonte Orientale (85,3, nona, -2 posizioni) e di Bergamo (84,7, decima, -1 posizione). Dall’undicesima alla quattordicesima posizione si trovano, nell’ordine: l’Università di Foggia (83,3, +3 posizioni), dell’Insubria (83,2 -1 posizione), dell’Aquila (82,7, +2 posizioni), di Urbino (81,7, -4 posizioni). Si posizionano, infine, al penultimo e all’ultimo posto della classifica dei medi atenei statali l’Università di Napoli Parthenope (81,3, -3 posizioni) e l’Università Magna Graecia di Catanzaro (78,8).
I piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti). Continua a occupare il primo posto l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 95,3, seguita dall’Università di Cassino, anch’essa stabile in seconda posizione con 87,3. Scala tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che guadagna la terza posizione (86,0). Stabili in quarta e quinta posizione sono le Università di Macerata e del Sannio che totalizzano i punteggi di 85,8 e di 84,3. Scende di tre posizioni l’Università della Tuscia, che retrocede in sesta posizione con il punteggio di 84,0. Guadagna, invece, una posizione l’Università di Teramo, settima con 81,0 punti, occupando la settima posizione detenuta lo scorso anno dall’Università della Basilicata che retrocede in ottava (79,0). Chiudono la classifica dei piccoli atenei statali, l’Università del Molise (75,8), penultima, e l’Università di Napoli l’Orientale (73,0), che rientra quest’anno dalla classifica dei medi atenei.
I POLITECNICI
I Politecnici. In vetta anche quest’anno il Politecnico di Milano (con un punteggio di 100,8 punti), seguito dal Politecnico di Torino (94,8), che occupa la seconda posizione. Terzo in graduatoria è il Politecnico di Bari con il punteggio di 85,7. Chiude la classifica lo Iuav di Venezia (83,7).
Gli atenei non statali. Con specifico riferimento ai grandi atenei (oltre 10.000 iscritti) la Luiss si conferma al pari dello scorso anno al vertice della graduatoria con il punteggio totale di 95,8, davanti all’Università Bocconi (92,6) e all’Università Cattolica (79,0), rispettivamente in seconda e terza posizione. Tra i medi atenei non statali (da 5.000 a 10.000 iscritti) è ancora la Lumsa a primeggiare (89,2), seguita dallo Iulm (83,8) al secondo posto. Fanno il loro ingresso come “new entry” l’Università Enna Kore e l’Università di Milano San Raffaele che, con i rispettivi punteggi di 80,0 e 75,4, si collocano in terza e quarta posizione. Chiude la classifica di questo gruppo, l’Università Suor Orsola Benincasa (74,6). Tra i piccoli atenei non statali (fino a 5.000 iscritti), la Libera Università di Bolzano mantiene la prima posizione (con un punteggio di 95,8), seguita dall’Università Campus Biomedico di Roma (92,4) in seconda posizione, e da Liuc-Università Cattaneo (90,6) in terza.