Oscar 2025, Io sono ancora qui: trama, cast e recensione del film candidato

Oscar 2025, Io sono ancora qui: trama, cast e recensione del film candidato

Oscar 2025, Io sono ancora qui: trama, cast e recensione del film candidato Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


Ancora una volta una pagina della storia passata che forse potrebbe essere riscritta anche oggi

La notte di Hollywood si avvicina e, per arrivare preparati alla consegna degli Oscar, continua la rassegna dove vengono approfondite le dieci pellicole che hanno ottenuto la candidatura come miglior film. Oggi tocca alla pellicola presentata in Concorso all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, “Io sono ancora qui" di Walter Salles. 

LA TRAMA DEL FILM

Brasile, 1971: un paese nella morsa sempre più stretta della dittatura militare. Qui vive una famiglia numerosa, che prova ad andare avanti con serenità nonostante fuori dalla loro quiete domestica si celi l'esercito. Le notizie drammatiche arrivano soltanto dalla radio o dalla tv e apparentemente non sembrano riguardare le vicende quotidiane dei personaggi. Un giorno però il destino bussa alla loro porta e la bolla di vetro in cui tutti loro vivevano viene frantumata. Al centro di questa storia, tratta dal romanzo omonimo di Marcelo Rubens Paiva, c’è una madre costretta a reinventarsi per sopravvivere e mantenere la stabilità al nucleo familiare.

IO SONO ANCORA QUI, LA RECENSIONE

La forza del sorriso, vero e proprio atto politico e di resistenza. In “Io sono ancora qui” c’è una scena dove un fotografo che deve immortale la famiglia (senza padre) per il giornale locale si oppone alla felicità dei loro volti che con naturalezza ridono senza vergogna. “L’editore chiede dei volti più seri” ribadisce lui più di una volta. Ma la madre assieme ai suoi figli non gli danno ascolto, sfoggiando dei volti sereni e sorridenti. É questo uno dei momenti più potenti della pellicola, che con grazia ed eleganza conquista il cuore e la mente. Ancora una volta una pagina della storia passata che forse potrebbe essere riscritta anche oggi. Qui però non c’è il conflitto mondiale o il razzismo americano, qui siamo a Rio De Janeiro nel bel mezzo della dittatura brasiliana, che tra il 1964 e il 1985 ha perpetrato atti violenti su dissidenti e oppositori.

“Ho avuto la percezione che il film non si stesse rivolgendo agli anni 70 ma alla situazione reale che girava intorno alle riprese” ha ammesso il regista.

Uno sguardo tenero che si posa sulle atrocità. Una donna forte e coraggiosa interpretata magistralmente da Fernanda Torres, che potrebbe mettere i bastoni per il premio come miglior attrice. Spiazza e consola, riscalda il cuore ma allo stesso tempo ci getta davanti alla crudeltà senza mezzi termini. Una pellicola che pone anche grande importanza alla memoria passata, come qualcosa da non dimenticare oggi e da riannodare sempre e comunque per non perdere la bussola nel futuro.

Un film di dettagli, valorizzati e raccontati per dare profondità alla narrazione, ricordandoci come è dalla cura della minuzia che si crea l’affresco più grande.



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