Terrorismo, il ministro Piantedosi in Parlamento: “Esiste il rischio di radicalizzazioni islamiste”

Terrorismo, il ministro Piantedosi in Parlamento: “Esiste il rischio di radicalizzazioni islamiste”

Terrorismo, il ministro Piantedosi in Parlamento: “Esiste il rischio di radicalizzazioni islamiste” Photo Credit: Agenzia Fotogramma


Il titolare del Viminale: “Per ora non risultano evidenze concrete e immediate per l'Italia, ma la situazione è tale da richiedere un elevatissimo livello di attenzione, in quanto la minaccia terroristica si presenta spesso in maniera impalpabile e fluida"

Il contesto era quello di un’informativa alla Camera sull'incremento dei flussi migratori. E per l’occasione il ministro dell’Interno Piantedosi ha evocato così il rischio islamista: “Uno dei principali fattori scatenanti dei flussi migratori è costituito dai conflitti armati. E in questo momento alle porte dell'Europa ce ne sono due, la guerra in Ucraina e il conflitto israelo-palestinese, entrambi incerti e suscettibili di provocare un impatto sulle dinamiche dei flussi. Senza dimenticare che il conflitto in Medio Oriente reca con sé anche il rischio di innescare radicalizzazioni islamiste come solo pochi giorni fa è avvenuto in Francia con l'assassinio di un insegnante da parte di un fanatico islamista e ieri sera a Bruxelles con l'uccisione di due cittadini svedesi". Piantedosi ha spiegato anche che le misure di prevenzione sono al massimo livello dallo scoppio della crisi in Medio Oriente. Già subito dopo l'attacco di Hamas a Israele, sabato 7 ottobre, il Viminale ha allertato le prefetture, per rafforzare le misure di protezione agli obiettivi sensibili in tutto il Paese. Inoltre, sia il 10 che il 14 ottobre si è riunito il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto appunto dal ministro dell'Interno. Pure il vicepremier dal suo canto Antonio Tajani ha sottolineato l’importanza della prevenzione.


Il Dpb

Intanto dopo il varo di ieri il Documento programmatico di bilancio (Dpb) è a Bruxelles, poi approderà in Parlamento, al Senato. E allora, frena nel primo semestre 2023 la crescita del Pil italiano, rallentata dalla contrazione del settore industriale e dal mancato recupero nel comparto dei servizi, ma i macro dati attuali prospettano una "graduale ripresa in chiusura d'anno". L'inflazione di fondo, in rallentamento da aprile, è scesa al 5,5% in settembre. Al contempo il calo dei prezzi dell'energia e la postura restrittiva della politica monetaria sembrano favorire la convergenza dell'inflazione verso i valori giudicati coerenti con la stabilità dei prezzi. Il Documento programmatico di bilancio, approvato ieri in Cdm ed inviato al Parlamento e a Bruxelles, tratteggia uno scenario macroeconomico complesso, caratterizzato dal conflitto in corso in Ucraina, dalla politica monetaria aggressiva delle banche centrali e da nuovi possibili shock energetici. Un contesto di cui tiene conto la legge di bilancio appena varata dal governo che, sintetizza il Dpb, cerca "il giusto equilibrio tra l'obiettivo di fornire il sostegno necessario all'economia nell'immediato attraverso misure mirate, e quello di assicurare sia il rientro del deficit al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL, sia un percorso di riduzione credibile e duraturo del rapporto debito/PIL". Un testo ispirato, come ripete spesso il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, a principi di "prudenza". E il titolare del Mef è a Bruxelles per la riunione dell'Ecofin chiamata a cercare un accordo sui nuovi criteri del patto di stabilità. Gran parte delle risorse aggiuntive del 2024, ricorda il Dpb, "saranno utilizzate per la riduzione e il potenziamento del taglio del cuneo fiscale" per il 2024, per "supportare le famiglie più numerose".


Misure

Misure che puntano a "ridurre la pressione fiscale, aumentare il reddito disponibile e sostenere i consumi". La riduzione del cuneo fiscale, specifica il testo, può "conferire ulteriore impulso al mercato del lavoro al fine di preservare e consolidare i progressi conseguiti negli ultimi anni". Mentre il sostegno ai redditi dei lavoratori può "contribuire a limitare pressioni sui salari e i conseguenti effetti sui prezzi, pertanto mitigando le aspettative inflazionistiche sia degli operatori economici sia dei mercati finanziari". Il Dpb annota che i primi provvedimenti sulle aliquote "gettano le fondamenta dell'ambizioso programma di medio-lungo termine del Governo, che include, la riforma complessiva del sistema fiscale, nella quale particolare attenzione sarà data alla modifica del regime delle famiglie". La revisione del sistema fiscale, sottolinea il documento, "è una delle riforme chiave".


La legge

La legge di bilancio approvata ieri a Palazzo Chigi punta ad aiutare soprattutto i redditi medio bassi, tra nuova modulazione delle aliquote Irpef e conferma del taglio del cuneo fiscale per il 2024. Il testo viaggia di pari passo con i primi due decreti attuativi della delega fiscale che avviano, oltre alla riforma delle aliquote Irpef, un nuovo modello di Ires per agevolare le assunzioni e la global minimum tax per le multinazionali. In totale i due provvedimenti valgono circa 28 miliardi, 24 destinati alla manovra e il resto per la rimodulazione del fisco. La copertura delle misure è ottenuta tramite 15,7 miliardi di scostamento di bilancio, 5 miliardi di tagli - in particolare alle attività dei ministri - 2,6 di rimodulazione delle spese, e aumento delle accise sui tabacchi. "Tra i fattori che incidono negativamente sul fabbisogno nell'anno corrente rileva in particolare l'elevato ammontare dei crediti d'imposta legati alle incentivazioni relative al settore edilizio; questo fattore impatta anche sulle proiezioni di cassa per gli anni futuri", annota il Dpb.


Il testo

Nel testo il governo rivendica che la politica economica impostata nell'ultimo anno "è coerente con gli orientamenti espressi dalla Commissione europea". Poi chiarisce che nell'attuale fase di progressiva discesa e stabilizzazione dei prezzi dei beni energetici, "in assenza di nuovi shock, le misure di sostegno saranno gradualmente ritirate entro il 2024". Nel 2024 e 2025 "il rapporto debito/PIL calerà lievemente fino al 139,9 per cento", riporta il documento, anche grazie ad un parziale utilizzo delle disponibilità liquide del Tesoro e all'avvio di un piano di dismissioni di partecipazioni dello Stato.



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