Train Dreams, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026

Train Dreams, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026

Train Dreams, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026 Photo Credit: Netflix


Diretto da Clint Bentley, presentato in anteprima al Sundance Film Festival e arrivato qui da noi direttamente su Netflix

Si conclude oggi sul nostro sito la rassegna dedicata alle dieci pellicole nominate come Miglior Film agli Oscar 2026

Dopo Una battaglia dopo l’altra, I Peccatori, Bugonia, L’agente segreto, Hamnet, Marty Supreme, Frankenstein, F1, oggi tocca al film che nessuno aveva visto arrivare e che, attraverso la sua grazia, si imposto nella rosa dei dieci che corrono per portare a casa il premio più succulento. Stiamo parlando di Train Dreams, diretto da Clint Bentley, presentato in anteprima al Sundance Film Festival e arrivato qui da noi direttamente su Netflix, senza passare per il grande schermo.

TRAIN DREAMS, LA TRAMA

La storia è ambientata all'inizio del XX secolo. Robert Grainier, mentre è alle prese con il lavoro per la costruzione delle ferrovie negli Stati Uniti, affronta le sfide di un mondo in rapido cambiamento, trovando bellezza e brutalità nelle foreste che ha contribuito a trasformare.

TRAIN DREAMS, LA RECENSIONE

Un “western” silenzioso e misurato, atipico ma sorprendentemente grazioso. C’è una semplicità solo apparente in Train Dreams, una semplicità che lentamente si rivela carica di malinconia e di forza evocativa. L’adattamento firmato da Clint Bentley trasforma la storia in un racconto intimo e contemplativo, capace di guardare all’esistenza umana con la stessa pazienza con cui si osserva un paesaggio che cambia nel tempo. Il film costruisce il ritratto di una vita ordinaria, ma lo fa con una delicatezza che lo rende profondamente toccante. La natura diventa una presenza viva, quasi una coscienza silenziosa che accompagna gli uomini. In questo mondo selvaggio e indifferente, l’essere umano appare minuscolo, fragile. Bentley filma questa fragilità senza retorica. Il suo sguardo insiste sull’inevitabilità del destino e sulla sensazione di impotenza che accompagna l’esistenza dei suoi personaggi. Non si tratta soltanto di fatalismo: nel racconto emerge anche l’amara consapevolezza dell’ingiustizia, della casualità con cui la vita distribuisce dolore e perdita. Ne nasce così un’opera sobria ma intensa, che trova la sua forza proprio nella sottrazione. Un racconto di solitudine, di lavoro e di natura che osserva l’uomo con lo stesso silenzio con cui la foresta guarda passare le stagioni.

POSSIBILITÀ DI VITTORIA

Appare superfluo specificare che questa pellicola non ha alcuna possibilità di portare a casa il premio; ciò che è importante sottolineare, però, è come la scelta di candidarla l’abbia valorizzata, portandola all’attenzione del pubblico. Si perchè Train Dream non merita il dimenticatoio, è un film che merita di essere gustato e apprezzato.



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