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Omicidio Aurora Tila: in appello l'ex fidanzato confessa, l'ho uccisa io

Omicidio Aurora Tila: in appello l'ex fidanzato confessa, l'ho uccisa io

Photo Credits: ANSA FOTO/NSTAGRAM AURORA TILA

Maria Paola RaiolaMaria Paola Raiola
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In primo grado, il ragazzo, all'epoca dei fatti 15enne, era stato condannato a 17 anni di carcere. Confessione che chiude un cerchio, per il legale della madre di Aurora, uccisa a soli 13 anni

Il ragazzo, all’epoca dei fatti 15 enne, ha ammesso di essere stato lui a uccidere Aurora, l’ex fidanzatina di soli 13 anni, morta dopo essere precipitata dal settimo piano del palazzo in cui viveva a Piacenza il 25 ottobre 2024. Il giovane che, in primo grado, era stato condannato a 17 anni dal tribunale dei minori e che si era sempre professato innocente, ha parlato durante il processo di appello, cambiando versione dei fatti e scusandosi per il gesto e per il fatto di aver aspettato tanto ad ammetterlo. "Con la confessione si chiude un cerchio”, ha detto l’avvocato che assiste la madre della vittima, augurandosi però che ciò non porti a uno sconto di pena per lui. Le indagini avevano appurato che la ragazzina era vittima di una relazione tossica, il giovane oggi reo confesso avrebbe colpito Aurora mentre lei tentava disperatamente di aggrapparsi alla ringhiera, facendola precipitare nel vuoto. 

Delitto terribile maturato nell'ambito di una relazione tossica

La responsabilità per l'omicidio, per la sentenza di primo grado, erano supportate da prove schiaccianti, definite "granitiche". Come le dichiarazioni delle persone che avevano assistito alla scena e sentito le grida di Aurora. Il giovane oggi reo confesso, in quel terribile pomeriggio, spinse la ragazza dal balcone, colpendola poi alle mani con le ginocchia per farla cadere quando era rimasta aggrappata, in un tentativo disperato di salvarsi. Dalle carte dell'accusa era emerso anche come Aurora, nelle settimane precedenti alla morte, volesse interrompere la storia, ma l'imputato aveva continuato a perseguitarla, fino a chiederle un ultimo appuntamento. "Il mio piano di vendetta inizia da ora mercoledì 9 ottobre alle ore 2.50", scriveva il giovane. La 13enne, spaventata, si era rivolta perfino a ChatGpt, per avere consigli: "Secondo te dovrei lasciarlo?", domandava Aurora tra l'estate del 2024 e i primi giorni di ottobre. Proprio queste conversazioni tra la vittima di femminicidio e l'intelligenza artificiale, agli atti dell'inchiesta, secondo il tribunale per i minorenni contribuiscono a provare lo stalking. Aurora è apparsa infatti attendibile quando "con estrema franchezza" scriveva a ChatGpt "per comprendere come comportarsi in quella delicata e soffocante situazione". Elementi, peraltro, in linea con le confidenze della ragazzina ad amiche, familiari e all'educatrice dei servizi sociali che seguiva il nucleo. Sempre il tribunale minorile, nella sentenza di primo grado, evidenziava come l'ex, proprio il giorno prima, avesse detto ad un amico che voleva uccidere la 13enne. Circostanza riferita da un compagno di cella, poi sentito come testimone nel processo di primo grado. Era questo il motivo per cui il ragazzo portò con sé un cacciavite, poi sequestrato. Ed è alla luce di questo che vanno letti i messaggi inviati da lui a lei per vedersi: "Domani ultima volta, poi mai più" e "Ti prometto che dopo l'uscita di venerdì non ti cercherò mai più". Mentre lei sperava che quell'incontro avrebbe stemperato l'esasperazione, lui aveva già deciso che l'avrebbe uccisa. Un'intenzione che non aveva mai ammesso, fino ad oggi.