Ancora scontri a Parigi dopo il sì alla riforma delle pensioni, i sindacati sul piede di guerra contro Macron

Ancora scontri a Parigi dopo il sì alla riforma delle pensioni, i sindacati sul piede di guerra contro Macron

Ancora scontri a Parigi dopo il sì alla riforma delle pensioni, i sindacati sul piede di guerra contro Macron Photo Credit: foto agenzia fotogramma.it


Il Consiglio costituzionale francese ha dato il via libera alla riforma delle pensioni. Per uscire dal lavoro l’età passa da 62 a 64 anni. Respinta anche la richiesta di referendum

“Lanciamo un appello a Macron a non promulgare questa legge. Se lo farà, non potrà più controllare il Paese, non si governa contro il popolo”, è quanto ha dichiarato Sophie Binet, la neo segretaria del sindacato più potente, la Cgt. I sindacati e l'opposizione, dopo tre mesi di protesta, sono sul piede di guerra e si dicono pronti a tutto. L’annuncio è arrivato solo pochi minuti dopo il via libera del Consiglio costituzionale alla quasi totalità della contestata riforma delle pensioni. In centinaia si sono scesi per strada e si sono radunati all'Hotel de Ville di Parigi, sulla Promenade des Anglais a Nizza, ma anche a Marsiglia, a Tolosa, a Lione e in decine di altre città. In poco meno di un'ora, le manifestazioni spontanee si sono trasformate in cortei, uno diretto a Concorde, altri spontaneamente verso République e piazza della Bastiglia.


Gli scontri

Proprio nella capitale, sulla rue de Rivoli si sono verificati violenti scontri tra i manifestanti e la polizia. Vetrine infrante e incendi di cassonetti, il tutto davanti alle finestre della sindaca Anne Hidalgo, dove è andata a fuoco anche una rastrelliera di biciclette elettriche. “Fin d'ora, respingiamo l'invito di Macron a un incontro martedì prossimo”, ha rincarato Sophie Binet attorniata dai manifestanti. L'invito ad un incontro pacificatore era arrivato nel primo pomeriggio dal capo dell'Eliseo, anche se le parti restano più lontane che mai.


Il verdetto del Consiglio costituzionale francese

I saggi, così si chiamano, hanno approvato l'articolo che aumenta da 62 a 64 anni l'età minima pensionabile, ma anche la bocciatura dei correttivi sociali e il referendum popolare sulla riforma. “La lotta continua”, ha sintetizzato il tribuno della sinistra Jean-Luc Mélenchon, gli scioperi si moltiplicheranno, così le manifestazioni. Stasera c'è stato soltanto l'anticipo, decine di cortei sono già previsti per domani. Intanto i sindacati e l'opposizione sono al lavoro per una giornata di protesta generale già annunciata per il primo maggio. La sentenza dei saggi, che qualcuno aveva previsto ma che contraddice la maggioranza dei costituzionalisti chiamati ad azzardare le loro previsioni dai media nei giorni scorsi, ha mandato in frantumi qualsiasi abbozzo di dialogo sociale che era stato ipotizzato nelle ultime ore.


Marine le Pen e Elisabeth Borne

Strategia diversa, anche se di opposizione alla legge sulla riforma delle pensioni, quella di Marine Le Pen, che guarda prima di tutto al 2027 e alle sue ambizioni presidenziali: “La sorte politica della riforma delle pensioni non è decisa, il popolo ha sempre l'ultima parola e spetterà al popolo preparare l'alternativa che tornerà su questa riforma inutile e ingiusta” ha detto. “Questa sera non ci sono né vincitori né vinti”, ha sostenuto invece, la premier Elisabeth Borne che ha cercato in tutti i modi di gettare acqua sul fuoco. Per i servizi di comunicazione del suo governo con questa riforma il sistema pensionistico francese sarà in equilibrio entro il 2030.



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