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Attentato a Ranucci, domani l'interrogatorio di Lavitola davanti ai pm

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Author image Tommaso Angelini

07 luglio 2026 alle ore 20:00, agg. alle 19:44

L'ex editore, amico del giornalista di Report, è indagato come presunto mandante dell'esplosione davanti alla casa del conduttore di Report. Al vaglio degli investigatori telefoni, pc e nuovi elementi raccolti nell'inchiesta

L'inchiesta sull'attentato esplosivo contro il giornalista Sigfrido Ranucci entra in una fase decisiva. Domani l'ex editore e imprenditore Valter Lavitola sarà ascoltato dai magistrati della Procura di Roma, che lo hanno iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di aver avuto un ruolo nell'organizzazione dell'attacco avvenuto nell'ottobre dello scorso anno davanti all'abitazione del conduttore di "Report". Gli investigatori stanno cercando di capire se possa essere stato il mandante dell'azione, mentre proseguono gli accertamenti sul materiale informatico sequestrato durante le recenti perquisizioni.


L'INTERROGATORIO E LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA

L'interrogatorio arriva pochi giorni dopo l'operazione che ha portato all'arresto di quattro persone, ritenute gli esecutori materiali dell'attentato. Si tratta di tre uomini e una donna, destinatari di misure cautelari con accuse che comprendono detenzione e utilizzo di materiale esplosivo, porto abusivo di ordigni, minacce e danneggiamento aggravato. Contestata inoltre l'aggravante delle modalità mafiose e, insieme a questi reati, anche quello di strage. La stessa contestazione viene ora mossa, in concorso, anche nei confronti di Lavitola. Secondo la ricostruzione della Procura, l'ex imprenditore avrebbe affidato a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, il compito di trovare persone disposte a reperire l'esplosivo e a collocarlo davanti all'abitazione del giornalista. Gli inquirenti ritengono inoltre che Lavitola abbia preso parte personalmente a un sopralluogo nella zona in cui vive Ranucci. Gli accertamenti sulle celle telefoniche collocano quell'incontro il 15 settembre, circa un mese prima dell'esplosione. La figura di Gomes è considerata centrale nell'indagine. Per gli investigatori avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra il presunto mandante e il gruppo incaricato di eseguire materialmente l'attentato. Dagli atti emerge che dal 2017 l'uomo lavorava per la società Cefalù Srl, che gestisce un ristorante nel quartiere romano di Monteverde riconducibile, secondo la Procura, allo stesso Lavitola.


UNO DEGLI ATTENTATORI ERA FUGGITO 

Le indagini hanno inoltre ricostruito alcuni movimenti successivi all'attentato. Sempre secondo gli inquirenti, Gomes avrebbe messo a disposizione degli altri indagati l'automobile utilizzata nelle fasi preparatorie dell'azione. Poco dopo l'esplosione avrebbe quindi lasciato l'Italia per trasferirsi in Camerun, dove risiederebbe tuttora. È proprio questo trasferimento a rappresentare uno degli elementi su cui si concentra l'attenzione della Procura. Nel decreto di perquisizione i magistrati sostengono infatti che Lavitola si sarebbe interessato direttamente alla partenza di Gomes, organizzandone il rientro nel Paese africano e preoccupandosi anche dell'assistenza legale dell'uomo. A rafforzare questa ipotesi ci sarebbero alcune conversazioni intercettate sull'utenza telefonica della compagna di Gomes. Nelle telefonate la donna si lamenta del fatto che il compagno non sia ancora tornato in Italia e fa riferimento a un certo "Valter" come alla persona da cui dipenderebbe il suo rientro. Per gli investigatori questo elemento contribuirebbe a identificare proprio Lavitola come il soggetto che avrebbe gestito l'allontanamento del presunto intermediario dopo l'attentato.


SEQUESTRATI TELEFONI, COMPUTER E ALTRO

Contestualmente alle perquisizioni disposte lo scorso 4 luglio, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno sequestrato telefoni cellulari, computer e altro materiale informatico riconducibile all'ex editore. I dispositivi saranno ora sottoposti ad approfondite analisi tecniche nel tentativo di individuare ulteriori riscontri alle ipotesi formulate dagli inquirenti e ricostruire eventuali contatti tra gli indagati. La notizia dell'iscrizione di Lavitola nel registro degli indagati ha suscitato sorpresa anche nello stesso Sigfrido Ranucci. Il giornalista ha raccontato di aver mantenuto negli ultimi anni un rapporto personale con l'ex imprenditore, diventato anche una fonte dopo alcune inchieste giornalistiche che lo avevano riguardato. Proprio per questo ha ammesso di aver accolto la vicenda con profondo stupore.


LE PAROLE DI RANUCCI

Ranucci, pur ribadendo piena fiducia nel lavoro della magistratura e dei carabinieri che stanno conducendo le indagini, ha spiegato di essere convinto che l'obiettivo dell'attentato non fosse quello di colpire direttamente lui o la sua famiglia. A suo giudizio l'esplosione avrebbe avuto piuttosto il valore di un messaggio rivolto ad altri attraverso la sua figura. Sul possibile movente, tuttavia, il conduttore di *Report* invita alla prudenza, ricordando che gli stessi atti dell'inchiesta chiariscono come gli investigatori stiano ancora cercando di individuarlo. Il giornalista ha inoltre respinto le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni secondo cui l'attentato sarebbe stato organizzato, paradossalmente, per favorirlo. Una tesi che definisce priva di qualsiasi fondamento, ricordando le conseguenze concrete subite dopo l'esplosione, tra cui i danni economici, l'acquisto di nuove automobili e il rafforzamento delle misure di sicurezza davanti alla propria abitazione. L'interrogatorio previsto domani rappresenterà ora un passaggio cruciale dell'inchiesta. Dalle risposte di Lavitola e dagli accertamenti sui dispositivi elettronici sequestrati potrebbero arrivare nuovi elementi utili a chiarire responsabilità, movente e dinamica di uno degli episodi più gravi che hanno coinvolto un giornalista italiano negli ultimi anni.


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