Caso-Almasri, indagata Giusi Bartolozzi, capo gabinetto del ministro Nordio: “Ha mentito ai magistrati”

Caso-Almasri, indagata Giusi Bartolozzi, capo gabinetto del ministro Nordio: “Ha mentito ai magistrati”

Caso-Almasri, indagata Giusi Bartolozzi, capo gabinetto del ministro Nordio: “Ha mentito ai magistrati” Photo Credit: AnsaFoto.it/Riccardo Antimiani


Domani è prevista la riunione della Giunta per le autorizzazioni che deve decidere sulla richiesta di autorizzazione nei confronti del Guardasigilli, del ministro dell’Interno Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, ma l’ultima parola spetterà poi all’aula

Alla fine, come da previsioni, Giusi Bartolozzi, potente capo di gabinetto del ministero della Giustizia, è indagata dalla procura di Roma per la liberazione di Almasri, il capo della polizia libica. L’accusa parla di false informazioni a un pubblico ministero. Per la stessa vicenda sono indagati il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

L’arresto

Almasri fu arrestato a Torino il 19 gennaio, in forza di un mandato emesso dalla Corte penale internazionale, il principale tribunale per crimini di guerra e contro l’umanità: è accusato di omicidi, torture, stupri e altri gravi crimini. Ma due giorni dopo era stato liberato e rimpatriato in Libia su decisione del governo italiano, un rilascio che aveva creato un caso politico in Italia e un caso giuridico con la stessa Corte.

La Procura

Secondo la Procura Bartolozzi avrebbe fatto dichiarazioni false ai magistrati del tribunale dei ministri, un particolare collegio di giudici che indaga i membri del governo per reati compiuti nell’esercizio delle loro funzioni, e che si sta occupando proprio del caso Almasri. Bartolozzi non è né ministra né parlamentare, quindi non rientra nella procedura giudiziaria riservata a questi incarichi, ma era stata sentita dai giudici per il suo ruolo: le indagini avevano evidenziato anche un ampio coinvolgimento di Bartolozzi nella vicenda. Dalle carte risulta innanzitutto che nei due giorni seguenti all’arresto del generale libico Nordio è stato l’unico ministro sempre assente tra i vari coinvolti: è stato puntualmente sostituito da Bartolozzi in tutte le riunioni riservate convocate da Mantovano e alla presenza dei massimi dirigenti dei servizi segreti. È stata sempre lei a ricevere dal capo della Polizia, Vittorio Pisani, un messaggio su Signal che la informava dell’arresto di Almasri a Torino. Ed era lei a confrontarsi con Mantovano sul da farsi. Il tutto mentre Nordio era a Treviso per il fine settimana, e gli stessi funzionari del ministero non sapevano se e quando il ministro sarebbe tornato nel suo ufficio, o avrebbe o meno letto i documenti che loro gli preparavano.

L’interrogatorio

Eppoi c’è un dettaglio importante, che motiva la formalizzazione dell’accusa a Bartolozzi. Lei nel suo interrogatorio ha detto alle giudici che Nordio era perfettamente al corrente delle informazioni che lei riceveva: «ci sentiamo quaranta volte al giorno, sempre ogni cosa che arriva… noi ci sentiamo immediatamente», ha detto; e ancora: «Io quando ricevo gli atti glieli mandavo». Tuttavia è la stessa Bartolozzi ad aver ammesso di non aver sottoposto al giudizio del Guardasigilli alcune importanti bozze, predisposte dal dipartimento per gli Affari di giustizia, che avrebbero potuto consentire al ministro di confermare (oppure negare) l’arresto di Almasri.


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