Colloqui in bilico tra Iran e Usa. La pressione su Hormuz e le trattative sommerse

Colloqui in bilico tra Iran e Usa. La pressione su Hormuz e le trattative sommerse

Colloqui in bilico tra Iran e Usa. La pressione su Hormuz e le trattative sommerse Photo Credit: ANSA


Difficile conciliare le posizioni americane con quelle iraniane, soprattutto dopo che Teheran ha scoperto l'arma di Hormuz. Il presidente Trump ha fretta, gli Ayatollah no e diventano più forti.

I tavoli negoziali ondeggiano a causa di Hormuz. Lo stretto -aperto chiuso, semichiuso e minato- mette a rischio la negoziazione per la pace tra Usa e Iran. Il Pakistan avverte il presidente Trump sul pericolo che il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani metta in discussione il nuovo round di trattative, previste per oggi a Islamabad.


IL REALISMO DI TEHERAN

"Realismo". Su questo ha insistito il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, mentre si riconcorrono le notizie sul nuovo round di colloqui. "Non siamo affatto ottimisti - ha affermato secondo quanto riporta l'agenzia iraniana Tasnim - siamo realisti". "Il pessimismo nei confronti del nemico è sinonimo di saggezza", ha detto, dopo aver affermato che l'Iran non ha ancora preso una decisione sull’invio dei propri mediatori nella capitale pakistana.


CONTATTI PROBABILI

Ma che ci siano contatti tra i due Paesi belligeranti, lo si evince dall’apertura comunicata in questi minuti, degli aeroporti iraniani. I due principali scali civili di Teheran -Imam Khomeini e Mehrabad- a breve torneranno operativi. Lo ha dichiarato in un comunicato citato dall'Isna l'autorità aeronautica del Paese, dopo le chiusure causate dalla guerra con gli Stati Uniti e Israele. La nota aggiunge che, "a partire da sabato", saranno possibili voli passeggeri da 10 aeroporti in tutta la Repubblica Islamica. Questa novità non può che essere frutto di trattative più o meno sommerse tra Teheran e Washington.


HORMUZ E NUCLEARE: DIFFICILE ACCORDARSI

Intanto, alcuni droni del regime degli Ayatollah hanno colpito una nave militare statunitense in risposta al fermo di un cargo iraniano avvenuto ieri nel Golfo dell’Oman. Uno scenario liquido che scivola sulle dichiarazioni spesso contrastanti del Capo della Casa Bianca, mentre il controllo dei passaggi marittimi attraverso Hormuz diventa un’arma micidiale nelle mani dei Pasdaran. Forti della nuova capacità di incidere sulla finanza globale, i Mullah, che non hanno ancora deciso se invieranno una delegazione a Islamabad, non cederanno alle richieste americane di trasferimento delle proprie riserve nucleari agli Stati Uniti, come richiesto. Nel Frattempo, i negoziatori americani sarebbero in viaggio, ma il vicepresidente JD Vance, inizialmente annunciato, arriverà solo in un secondo momento a colloqui avviati.  Il presidente iraniano Pezeshkian, nel frattempo, lascia aperto uno spiraglio. "La guerra non è nell'interesse di nessuno” ha dichiarato. Compromesso possibile, ma le regole le detta l’Iran, mentre il presidente Trump ha fretta di chiudere




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