Festa del Cinema di Roma 2025, Eddington di Ari Aster: trama e recensione del film

Festa del Cinema di Roma 2025, Eddington di Ari Aster: trama e recensione del film

Festa del Cinema di Roma 2025, Eddington di Ari Aster: trama e recensione del film


Il regista vuole raccontare l’America, e lo fa concentrandosi su una piccola cittadina del New Mexico. Ma invece di concentrarsi su una storia coerente, ci mette dentro tutto

Eddington di Ari Aster è un film che urla troppo e dice poco. Presentato a Cannes e poi nella sezione Best Of 2025 della Festa del Cinema, arriva nelle sale come un puzzle frastagliato: sul piano tecnico è quasi innocuo, lineare e controllato, ma sul piano ideologico è un terremoto confuso, un’esplosione di temi che si accavallano senza mai trovare un ordine.


EDDINGTON, LA TRAMA

Maggio 2020, New Mexico. In piena pandemia di Covid-19, la cittadina di Eddington sembra vivere in una bolla di isolamento e negazione. Lo sceriffo Joe Cross (Joaquin Phoenix) vive una vita apparentemente tranquilla con la moglie Louise (Emma Stone), fragile e instabile, e la suocera Dawn (Deidre O'Connell), fervente complottista. Ma quando lo Stato introduce l’obbligo di mascherina, Joe si ribella pubblicamente, convinto che il virus non abbia mai toccato Eddington. La sua presa di posizione lo porta in rotta di collisione con il sindaco Ted Garcia (Pedro Pascal), ex amante di Louise e simbolo di un approccio opposto: razionale, progressista, ma politicamente ambiguo. Quello che nasce come uno scontro ideologico diventa presto una guerra personale, alimentata da rancori, segreti e ferite mai guarite. Spinto dall’orgoglio e dal consenso crescente, Joe decide di candidarsi a sindaco, trasformando la questione delle mascherine in una crociata politica. La cittadina si divide, la tensione monta mentre un colosso tecnologico tratta per insediarsi in zona e i giovani, tra rabbia e opportunismo, scendono in piazza


EDDINGTON, LA RECENSIONE

Aster vuole raccontare l’America, e lo fa concentrandosi su una piccola cittadina del New Mexico. Ma invece di concentrarsi su una storia coerente, ci mette dentro tutto: armi, Black Lives Matter, George Floyd, social media, polarizzazione, violenza, proteste, politicamente corretto, minoranze, gruppi estremisti, fake news, complottisti, criptovalute, tech company e politica corrotta. Il risultato è prevedibilmente il caos: il film racconta un paese che non sa più distinguere la realtà dalla finzione, e Aster non sceglie mai una parte, mostrando proteste sciocche e slogan vuoti che risultano ridicoli, persino nelle cause più nobili. Al centro c’è lo sceriffo, un uomo che non sa più cosa sia vero, e che reagisce in maniera estrema alla confusione intorno a lui. Phoenix incarna la follia di chi crede con tutto se stesso nelle proprie illusioni, mescolando comicità involontaria e intensità drammatica. La sua corsa alla presidenza diventa una metafora del desiderio di controllo su un mondo che non capisce, fino all’umiliazione pubblica da parte del sindaco che scatena la sua rabbia. La sua maschera (che non é la mascherina del Covid che si rifiuta di indossare) durante l’arco del film assume volutamente i tratti trumpiani. È come se Aster avesse voluto dissezionare, più che raccontare, i germi del disastro che corrode l’America di oggi. Ma invece di scegliere un punto di vista, si limita a osservare: uno sguardo freddo, quasi clinico, che diventa puro voyeurismo. Non c’è giudizio né empatia, solo il desiderio di spalancare gli occhi sul caos, di mostrarne la superficie bruciante. Il film non cerca di capire il mondo in cui siamo precipitati, si accontenta di abbagliarci con il suo orrore, come se l’esposizione continua al disastro fosse già, di per sé, una forma di verità. Non c’è l’allegoria barocca di Beau ha paura: Eddington è più realistico e stracolmo di messaggi e temi. Solo un’immagine riesce davvero a parlare senza parole: un ragazzo che punta una pistola e contemporaneamente filma con il cellulare. La violenza online che

si riversa nel mondo reale diventa la chiave del film: ciò che nasce virtuale, apparentemente innocuo, esplode con effetti drammatici. Pedro Pascal compare come simbolo moderno di fama costruita online: la notorietà virtuale influenza il reale, proprio come la dimensione digitale influenza tutto ciò che accade in città. Eddington è un film ingombrante, pieno di idee ma povero di coerenza. È il ritratto di un’America spaccata, urlante, confusa e a volte ridicola. Qui il cinema smette di funzionare come lente d’ingrandimento e diventa piuttosto un contenitore instabile: non organizza il caos, lo accoglie. Si rifiuta di imporre un senso, lasciando che la confusione del mondo tracimi sullo schermo senza filtri, come se anche l’arte avesse ormai rinunciato al compito di dare forma all’incomprensibile.


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