Governo, dopo il viaggio negli Usa di Draghi, maggioranza divisa: alt di 5S e Lega sulle armi a Kiev

Governo, dopo il viaggio negli Usa di Draghi, maggioranza divisa: alt di 5S e Lega sulle armi a Kiev

Governo, dopo il viaggio negli Usa di Draghi, maggioranza divisa: alt di 5S e Lega sulle armi a Kiev


Le posizioni del presidente del Consiglio espresse a Washington sono adesso all'attenzione dei partiti che sostengono Palazzo Chigi, in vista dell’informativa del capo dell’esecutivo in Parlamento il 19 maggio, alle 9 al Senato, alle 11.30 alla Camera

Da una parte la sottolineatura che Putin non è invincibile, dall'altra l'insistenza affinché si continui a percorrere la strada della pace, per negoziare una tregua con Mosca. Le posizioni del premier Mario Draghi espresse a Washington nella sua missione a stelle strisce sono adesso all'attenzione dei partiti che sostengono il governo, in vista dell’informativa del capo dell’esecutivo alle Camere il 19 maggio.


Il premier

Il presidente del Consiglio a Washington è tornato ad evocare un tavolo per mettere fine al conflitto, sottolineando però che la pace non può essere imposta. La Lega e il  Movimento 5 stelle, da settimane in pressing sul presidente del Consiglio affinché la posizione di Roma sia più prudente e cauta, hanno considerato un segnale importante l'insistenza del premier sulla necessità di evitare una escalation militare nella guerra. Ma entrambi i partiti si apprestano a mettere dei 'paletti' quando Draghi il 19 maggio farà l'informativa alle Camere.


Lega e 5S

Salvini ha fatto sapere di essere contrario all'ulteriore invio di armi a Kiev ("è fondamentale - ha rimarcato - che Italia ed Europa riprendano un ruolo centrale, non a rimorchio di altri. Mai come ora un asse tra Roma, Parigi e Berlino sarebbe fondamentale per il cessate il fuoco"), e così anche Conte, che ha chiesto di nuovo un voto in Parlamento. "Io ho posto questioni politiche con cui mi interrogo con il partito di maggioranza relativa in Parlamento e la popolazione italiana", ha sottolineato, "chiedere che Draghi venga in Parlamento dopo un'emergenza del genere non è irrituale, è un dovere. Irrituale è che in un'emergenza bellica del genere il premier non vada in Parlamento". "Se l'obiettivo è sconfiggere la Russia, potremmo coltivare una escalation militare senza limiti che per me sarebbe una prospettiva folle", ha argomentato.


Il Pd

Il segretario del Pd Letta, invece, appoggia senza se e senza ma l'operato del premier. "Gli europei dovrebbero essere grati a Draghi per quello che ha fatto in America. Ha messo in guardia gli Stati Uniti sulla situazione che c'è in Italia e in Europa, che si fa sempre più complessa. Europeisti e atlantisti hanno il dovere di aiutare l'Ucraina a difendersi, con tutti i mezzi a disposizione, ma gli Stati Uniti hanno il dovere di aiutare l'Europa a trovare un punto di caduta", ha sottolineato. E sulla visita di Draghi a Washington: "Il presidente ha fatto valere la sua voce a Washington per rappresentare bene un clima complesso che c'è in Italia e in Europa: un clima che si sta deteriorando. Credo che la sua fosse la voce che più di chiunque altra, senza secondi fini elettorali, poteva far entrare nell'agenda americana il senso chiaro del deterioramento di questa situazione".



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