Hormuz, Londra e Berlino dicono no a Trump: l'Unione Europea pensa ad un rafforzamento della missione Aspides

Hormuz, Londra e Berlino dicono no a Trump: l'Unione Europea pensa ad un rafforzamento della missione Aspides

Hormuz, Londra e Berlino dicono no a Trump: l'Unione Europea pensa ad un rafforzamento della missione Aspides


Gli alleati freddi sulle richieste del presidente americano di forzare il blocco iraniano sullo Stretto, soltanto la Corea del Sud apre. L’Italia ribadisce la sua posizione: ovvero, il governo non vuole entrare direttamente in guerra in Medio Oriente

La richiesta di aiuto di Donald Trump continua a restare sospesa nel vuoto. Molti Paesi, si è detto certo il tycoon senza lesinare nomi a favor di social network, sarebbero pronti a inviare unità navali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Ma dalle capitali alleate non è arrivata alcuna adesione esplicita.

La cautela

Dall'Asia all'Europa prevale la cautela, dettata dal timore di restare invischiati nella crisi, anche alla luce degli avvertimenti rivolti da Teheran alla comunità internazionale, esortata ad "astenersi da qualsiasi azione che possa portare a un'escalation". All'indifferenza della Cina ha fatto da contraltare la Corea del Sud, l'unica ad aprire all'istanza americana sia pure limitandosi a esaminarla "con attenzione". Più freddo il tono del Giappone che ha subito ridimensionato le aspettative: una decisione del genere - ha fatto sapere Tokyo - richiederebbe "valutazioni approfondite" e "l'asticella è molto alta".

Bruxelles

Una riflessione che si fa strada anche a Bruxelles, dove si valuta l'ipotesi di rafforzare l'operazione navale europea Aspides nel mar Rosso, trovando tuttavia i Ventisette già divisi e una netta contrapposizione tra Parigi e Berlino. I Paesi colpiti dallo stop al petrolio "non solo si sono impegnati" a inviare navi, "ma ritengono che sia un'ottima iniziativa", ha azzardato Trump, chiamando in causa anche gli alleati europei senza, tuttavia, trovare l'eco sperata. Da Londra la linea resta prudente. Il governo britannico è "in contatto con gli alleati, Stati Uniti compresi" e sta valutando "tutte le opzioni possibili" per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, ha spiegato il ministro dell'Energia Ed Miliband, ribadendo che la rotta resta una "priorità". Per i dettagli operativi, però, è ancora presto. Parigi, invece, tace in pubblico ma si muove dietro le quinte con l'intenzione di rafforzare l'operazione navale dell'Ue dispiegata dal 2024 nel Mar Rosso per proteggere il traffico commerciale dagli attacchi degli Houthi. In queste ore i ministri degli Esteri europei stanno avendo un primo giro di tavolo su un possibile potenziamento dell'operazione, il cui comando navale è affidato all'Italia. A Bruxelles si ragiona su "diverse opzioni", tra cui il rafforzamento delle navi disponibili e sulla capacità di intercettare le minacce.

Tajani

Un'ipotesi accolta con favore dal vicepremier Antonio Tajani, che si è detto pronto a "rafforzare la missione per tutelare i commerci" italiani e continentali, pur mantenendo ferma la linea rossa di un coinvolgimento diretto a Hormuz. Una linea che dovrà però essere calibrata anche nei confronti di Washington. Il titolare della Farnesina incontrerà anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e non si esclude che l'olandese possa vedere anche Giorgia Meloni a margine del vertice europeo del 19 e 20 marzo, per fare il punto sull'impegno italiano nel campo della difesa. Con l'aggravarsi della crisi energetica, non viene esclusa del tutto l'ipotesi di fare un passo ulteriore e rivedere il mandato di Aspides per consentirle di operare anche a Hormuz. Una strategia che resta però delicata, con il rischio di trasformare un'operazione difensiva in un intervento attivo - con scorte ravvicinate o azioni dirette contro le minacce - finendo per trascinare l'Europa nel conflitto. I primi distinguo sono arrivati da Berlino. La missione navale "non è stata efficace" nemmeno "nel Mar Rosso", ha tagliato corto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, dicendosi "molto scettico" che un'estensione del raggio d'azione possa garantire maggiore sicurezza. Lo spostamento di parte delle navi appare più plausibile a cessate il fuoco avvenuto. Prima di allora, la formula percorribile potrebbe essere rappresentata da una missione internazionale - potenzialmente sotto l'egida dell'Onu - chiamata a garantire il libero transito delle navi.



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