Governo, il premier Draghi dice stop allo stato d’emergenza e al super green pass: dal 1° aprile

23 febbraio 2022, ore 19:20

Tutto quando sulla crisi ucraina il presidente del Consiglio ribadisce una posizione intransigente, sostenendo che “prevaricazioni e soprusi non devono essere tollerati”. E dal suo canto anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio conferma la linea dura

La notizia era nell’aria da giorni, ma si tratta di un cambio di fase rilevante e il presidente del Consiglio ne parla con enfasi, dal palco del Teatro del Maggio Musicale fiorentino: «Il nostro obiettivo è riaprire tutto, al più presto».


L’emergenza

Così dopo due anni dall’esplosione della pandemia Mario Draghi annuncia la fine dello stato di emergenza. Il sistema normativo che ha consentito i Dpcm e i decreti che hanno regolato la battaglia contro il Covid 19 e la campagna vaccinale guidata dal generale Figliuolo scadrà il 31 marzo e non sarà rinnovato. La solidità della ripresa dipende prima di tutto dalla capacità di superare le emergenze del momento, accelera il premier, e conferma che «la situazione epidemiologica è in forte miglioramento, grazie al successo della campagna vaccinale».


31 marzo

Il calo dei contagi consente al governo di «rimuovere le restrizioni residue alla vita di cittadini e imprese». Ed ecco la prima data chiave: «Voglio annunciare che è intenzione del governo non prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo. Da allora non sarà più in vigore il sistema delle zone colorate. Le scuole resteranno sempre aperte per tutti: saranno infatti eliminate le quarantene da contatto. Cesserà ovunque l’obbligo delle mascherine all’aperto, e quello delle mascherine FFP2 in classe. Metteremo gradualmente fine all’obbligo di utilizzo del certificato verde rafforzato, a partire dalle attività all’aperto – tra cui fiere, sport, feste e spettacoli. Continueremo a monitorare con attenzione la situazione pandemica, pronti a intervenire in caso di recrudescenze».


Di Maio

Tutto quando sulla crisi ucraina lo stesso presidente del Consiglio ribadisce una posizione intransigente, sostenendo che “prevaricazioni e soprusi non devono essere tollerati”. E dal suo canto anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio conferma la linea dura italiana. Difatti, interviene alle Camere e condanna la scelta di Putin di inviare nelle due repubbliche separatiste ucraine unità miliari, e dichiara che i margini per evitare la guerra si stanno riducendo di ora in ora. Ma non solo. Annuncia anche che non ci sarà alcun incontro bilaterale con i vertici russi, “finché non ci saranno segnali di allentamento della tensione”, sostenendo inoltre che in caso di nuove azioni militari potrebbero essere varate nuove sanzioni. Insomma, una linea di intransigenza che irrita il Cremlino: non a caso, Mosca fa sapere che la visita del premier italiano è un dossier ancora in fase di lavorazione, parole che in qualche modo smentiscono l’alt ai vertici bilaterali pronunciato dal responsabile della Farnesina. Il tutto mentre sulle sanzioni europee alla Russia la maggioranza continua a non essere compatta, con Lega e Fi che invocano di nuovo prudenza.

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Tags: Di Maio, Draghi, greenpass, Ucraina

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