Il Giro d’Italia in Irpinia, la ricostruzione dopo il terremoto

Il Giro d’Italia in Irpinia, la ricostruzione dopo il terremoto

Il Giro d’Italia in Irpinia, la ricostruzione dopo il terremoto


Durante la sesta tappa da Potenza a Napoli la corsa rosa ha attraversato le zone distrutte dal sisma 45 anni fa

Il 23 novembre del 1980 ‘la spina dorsale della terra si spaccò’ , così il cantante Vinicio Capossela, che aveva i genitori dell’Irpinia, descrisse il terremoto ne Il Paese dei Coppoloni.

IL TERREMOTO

L’apocalisse che investì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale e in maniera ridotta anche tutto il resto dell'Italia meridionale, sembra un passato lontano quando la Corsa Rosa entra dentro Lioni. Tantissima gente assiepata dietro le transenne, bimbi e anziani, nonostante la pioggia, attendono il passaggio dei ciclisti, che, quando arrivano, sfrecciano a 40 all’ora, tra palloncini rosa, bandierine e ombrelli colorati. Le case sfilano altrettanto velocemente davanti le telecamere dalle moto, dagli elicotteri e dalle macchine al seguito della sesta tappa del Giro d’Italia. Sono graziose, basse, alcune di un di un rosso scuro con stucchi più chiari, altre rosa antico, poi il bianco e il giallino, insomma, colore, vita e gioia per il passaggio dei campioni.

LIONI

45 anni fa, come un incubo che riaffiora quando appare Lioni nelle immagini (uno dei paesi più colpiti dalle scosse), il terremoto di magnitudo 6.9 devastò un area immensa. 2.735 morti, circa 9.000 feriti e oltre 394.000 senzatetto. Sei paesi completamente atterrati, il patrimonio edilizio di un’ampia area, dalle montagne alla pianura, gravemente colpito. Oltre 77.340 case distrutte, 275.260 gravemente danneggiate.

IL SILENZIO DISUMANO

«Questa luna di Lioni, alta nel cielo, dà ai volti dei vivi un pallore da morti. Il suo chiarore sulle macerie, sulle case squarciate, sulla polvere ancora riempie l’aria gelida del paese... Lioni appare disabitata. Scorgo ombre che si muovono in un silenzio disumano, incrinato a volte dai lamenti e dalle grida di quanti sono sepolti... “Dio, dove sei?”, reagisce guardando il cielo stellato una giovane donna. Il figlio, il marito, i genitori sono sotto le macerie». Così Ulderico Munzi raccontò sulle colonne del Corriere della Sera ciò che vide quando riuscì a raggiungere Lioni, dopo una nottata di cammino tra macerie e voragini.

IL ROSA DELLA CORSA

Oggi la Corsa Rosa è la cesura e la nemesi tra un passato drammatico e grigio e in presente di ricostruzione e speranze, di sport e gioco che sfreccia verso il futuro, con rispetto e consapevolezza. Le case di oggi risorte dalla polvere di ieri sono bellissime.


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