Il nostro mondo ha un profumo, viaggio nel pianeta delle essenze, dei ricordi e delle emozioni

14 novembre 2020, ore 15:37
di Angelo Baiguini

Quanto conta l’associazione che il nostro cervello riesce a fare tra un profumo e un ricordo piacevole? Molto, almeno per me.

Profumi e ricordi

Un gioco che mi piace fare - oltre allo shoes - watching, ma questo è un altro sport - è cercare di andare sempre più indietro con la memoria, cercando di associare un ricordo ad un profumo o ad un odore. Che ovviamente non sono la stessa cosa. Cominciamo da stamattina: bagno-doccia neutro. Deodorante (48 ore di protezione?) neutro. Ammorbidente per il maglioncino di cachemire, leggermente vanigliato con tracce di fumo delle sigarette che non ho ancora abbandonato. Su tutto Ambra, un profumo che è entrato e uscito dalla mia vita negli ultimi 10 anni, da quando me lo fece scoprire Gigi D’Alessio. Qui il viaggio nella memoria parte verso Napoli, città con grandi profumerie, passa per Roma e mi fa tornare naturalmente a Milano. Nella mia città adottiva ho sperimentato profumi all’alluminio, all’assenzio, al cuoio, alla rosa e patchouli mixati, ozonati, a Roma mi sono imbattuto in uno al profumo di mare e un Floreale-Legnoso-Muschiato lo acquistai invece per la prima volta a Bologna. Ma un profumo da uomo mai? Si ho usato Brut, Azzaro, Kouros, Pour un homme, Roma, One, Acque varie, ma era la preistoria.


Indietro nella memoria

Apriamo altri cassetti della memoria, per esempio, il profumo all’alluminio che “caldo e avvolgente esprime tutto l'aroma del metallo grazie al sentore di spezie, legno di sandalo e ambra grigia” mi porta indietro di 20 anni, a una stagione fatta di tante notti a lavorare, a viaggiare e di un certo pallore dato dalla scarsa esposizione ai raggi solari. Ah, all’epoca i miei capelli erano biondo platino! Bello? Non io, il periodo. Bellissimo! In questi giorni a Milano è riapparsa la nebbia, non ci vogliamo proprio far mancare niente. L’odore della nebbia mi riporta alla metà degli anni 80, sempre di notte, ma solo, a montare di guardia in una base missilistica nella bassa bresciana. Quella sì che era nebbia e, in questo caso, la memoria mi riporta al freddo che entrava nelle ossa e non se ne andava nemmeno dopo le ore di pausa passate a dormire sul calorifero. La mia amatissima nonna Angela era un’ottima cuoca ed ecco che riaffiora il profumo del coniglio arrosto ripassato nella panna, cotto sulla stufa che, ogni domenica mattina della mia infanzia, mi dava il buongiorno. Il profumo che sa di mare, scoperto a Roma a fine millennio, riappare magicamente nell’estate del 2019, quando, accompagnando un’amica a fare shopping me lo ritrovo davanti. Anche il profumo che sa di mare mi riporta alle estati dei primi anni 2000 passate a girare l’Italia in lungo e in largo, passando da una spiaggia e una piazza all’altra, travolto dall’entusiasmo di migliaia di persone festanti. Quanto ci siamo divertiti! E tornavamo a casa sempre con due o tre chili in meno. Adesso ogni volta che torno dal mare, torno con due o tre chili in più. Chissà perché? Adesso il profumo che sa di mare lo usa la mia amica. 
Il nostro mondo ha un profumo, viaggio nel pianeta delle essenze, dei ricordi e delle emozioni
Tags: emozioni, odori, passato, profumo, ricordi

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