Il Parlamento Europeo dopo le elezioni: cosa cambia

Il Parlamento Europeo dopo le elezioni: cosa cambia

Il Parlamento Europeo dopo le elezioni: cosa cambia Photo Credit: agenzia fotogramma


L’Italia è davvero isolata? Le percentuali all’Europarlamento: gli equilibri non sono poi tanto cambiati


I top job europei, ovvero le cariche di spicco delle istituzioni, devono rispondere a un equilibrio politico molto specifico di genere  e geografico. Tre donne e un uomo: Ursula von der Leyen Germania, Antonio Costa Portogallo, Kaja Callas Estonia, Roberta Metsola Malta. La rosa dei quattro corrisponde a questi criteri.

L'ESCLUSIONE DAI GIOCHI

Meloni ha vissuto la scelta delle nomine europee operata da Macron, Scholz, Sanchez e Tusk (rappresentanti dei principali partiti europei) come “conventio ad escludendum”, ritienendo iniquo non aver coinvolto l’Italia nella discussione. Da qui la scelta di astenersi sull’appoggio a Ursula von der Leyen e di opporsi alle altre cariche. L’obiettivo è quello di alzare la posta al fine di ottenere un incarico di peso, il 18 luglio all’Europarlamento si voterà per la nomina del presidente della Commissione. Von der Leyen ha bisogno della maggioranza dei voti (361) su 720. Il timore è che nonostante la presidente possa contare su attuali 399 preferenze, il 10/15% potrebbero essere disperse a causa dei franchi tiratori che fisiologicamente si sviluppano nel voto segreto. Meloni vuole un ruolo di peso per assicurare i suoi 24 voti, e potrebbe garantirli con il suo appoggio esterno alla maggioranza.

GLI EQUILIBRI EUROPEI

Il parlamento europeo, secondo le ultime elezioni, non si discosta poi tanto dalla composizione del 2019: attualmente la maggioranza di Popolari, Socialisti e Liberali è del 55,4% dei seggi, contro il 59,1 del 2019. L’arretramento netto dei Liberali è un po’ più contenuto dei Socialisti è compensato dalla crescita dei Popolari. La maggioranza di oggi non ha bisogno dei voti di Fratelli d’Italia, né di quelli di Le Pen, a prescindere dai risultati delle elezioni francesi. Inoltre la maggioranza potrà contare sull’appoggio del partito del premier slovacco Fico che ha già detto sì a von der Leyen, e su quello dei Verdi.


ECR: IL PARTITO DELLA MELONI

Il partito dei conservatori nel quale Fratelli d’Italia è inserito, potrebbe, inoltre, subire un piccolo terremoto interno. Mercoledì prossimo, 3 luglio, il PIS, partito del presidente polacco Mateus Morawiecki, deciderà se portare via i propri 20 eurodeputati da ECR per confluire in un nuovo gruppo in fase di costituzione. Questo Farebbe scalare il partito Conservatore dal terzo al sesto posto, dopo verdi e liberali, abbassando la forza contrattuale di Meloni nel gioco delle nomine.

L'EQUILIBRIO PRECARIO

Dunque, la premier ha scommesso sulle sue carte, gli osservatori invitano alla prudenza, nonostante le intemerate che arrivano da componenti della maggioranza italiana. I numeri sono chiari, nonostante ciò, l’amicizia che ha scandito il rapporto tra la Primo Ministro italiana e la presidente della Commissione europea potrebbe giocare a favore di Giorgia.


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