Il sangue degli architetti, il Commissario Veneruso alle prese con un nuovo caso: Diego Lama ci porta a scoprire il suo nuovo libro
Il sangue degli architetti, il Commissario Veneruso alle prese con un nuovo caso: Diego Lama ci porta a scoprire il suo nuovo libro Photo Credit: "Il sangue degli architetti" di Diego Lama, Mondadori
04 aprile 2026, ore 09:00
L’architettura si tinge di giallo, con una nuova indagine che porterà nuovi mal di testa allo scontroso Commissario, che dovrà venirne a capo con la sua scalcinata squadra di sottoposti
Il via al weekend corrisponde anche con il ritorno del consueto spazio dedicato al mondo dell’editoria. Le rubriche del fine settimana sono il momento perfetto per scoprire le principali novità in arrivo sugli scaffali delle librerie, con autori e autrici internazionali e italiani che si avvicendano senza sosta, offrendo sempre tanti interessanti spunti.
Se per quanto riguarda i nomi provenienti da oltre confine il nostro riferimento è la rubrica domenicale dedicata ai migliori libri da leggere del momento, per quanto concerne le produzioni italiane l’appuntamento è invece quello del sabato. Un momento in cui passano a trovarci gli addetti ai lavori, per raccontarci in prima persona i retroscena delle loro opere.
Come avvenuto nel caso di Giusy Sardella e del suo “L’amore malfatto” (Fazi Editore), o di Piergiorgio Pulixi e del suo “Il nido del corvo” (Feltrinelli). Oggi la lente d’ingrandimento va su “Il sangue degli architetti”, il libro di Diego Lama pubblicato da Mondadori che segna il ritorno sulle scene del Commissario Veneruso, già protagonista de “La collera di Napoli” (2015), “Sceneggiata di morte” (2016), “La settima notte di Veneruso” (2018), “Tutti si muore soli” (2021) e “Il mostro di Capri” (2022), tutti pubblicati da Mondadori.
IL SANGUE DEGLI ARCHITETTI, LA BELLE EPOQUE SI TINGE DI GIALLO
Ciao Diego, e benvenuto. Passo subito a te la palla per le presentazioni di rito: cosa troviamo nel tuo nuovo libro, "Il sangue degli architetti"?
“Ne “Il sangue degli architetti” troviamo l'Italia all’inizio della Belle Époque, a venti anni dall’Unità. Scopriamo un gruppo di architetti, ciascuno cultore di un diverso stile - Neogotico, Neoclassico, Floreale e Moderno - e ciascuno vittima delle sue idee. Incontriamo un gruppo di poliziotti del commissariato di piazza Dante, apparentemente scalcagnati ma in realtà molto capaci, e infine visitiamo una città ricca, colta e internazionale, Napoli, in piena trasformazione urbanistica e culturale. E poi c'è Veneruso, un disastro umano, intellettuale e sociale.”
L'architettura è protagonista nell'economia del racconto. E tu sei un architetto, oltre che scrittore. Casualità? Scherzi a parte, com'è stato inserire come perno principale delle vicende l'architettura?
“Essere architetto e scrittore sicuramente comporta dei travasi più o meno volontari da un mondo all’altro. In particolare, in questo romanzo mi sono divertito con la Composizione. La Composizione è una disciplina che appartiene a più arti, alla musica, alla pittura, alla scultura, alla danza, ma anche – soprattutto – all’architettura. In architettura si usano una trentina di dispositivi compositivi per “mettere assieme le parti, i pezzi”, parlo di simmetria, ritmo, contrasto ecc. Ne “Il sangue degli architetti” mi sono dunque divertito a utilizzare questi strumenti, piegandoli e trasformandoli in favore della narrativa. Il romanzo è venuto fuori così come un edificio diviso in piani, aree, spazi, scheletri segreti, strutture nascoste che solo il lettore più attento riuscirà a cogliere.”
È una storia che parla della città di Napoli e, tra verità storica e finzione narrativa, gravita intorno a temi come l'urbanizzazione e il progresso. Quanto lavoro di ricerca (e anche di costruzione finzionale) ti è stato necessario per far quadrare tutto?
“In questo caso non ho svolto alcun lavoro di ricerca. Tutte le informazioni sulle trasformazioni urbanistiche di Napoli avvenute dopo il colera del 1884 mi erano già note perché le avevo studiate – per molti anni – per mia passione personale e per motivi di studio universitario. In sintesi si racconta di come – dopo l’epidemia di colera che determinò, in più ondate, molte migliaia di morti e centinaia di migliaia di ammalati tra il 1884 e il 1887 – interi quartieri della città vennero smembrati e distrutti, assi urbani furono aperti nella città medievale, cancellando chiese e palazzi nobiliari, interi pezzi della città vennero sollevati per fare spazio alle fognature, nuovi quartieri furono incentivati a crescere o creati da zero (Vomero, Chiaia, Posillipo, Mergellina, la parte Orientale). In sintesi l’aspetto odierno di Napoli si deve sostanzialmente alle trasformazioni determinate dall’arrivo in città di un minuscolo ospite indesiderato: il vibrione del colera.”
GRAN DAFFARE PER IL COMMISSARIO VENERUSO IN PROSPETTIVA FUTURA
Con questo libro giallo si assiste al ritorno sulla scena di un personaggio con all'attivo altre cinque avventure, il Commissario Veneruso, che per l'occasione ha superato il traguardo dei dieci anni di "carriera editoriale". Com'è stato tornare a lavorare con lui? Alla fine era "fermo" dal 2022...
“Veneruso non si è mai fermato in questi anni, visto che sto lavorando alla serie Tv e dunque ho scritto molto per quest’altro fronte, tra soggetti, schemi, personaggi e tanto altro. Veneruso ormai è un compagno di vita, sempre di cattivo umore, imbufalito contro la vita e contro quasi tutti gli esseri umani, intimorito dalle donne, soprattutto se belle, e sempre ammalato di solitudine. L’opposto di quello che sono io (almeno credo, almeno spero!).”
La teatralità è sempre stata una caratteristica che contraddistingue la napoletanità. I tuoi personaggi potrebbero essere delle "maschere" teatrali?
“Veneruso rappresenta l’uomo dell’ottocento incapace di entrare nella modernità del nuovo secolo, per questo si oppone in tutti i modi combattendo contro il suo grande nemico, il Tempo. I suoi aiutanti rappresentano ciascuno un carattere, una forma di napoletanità: Serra, la voglia di vivere e di amare, Cuomo, la curiosità e la scienza, Polverino, la sciagura e la catastrofe, Esposito, la pigrizia e l’accidia, Rocco, l’intelligenza ma anche l’ignoranza, Girardi, la diversità e l’eleganza. Tutti gli altri personaggi collaterali sono maschere e rappresentano altro (questo rientra nel mio modo di trattare la narrativa come un progetto).”
Hai avuto qualche ispirazione particolare mentre lavoravi a questa storia?
“Tantissime. Impossibile elencarle qui.”
Se "Il sangue degli architetti" fosse una canzone, quale sarebbe?
“Sarebbe una canzone rock: quando scrivo di Veneruso ascolto musica molto forte (hard). Mi diverte creare contrasto tra le atmosfere ottocentesche che racconto e la musica che sento, e sono sicuro che parte di questa sonorità attraversa la membrana dell’inconscio e passa nella vita e nelle storie di Veneruso. Anche nel suo modo di parlare: anche lui ascolta musica rock (forse anche disco music).”
Il tuo nuovo libro è sugli scaffali delle librerie e nelle collezioni di chi ha scelto di calarsi nelle atmosfere che hai creato. Ora diamo uno sguardo al futuro (che tanto faceva storcere il naso al Commissario Veneruso): hai già nuovi progetti in cantiere pronti a prendere forma?
“Sto lavorando a un romanzo che non è un giallo, ma non so se vedrà mai la conclusione. E poi sto lavorando a Veneruso ma in veste di fiction, e anche qui spero di avere novità in futuro. E poi forse ci sarà un nuovo Veneruso…”
