Le due vite di Andrii Rosliuk, tra conflitti mondiali e personali senza perdere la speranza: Olivia Crosio ci porta dietro le quinte del suo libro

Le due vite di Andrii Rosliuk, tra conflitti mondiali e personali senza perdere la speranza: Olivia Crosio ci porta dietro le quinte del suo libro

Le due vite di Andrii Rosliuk, tra conflitti mondiali e personali senza perdere la speranza: Olivia Crosio ci porta dietro le quinte del suo libro   Photo Credit: "Le due vite di Andrii Rosliuk" di Olivia Crosio, Arkadia Editore


28 febbraio 2026, ore 09:00

Un conflitto tra due paesi, un conflitto di un ragazzo pieno di vita contro una malattia che attacca senza pietà: al centro lui, Andrii, pronto a combattere a suon di sogni nel cassetto

Apriamo il fine settimana con il consueto spazio dedicato al mondo dei libri, un appuntamento particolarmente atteso da tutti coloro che guardano con curiosità alle novità che arrivano con costanza e senza sosta sugli scaffali delle librerie.

Un focus che facciamo ad ampio raggio nella giornata di domenica, grazie alla rubrica dedicata ai migliori libri da leggere del weekend, e che ci porta settimanalmente a dare uno sguardo ravvicinato a un quartetto di titoli provenienti da tutto il mondo.

Il mercoledì e il sabato la lente d’ingrandimento aumenta il suo zoom per andare ad approfondire i dietro le quinte delle produzioni librarie, grazie al racconto degli autori e delle autrici che passano a trovarci su queste pagine. Qualcosa che è avvenuto, nell’ultima settimana, con “Cosa guardiamo stasera?” di Manlio Castagna (Rizzoli Illustrati) e “Le ottanta domande di Atena Ferraris” di Alice Basso (Garzanti), e che oggi ci porta a confrontarci con "Le due vite di Andrii Rosliuk" di Olivia Crosio, pubblicato da Arkadia Editore.

LE DUE VITE DI ANDRII ROSLIUK, UNA STORIA A BASE DI RESILIENZA E SPERANZA

Ciao Olivia, come faccio sempre lascio a te la parola per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo libro "Le due vite di Andrii Rosliuk"?

“Trovate una storia vera, narrata il più possibile con le parole stesse dei protagonisti, che sono Andrii e sua madre Nataliia. Le due vite di Andrii sono quella ucraina e quella italiana, perché all’inizio della guerra quattro anni fa Andrii, che era un informatico trentaquattrenne con mille interessi, tantissimi amici e una mente vulcanica, essendo affetto da una forma grave di leucemia si trova costretto a lasciare Dnipro per venirsi a curare in Italia, il paese dei suoi sogni. E lui ci vede subito, oltre che la maledizione della malattia, un’opportunità di viaggio. Inizia così la sua vita a Milano, insieme a sua madre che lo ha accompagnato. Andrii entra in cura a Niguarda. Avendo caratteri simili, madre e figlio battibeccano in continuazione, ma davanti alle avversità applicano entrambi il “metodo Rosliuk”, che consiste nel piangere se necessario, ma solo per un momento, e poi darsi da fare per trovare la luce anche quando sembra del tutto sparita.”

Com'è nata l'idea di scrivere questa storia? Come sei venuta a conoscenza della vita di Andrii?

“Ho conosciuto Andrii e Nataliia quando sono venuti a stare nella Domus Hospitalis dell’Opera Cardinal Ferrari (Onlus milanese che ospita un centro diurno per i senza dimora e due residenze, una per studenti e una convenzionata con gli ospedali). Io lì sono volontaria e un bel giorno in mensa si sono presentati loro, affabili e ansiosi di fare amicizia. Da quel momento abbiamo cominciato a seguire le loro peripezie, cercando di dare una mano anche se loro non chiedevano mai aiuto. Andrii aveva molta voglia di chiacchierare e, siccome si esprimeva in un buon inglese, con lui si parlava volentieri. Nataliia comunicava attraverso blinis, borsch e altre leccornie ucraine, che preparava nel suo cucinino e offriva a tutti. Quando la sua condizione si è aggravata, è stato lo stesso Andrii a chiedere a sua madre, se mai lui non ce l’avesse fatta, di scrivere questo libro con me perché, per usare le sue parole, “comunque vada a finire, sarà stato bellissimo”.”

Il libro è un racconto che vive al ritmo di un diario, quello che narra le due vite di Andrii: quella prima e quella dopo la scoperta della malattia. Quanto lavoro è stato necessario per mettere insieme tutti i pezzi?

“Il lavoro è stato immenso. Siamo partiti con 3 sedute fiume con Nataliia qui a Milano, aiutate da un’interprete, Ludmilla, che non finirò mai di ringraziare. Nataliia ci ha raccontato tutta la loro vita passata, e un sacco di aneddoti. Lei ricordava ad alta voce, Ludmilla traduceva e io prendevo nota al PC. Piangevamo, mangiavamo blinis, bevevamo il tè, loro parlavano e io scrivevo, e così via anche per sei ore filate. Solo che Andrii aveva richiesto una storia “non triste”, e Natalia in quei giorni era tristissima, perché stava aspettando le ceneri di suo figlio per tornare a Dnipro. Così le ho chiesto di farmi contattare dagli amici di Andrii sparsi per il mondo, chiedendo a ciascuno una cosa divertente che avevano fatto con lui. E mi sono arrivate delle email bellissime, grazie alle quali ho ricostruito un po’ dell’intensa vita sociale di Andrii prima di ammalarsi.”

Quella nella vita di Andrii è stata una duplice guerra. Quella del conflitto fisico con la Russia, cui ha assistito da spettatore distante, e quella personale contro il male che lo affliggeva. E la sua storia, indirettamente, è la storia (che silenziosamente urla) di tutti coloro che, come lui, erano in cura allo scoppio del conflitto e hanno dovuto affrontare vere e proprie odissee per riuscire ad avere una mano da giocare con il destino...

“Esatto. Insieme a loro alla Domus Hospitalis c’erano altre due ucraine, una mamma più o meno coetanea di Andrii e sua figlia di 10 anni, in cura all’Istituto dei Tumori, anche loro caricate su un autobus a Poltava con poche ore di preavviso e catapultate in Italia. Solo che le due “ragazze” non erano attrezzate caratterialmente per questa avventura, e hanno sofferto molto di più, faticando ad adattarsi. La guerra per tutti loro non era poi così lontana, perché avevano amici e parenti che la stavano combattendo. Quella contro la malattia, per Andrii è finita troppo presto e inaspettatamente, perché ormai eravamo sicuri che ce l’avesse fatta.”

DALL’UCRAINA ALL’ITALIA E RITORNO, UNA STORIA PRONTA A ESSERE RACCONTATA ANCHE IN PATRIA

Se dovessi individuarne uno, qual è stato l'aspetto più complicato nel lavorare a questo libro?

“È stato molto difficile per me sganciarmi dal tono tragico degli appunti che avevo preso ascoltando la voce di Nataliia e trovare una voce giusta, che potesse rivolgersi ai lettori senza appesantire il loro animo, e facendo invece sentire come la gioia di vivere possa prevalere anche nei momenti peggiori. Il tutto senza mancare di rispetto a chi, non avendo la grinta dei Rosliuk, affronta la disperazione con i mezzi che ha. Poi, per legare i vari racconti che mi sono arrivati e trasformare una nuda cronaca in una storia leggibile, ho dovuto un po’ romanzare, cercando di non esagerare. Perché la questione è questa: l’obiettivo è stato fin dall’inizio riuscire a creare abbastanza interesse per trovare un editore ucraino disposto a tradurre e pubblicare questa storia in Ucraina, in modo che i protagonisti la possano leggere nella loro lingua. Se mai ci riuscirò (e sì, sto lanciando un appello), Nataliia si accorgerà delle parti “inventate” e, anche se l’avevo avvisata che avrei dovuto inventare, non voglio che si senta tradita. Quindi ho romanzato solo il necessario.”

Cosa senti che ti lascia in eredità "Le due vite di Andrii Rosliuk"?

“Mi lascia l’amicizia con Nataliia e la gioia che sono riuscita a darle con questo libro, del quale lei è entusiasta. A fine marzo verrà in Italia e le abbiamo organizzato due presentazioni, una a Milano e una a Piacenza. Non vedo l’ora. Nataliia sta anche preparando un breve video che verrà trasmesso da TV 2000, dove andrò a presentare il libro. La seconda cosa me l’ha lasciata Andrii, che era nato a dieci giorni di distanza dal mio figlio maggiore. I due si sono conosciuti e hanno chiacchierato per un’intera serata. Il destino di Andrii mi ha fatto capire quanto siamo fortunati. Calarmi nei panni di sua madre per me non è stato difficile: avevamo due famiglie parallele.”

Questa è una domanda-gioco classica che faccio sempre, e che questa volta, vista la passione di Andrii, assume un doppio valore (e una doppia responsabilità per te): se il libro fosse una canzone, quale sarebbe?

“Posso rispondere l’Inno alla gioia di Beethoven? Una musica incalzante, come l’entusiasmo di Andrii per la vita. Chi leggerà la sua storia vedrà di quante follie era capace anche da malato. Pianificava di fermarsi a Milano: aveva trovato lavoro e stava cercando casa. Era una locomotiva. Vogliamo tirare in ballo anche Francesco Guccini?”

Questo libro sarà stato sicuramente un lavoro sfiancante, emotivamente parlando. Ci sono nuovi progetti a cui lavorerai (o su cui ti piacerebbe cimentarti) nel prossimo futuro?

“Sì. Dato che le traduzioni letterarie, che sono il mio lavoro principale, mi arrivano sempre più raramente, scrivo tanto e ho già iniziato un romanzone sulla storia di mia nonna, che durante la Seconda Guerra Mondiale ha fatto una cosa immensa, di cui non mi aveva parlato se non pochissimo e che sono dovuta andare a riscoprire negli archivi storici milanesi. Un altro lavoraccio, ma affascinante.”


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