Le pagelle della crisi di governo, chi ha vinto e chi ha perso nella giornata della fiducia al Senato

20 gennaio 2021, ore 10:59 , agg. alle 11:59

Lo scontro tra Conte e Renzi si è concluso, il governo fermo a 156 voti ne esce indebolito

Giuseppe Conte al Senato, come era prevedibile, non ha raggiunto la maggioranza assoluta. Si è fermato alla maggioranza relativa con 156 voti a favore, cioè, tecnicamente, pochi voti in più rispetto all’opposizione. L’obbiettivo, quindi, sarà quello, nei prossimi giorni di trovare altre forze, intese come voti, per arrivare a quota 161, il numero che permetterebbe di dormire sonni tranquilli. Cerchiamo di capire cosa è accaduto dalle prospettive dei protagonisti. Ecco le pagelle.


Giuseppe Conte

Voto: 6 politico. Il risultato di ieri, per Giuseppe Conte, è stato interlocutorio, soprattutto perché il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva chiesto una soluzione più stabile. Nel pomeriggio di ieri, Conte, che ha passato buona parte del dibattito parlamentare attaccato al telefono per cercare di convincere via messaggio gli indecisi, ha addirittura paventato che sotto una certa soglia sarebbe salito al Quirinale per dimettersi. Questo verbo non aveva mai fatto la propria comparsa in nessun minuto della crisi di governo. Il premier ha ripetuto quanto detto alla Camera. "Serve una politica per i cittadini altrimenti il rischio è la rabbia", ha detto. Si è fermato a 156 voti e si è dato due settimane per allargare la maggioranza.


Matteo Renzi

Voto: 5 meno. Matteo Renzi ha perso. La decisione di far dimettere due ministri e un sottosegretario non ha creato lo sconquasso che, probabilmente, si immaginava. Ieri ha detto, in aula al Senato, che quando si fa politica si può anche rinunciare a una poltrona non a un’idea, e si augura che Conte metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita un mercato indecoroso. I voti in sostituzione dei 18 senatori di Italia Viva non sono arrivati, ma il governo galleggia. Le previsioni dell’ex presidente del Consiglio sono state disattese, al momento, su tutta la linea. Come mai? Accordi non rispettati? Strategia sbagliata? Difficile dare una risposta. Strano che Renzi si sia buttato in questa operazione senza prevederne ogni sfaccettatura. L’uomo è si “di pancia”, ma non è un kamikaze. Forse, per darlo fuori dai giochi, bisognerà aspettare qualche settimana. O forse, no.


Partito Democratico

Voto: 5. Il Pd non è entusiasta della soluzione che è arrivata, ma, al momento non ci sono alternative. Zingaretti ha detto che “non si può far passare tutto e che la strada è stretta” e che ieri si è evitato un salto nel buoi. I democratici, però, stanno risalendo nei sondaggi, pur in questo periodo complicato e la strada, se i numeri salgono, tornerà ad allargarsi. Anche perché, in proiezione futura, il Pd non può permettersi di buttare in mare i Cinque Stelle.


Il Movimento Cinque stelle

Voto: 5 e mezzo. Matteo Renzi ha, di fatto, ricompattato i Cinque Stelle. Tutti si sono stretti intorno a Giuseppe Conte. Il pensiero comune è che non ci sia logica in questa crisi. Il pensiero reale è anche quello secondo il quale, se si andasse alle urne, in pochissimi tra chi siede al Senato o alla Camera rientrerebbe in Parlamento. Il voto d'incoraggiamento del M5S sarebbe un 4 se ci fossimo fermati all'intervento del senatore Cioffi: parlando della fiducia ha tirato fuori il ciclo del glucosio.  


Il centrodestra

Voto: 6 e mezzo. L'opposizione ha fatto l'opposizione. La crisi è stata tutta roba dell'altro schieramento. Da Salvini alla Meloni, a Forza Italia, il centrodestra compatto è andato all'attacco del premier Conte e di quella che è stata chiamata “operazione volenterosi” per il consolidamento della maggioranza al Senato. "Ancora una volta - dice l'opposizione - il presidente del consiglio ha raccontato al Parlamento un Paese che non esiste, cercando di mascherare una cinica operazione di trasformismo con una operazione politica. Il centrodestra è al lavoro per costruire l'alternativa".


Il Var del Senato

Voto: 7 e mezzo. Mancava che il presidente del Senato, Casellati avesse fatto il gesto degli arbitri che chiedono di rivedere un'azione e la giornata sarebbe stata perfetta. Il senatore Ciampolillo durante il voto di fiducia a palazzo Madama non ha risposto alle prime due chiamate, ma sul filo di lana, quando la presidente aveva già chiuso le votazioni ha chiesto di poter esprimere il suo voto. Casellati ha deciso di fermare tutto e ricorrere alla registrazione della seduta prima di decidere se riaprire o meno il voto. Risultato dopo venti minuti. Sì al voto di Ciampolillo e sì a quello di Nencini, altro ritardatario e tutti negli spogliatoi. 




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